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Il principe Harry fa causa al Governo britannico: vuole la scorta

principe Harry
Il ministero dell'Interno, nei mesi scorsi aveva detto no alla richiesta, assicurandogli la protezione necessaria ma non una scorta extra
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Ancora bufere nella famiglia reale britannica. Stavolta a tornare in scena è il principe Harry, secondogenito dell’erede al trono Carlo e alter ego della compianta madre Diana che, dopo lo strappo dalla dinastia e il traumatico trasferimento negli Usa con la consorte Meghan, ha avviato un’azione legale contro le stesse autorità del Regno Unito: obiettivo, ottenere la garanzia di una tutela speciale della polizia alla sua famiglia, in occasione di futuri soggiorni in patria, ma pagandosela di tasca propria.

Il duca di Sussex ha chiamato in causa l’Home Office, ossia il ministero dell’Interno, che nei mesi scorsi aveva detto no alla richiesta, assicurandogli la protezione necessaria ma non una scorta extra ad hoc e contestando di fatto come irrituale la pretesa di pagare privatamente la forza pubblica. Di qui la scelta del principe ribelle di rivolgersi all’Alta Corte di Londra con un ricorso presentato in effetti dai suoi avvocati a settembre, ma reso pubblico dall’interessato solo ieri a margine d’una nuova intervista alla tv americana.

Harry ha perduto il diritto al servizio di tutela permanente accordato oltre Manica a carico dei contribuenti ai reali di più alto rango in seguito alla decisione spontanea di rinunciare allo status di membro senior del casato e sottrarsi agli impegni ufficiali ordinari di rappresentanza per cercare maggiore «libertà» e «autonomia finanziaria» in California (dove con Meghan ha avviato frattanto attività private che sono valse loro contratti milionari).

Dall’altra parte dell’Oceano egli si è peraltro finanziato la protezione di una scorta privata destinata a blindarne «la privacy», oltre che a difenderlo da ogni potenziale minaccia assieme alla moglie, al figlio primogenito Archie e alla neonata Lilibet Diana, venuta alla luce dopo il trasloco nel nuovo mondo. Una scorta che tuttavia, per motivi legali, non può portarsi dietro in patria, quando rientra. E la cui assenza lo preoccupa in particolare in vista di futuri viaggi sull’isola: come quello che secondo i media ha in animo di fare per partecipare alle celebrazioni del Giubileo di Platino dei 70 anni sul trono di sua nonna, la quasi 96enne regina Elisabetta II, destinanti a toccare il clou nel giugno prossimo, proprio quando la piccola Lilibet, che Elisabetta non ha finora mai potuto vedere di persona, compirà un anno. La domanda di riesame giudiziario è stata avanzata in seguito ad un incidente denunciato a Londra nel luglio 2021, durante l’ultima visita del duca in Gran Bretagna, quando la sua auto fu inseguita dai fotografi – un po’ come quella della madre prima del tragico incidente che nel 1997 costò la vita a Lady D a Parigi – mentre lasciava un evento di beneficenza.

«Il principe Harry – ha sottolineato del resto un suo legale – ha ereditato rischi per la sicurezza alla nascita, e per tutta la vita. Rimane sesto in linea di successione al trono, ha servito in due missioni di combattimento in Afghanistan e negli ultimi anni la sua famiglia è stata sottoposta a ben documentate minacce neonaziste ed estremiste. Il Regno Unito – prosegue – sarà sempre la casa del principe, un Paese in cui vuole che sua moglie e i suoi figli siano al sicuro; ma in mancanza di protezione della polizia il rischio personale è troppo grande».

Ora la palla passa ai giudici. E, come che vada, per i Windsor si prospetta una nuova occasione d’imbarazzo. Non solo sullo sfondo delle tensioni scatenate dall’autoesilio dei Sussex, tutt’altro che appianate soprattutto nelle relazioni fra il principe cadetto sia con il padre Carlo, sia con il fratello maggiore William, futuri re. Ma anche e soprattutto sulla scia della vicenda – ben più grave – che sta travolgendo in queste settimane il principe Andrea, terzogenito e già figlio prediletto di Sua Maestà la regina: ripudiato ora dalla Royal Family per il sospetto coinvolgimento nello scandalo sessuale legato al giro di sfruttamento vip di ragazze giovani e giovanissime messo su in anni passati dal suo amico e defunto faccendiere americano Jeffrey Epstein

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