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Colle, quarta fumata nera. Sale Mattarella con 166 voti, 56 a Di Matteo

Il centrodestra si astiene, 261 schede bianche. Quinta votazione domani alle 11
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Ancora fumata nera nel quarto scrutinio per l’elezione del Presidente della Repubblica. Il Capo dello Stato in carica, Sergio Mattarella, ha ottenuto 166 voti, 56 per il pm Nino Di Matteo. Su 981 presenti, gli astenuti sono stati 441, le schede bianche 261, le nulle 5, i voti dispersi 20. Oltre a Mattarella e Di Matteo, hanno ottenuto voti Manconi 8; Cartabia 6; Draghi 5; Amato 4; Casini 3; Baldini, Belloni e Bersani 2.

La quinta votazione per l’elezione del presidente della Repubblica si svolgerà domani alle ore 11. Quindi non si procederà alla doppia votazione, come era stato suggerito da alcuni esponenti politici ieri e oggi. Per decidere sull’eventuale variazione dell’organizzazione, passando al doppio scrutinio quotidiano, si devono pronunciare i presidenti di Camera e Senato, riunendo le conferenze dei capigruppo congiuntamente.

Intanto continuano, sotto traccia, i contatti tra le forze politiche per una soluzione comune. Sullo sfondo, malgrado la contrarietà espressa in più occasioni ad una soluzione del genere dal diretto interessato, c’è ancora l’ipotesi di un Mattarella bis, alla luce peraltro dei 166 voti raccolti dal capo dello Stato uscente. Ieri l’attuale inquilino del Quirinale ne aveva raccolti 125. In campo restano sempre i nomi del premier, Mario Draghi, e del giudice costituzionale, Giuliano Amato, senza dimenticare Elisabetta Belloni e Sabino Cassese, entrambi sponsorizzati dal centrodestra, in particolare da Fratelli d’Italia.

Le indiscrezioni danno in calo i consensi per Pier Ferdinando Casini, che non sarebbe gradito dal segretario della Lega, Matteo Salvini. «Con Elisabetta Belloni ci ho lavorato assieme, è un profilo alto, ma non giochiamo a bruciare nomi e soprattutto non spacchiamo la maggioranza di governo», le parole del ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale ed esponente del Movimento cinque stelle, Luigi Di Maio. Un nome, quello di Belloni, che piacerebbe pure ai pentastellati, ma che non starebbe incontrando l’apprezzamento da parte dei centristi, da Forza Italia ad Italia viva, passando per Coraggio Italia, e che non susciterebbe grandi entusiasmi anche in ambienti del Pd, dubbiosi in particolar modo sull’opportunità di eleggere al Colle una personalità che svolge già ora una funzione di garanzia in qualità di direttore generale del Dipartimento per le informazioni per la sicurezza (Dis).

Nelle ultime ore, poi, sarebbero in ascesa le quotazioni di Paola Severino, presidente della Scuola nazionale dell’amministrazione (Sna). Di «nomi tirati lì senza alcuna discussione politica», parla il leader di Iv, Matteo Renzi, mentre continuano gli appelli un pò da tutti i partiti affinché domani possano svolgersi due votazioni e non una sola, come previsto fino a questo momento. Possibile, comunque, che nelle prossime ore – complice la nuova riunione del centrodestra in programma questa sera – il rebus venga finalmente sciolto, alla vigilia del quinto scrutinio, con un’indicazione il più possibile condivisa da tutti gli attori in gioco.

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