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La metodica follia di Salvini e la separazione consensuale con Meloni

La candidatura della presidente del Senato serve a certificare la non autosufficienza del centrodestra per eleggere il capo dello Stato. A quel punto Salvini potrebbe tornare a votare con la maggioranza insieme a Pd, 5Stelle e Fi
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C’è del metodo nella follia di Salvini, e quella che può apparire come una schizofrenia politica incontrollata è in realtà controllatissima e dettata dalla necessità di tenere in piedi due cose inconciliabili: da un lato la “coalizione” di governo e dell’altro la coalizione politica di centrodestra. Ma per il leader leghista è pressoché impossibile far quadrare il cerchio.

E così il sacrificio di Elisabetta Casellati, la seconda carica dello Stato, è servito a velocizzare la reunion della coalizione che sostiene Draghi, a tutto discapito della tenuta del centrodestra. E non è certo un mistero che Meloni sperasse da tempo che Salvini bussasse alla porta di Letta e Conte. La partita della leader di Fratelli d’Italia a questo punto è chiara: cercare di spingere Salvini verso Pd e 5Stelle per consolidare il ruolo di Fdi come opposizione unica al governo. L’ideale, sempre per Meloni, sarebbe infatti che Salvini, Letta e Conte decidessero di portare al Colle Mario Draghi, ovvero il candidato che più di ogni altro accorcerebbe la distanza temporale dalle prossime elezioni. E anche il suo sì alla candidatura kamikaze di Casellati è servito proprio a questo: a mostrare plasticamente la non autonomia politica del centrodestra, a certificarne l’incapacità di eleggere un candidato di area.

E bruciando il candidato più autorevole – parliamo del presidente del Senato – il liberi tutti nel centrodestra a questo punto è del tutto legittimo e senza particolari conseguenze politiche per la colazione. Insomma, una separazione consensuale con riconciliazione già programmata per le prossime elezioni. E a ben vedere il problema è tutto di Salvini che dovrà gestire il prossimo anno di campagna elettorale da una posizione di governo (caro bollette e misure anticovid incluse) con una Meloni scatenata all’opposizione.

Insomma, Salvini non ha poi molte strade e in fin dei conti sta ripetendo lo schema che seguì dopo le elezioni del 2018, quando, dopo aver provato vari esperimenti per governare con Fi e FdI, decise di percorrere la strada dell’alleanza di governo con i 5stelle. E il centrosinistra? Ecco, al momento una coalizione di centrosinistra semplicemente non esiste perché accanto al Pd non c’è un Movimento ma almeno due (quello di Conte e quello di Di Maio), ognuno dei quali impegnato nella propria personalissima partita. E così a Letta non rimane altro che attendere le mosse del centrodestra e giocare di sponda.

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