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Anna Frank, trovato l’uomo che la tradì: fu un notaio ebreo

A 75 anni di distanza, un team coordinato dall’Fbi statunitense sembra finalmente aver svelato il mistero e individuato il delatore più celebre della Seconda guerra mondiale
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È stato uno dei “cold case” più misteriosi della storia recente che per decenni ha impegnato i ricercatori senza che ne venissero a capo: chi nel 1944 consegnò Anna Frank alla Gestapo di Amsterdam destinandola alla morte nel campo di sterminio di Bergen Belsen?

In principio venne accusato un magazziniere con precedenti per furto che viveva nello stesso quartiere del nascondiglio, Willem van Maaren, ma nessun ex membro della Gestapo ha mai confermato la sua identità e l’uomo fu scagionato. Poi venne il turno di Lena Hartog-van-Bladeren, che lavorava come donna delle pulizie nel magazzino “Opekta e Gies & Co” di proprietà di van Maaren ma gli storici hanno scagionato anche lei. Allo stesso modo della n nota collaborazionista. Ans van Dijk che rivelò ai nazisti l’identità e i nascondigli di almeno duecento ebrei olandesi.

Ora, a 75 anni di distanza dalla scomparsa della giovane martire del nazismo, un team coordinato dall’Fbi statunitense sembra finalmente aver svelato il mistero e individuato il delatore più celebre della Seconda guerra mondiale: si tratterebbe di Arnold van der Bergh un notaio ebreo vicino di casa della donna che nascondeva Anna e altri quattro membri della sua famiglia; van der Bergh era un noto esponente della comunità ebraica della città olandese, esponente di spicco del Jewish Council di Amsterdam. L’organismo venne coptato dai nazisti che in cambio delle delazioni promettevano immunità. Il notaio denunciò Anna e i suoi cari per mero interesse, ovvero per evitare la deportazione di campi di sterminio tanto che continuò a vivere tranquillamente nel centro Amsterdam fino al 1950 anno in cui morì per cause naturali.

Le conclusioni dell’inchiesta durata cinque anni sono state raccolte nel volume Het verraad van Anne Frank, (Chi ha tradito Anna Frank) pubblicato da HarperCollins France e dovrebbero mettere la parola fine sull’identità del “traditore”. O quasi, perché come spiegano gli autori: «Poiché naturalmente non ci sono immagini né è stato possibile lavorare sul Dna bisogna fare affidamento su prove circostanziali: la sicurezza al 100% non potremo mai averla, ma credo che ci avviciniamo all’85%».La prova maestra delle indagini guidate dall’agente del Fbi Vince Pankoke assieme al videomaker olandese Thijs Bayens, e allo storico e giornalista Pieter van Twisk, durante le quali sono state esaminate centinaia di migliaia di documenti in otto paesi e ascoltate una settantina persone, è rappresentata dalla copia di una lettera anonima ricevuta dal padre di Anna Frank, Otto, nel 1946 e nella quale viene menzionato il nome del notaio, deceduto nel 1950.

La lettera è stata ritrovata tra gli archivi di un ufficiale di polizia e spiegava che il nascondiglio segreto della famiglia Frank era stato rivelato da un uomo chiamato Arnold van den Bergh; un uomo che aveva dato ai nazisti anche un’altra serie d’indirizzi e preziose liste di nomi. Il fatto che non si tratti di un documento originale lascia spazio ancora ad alcuni dubbi.Anna Frank visse nascosta assieme ad altre quattro persone in una casa di Amsterdam al numero 263 di Prinsengrachttrat tra il 1942 e il 1944. Nell’agosto di quell’anno, il nascondiglio venne rivelato ai nazisti. La famiglia fu deportata prima a Birkenau- Aushwitz e successivamente a Bergen Belsen. Solo il padre Otto sopravvisse all’internamento e fu proprio lui che decise di rendere pubblico il toccante diario in cui la figlia raccontava le vita nell’alloggio segreto.

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