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Procuratori: i ricchissimi imperatori del calcio globale

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Secondo Canovi, tra i primi procuratori sportivi italiani, la professione è cambiata. Antonio Conte ritiene che «la figura dell'agente è divenuta centrale»
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Se alcuni campioni del pallone – si pensi a Zlatan Ibrahimovic, Leo Messi, Cristiano Ronaldo e Gianluigi Donnarumma – vengono definiti i “Re Mida del calcio” in una pregevole inchiesta giornalistica di Roberto Galullo e Angelo Mincuzzi per le l’abilità nel far fruttare gli ingaggi ultramilionari, gli agenti che li assistono nei trasferimenti da un club all’altro sono i nuovi “Imperatori” dello sport più popolare del mondo. Tra questi spicca il portoghese Jorge Mendes. Appese precocemente le scarpette al chiodo, Mendes incomincia a dedicarsi alla gestione dei calciatori come un vero e proprio businessman. Le sue doti gli consentono di avere un ascendente particolare sulle società con cui entra in contatto.

Jorge Mendes, da Mourinho a Cancelo

Dal 2018 è riuscito a guadagnare somme stratosferiche: 150 milioni di euro nella gestione, per esempio, di CR7, dell’allenatore della Roma José Mourinho, di Gennaro Gattuso, Angel Di Maria, Joao Cancelo e Pepe. Le commissioni incassate nel 2020 hanno superato i 90 milioni di euro. La scuderia di Mendes, che si piazza terzo nella classifica di Forbes degli agenti sportivi più ricchi del pianeta, conta circa 150 calciatori. Negli anni Mendes e gli altri “Imperatori” – tra questi pure Mino Raiola – hanno accresciuto il potere contrattuale dei loro clienti. Uno strapotere che li pone in una posizione in grado di condizionare i progetti delle società sportive e gli obiettivi da raggiungere nelle varie competizioni. Ciò anche per la presenza di una normativa poco coerente, per non dire assurda, come dicono alcuni esperti, che consente agli agenti di assistere le tre parti del contratto: il giocatore, il club che vende e il club che acquisita. Qualcosa, però, sta cambiando.

Canovi e Caliendo, i primi procuratori sportivi in Italia

Dario Canovi è stato con Antonio Caliendo uno dei primi agenti sportivi in Italia. Ha assistito ben 14 campioni del mondo della spedizione di Spagna ’82, come Bruno Conti, Fulvio Collovati, Giuseppe Dossena e Franco Selvaggi. «La parola agente – dice al Dubbio l’avvocato Canovi – è sinonimo di procuratore. All’inizio si usava la parola procuratore più spesso. L’agente, in passato, vale la pena evidenziarlo, non procurava il lavoro dello sportivo. Io e Antonio Caliendo siamo stati i primi agenti nel calcio e quando abbiamo iniziato, di fatto, facevamo solamente i consulenti, gli assistenti dei calciatori». Altri tempi. Altri approcci e, soprattutto, meno soldi. «La professione di agente sportivo – evidenzia Canovi è cambiata notevolmente. Potrei dire che si è capovolta. La nostra fortuna dipendeva dal fatto se assistevamo bene i calciatori. All’inizio la nostra professione era eticamente più sana, nel senso che dovevamo avere un rapporto costruttivo con le società di calcio, il datore di lavoro dello sportivo. Abbiamo sempre cercato di mediare tra le richieste dei calciatori e quelle che erano le possibilità delle società. Il nostro fine era assistere al meglio i nostri clienti. Anni fa non esisteva il regolamento della professione dell’agente sportivo».

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Canovi ha iniziato per caso. «Ero avvocato – racconta – dell’Associazione calciatori e mi sono ritrovato una professione addosso, senza accorgermene, nei tempi che hanno portato ad una serie di interventi per regolare i rapporti tra i calciatori e le società. Ho vissuto in prima persona eventi importanti, che hanno cambiato il volto dello sport e del calcio. Penso anche alla nascita dell’associazione nazionale calciatori con Sergio Campana». Quando si è intuito che la professione di agente avrebbe potuto far fruttare fiumi di denaro, le cose sono radicalmente cambiate. «I cambiamenti – aggiunge Canovi con ripercussioni negative nel calcio si sono avuti con quel gentiluomo, uso questo termine ironicamente, di Joseph Blatter, quando guidava la Fifa. Blatter capì che i mediatori, vale a dire coloro che avevano in mano i calciatori e i contatti con i club più importanti, potevano guadagnare tanto e sempre di più».

Dal calcio scommesse al riciclaggio

La Fifa per prima ha organizzato l’esame per conseguire il titolo di agente della Federazione internazionale calcio. Figura che non esiste più da quindici anni. La deregulation che ne derivò puntava, per ragioni personali dettate da chi all’epoca era a capo del calcio mondiale, a stravolgere il raggio d’azione degli agenti sportivi. Iniziarono da quel momento a muoversi diversi personaggi, senza che venissero valutate le effettive competenze. Tra questi alcuni soggetti implicati in vicende di calcio-scommesse e riciclaggio.

«Qualcuno – commenta Canovi – intuì che il calcio era diventato un grosso business. Sono nati dei fondi specializzati solo per il calcio. Jorge Mendes, già quando giocava, iniziò a muoversi come un uomo d’affari, diventando amico di tanti grandi club. Era lo stesso modo con cui si muoveva Paco Casal in Uruguay. Si prendevano giocatori giovanissimi, si prestavano alle squadre o venivano dati in comproprietà e si ottenevano guadagni dalla rivendita. Ci sono molti presidenti presenti nel business del calcio non ufficialmente, magari attraverso figli, nipoti. Certe storture derivano, a mio avviso, da una assurdità giuridica. Per cedere un calciatore ci sono tre parti nel contratto: la società che acquista, la società che vende e il giocatore. L’agente può essere contemporaneamente il rappresentante delle tre le parti ed essere pagato da tutte e tre. In passato non avveniva questo» .

Procuratori, parla Antonio Conte

La figura dell’agente sportivo, secondo l’avvocato Antonio Conte, esperto di Diritto sportivo ed ex presidente del Coa di Roma, «indubitabilmente è divenuta centrale, soprattutto dopo le importanti modifiche legislative degli ultimi tre anni e in particolare il Decreto Legge n. 37 del 28 febbraio 2021, adottato in attuazione dell’articolo 6 della legge n. 86 dell’8 agosto 2019, ove si è disciplinata la figura dell’agente sportivo e la sua attività». «Tale normativa – sottolinea – ha portato anche ad un ampliamento del perimetro di azione degli agenti stessi e dei possibili soggetti rappresentabili». Agenti sportivi sempre più potenti? «Più che di potere – prosegue Conte – parlerei di ruolo. Oggi l’agente sportivo è divenuto fondamentale nell’ambito sportivo, in primis nel mondo del calcio. Per questo è importantissima la massima qualificazione della prestazione professionale che richiede di superare severi e articolati esami abilitativi».

Un tema sempre più attuale è quello degli «agenti domiciliati». «È un’altra questione normativa – spiega Conte – oggetto di modifiche recentissime da parte della Commissione agenti sportivi del Coni, che ho l’onore di presiedere, ratificate poi dalla Giunta del Coni stesso. L’agente domiciliato è colui il quale, in assenza di titolo extra-nazionale equipollente, può svolgere comunque un’attività e un’opera professionale in Italia, domiciliandosi presso un agente ordinario che ne risponde giuridicamente in solido dell’operato» afferma Conte.

«La ratio dell’istituto della domiciliazione è quella di permettere all’agente sportivo extracomunitario, o comunitario senza titolo equipollente, di operare al fianco e con gli stessi diritti dell’agente sportivo italiano e/o stabilito. Tale norma, soprattutto per quanto riguarda il mondo del calcio, ha suscitato polemiche e dibattiti, perché un utilizzo strumentale della stessa aveva evidenziato dei vulnus che poteva aprire la strada all’aggiramento dell’obbligo da parte di coloro che intendessero non sostenere gli esami di abilitazione prima innanzi al Coni e poi alla Figc. Le nuove norme di integrazione e tutela, varate dal Coni lo scorso mese di dicembre, hanno colmato lacune interpretative che dovrebbero superare definitivamente questa pregressa fase patologica dalla quale sono nate inevitabili problematiche che oggi si auspicano superate».

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