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Prestipino, ritorno “alle origini”: farà di nuovo il procuratore aggiunto

Prestipino
La terza e quinta commissione del Csm, riunitesi in seduta congiunta, hanno deliberato il ritorno di Prestipino nel ruolo di procuratore aggiunto di Roma
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Michele Prestipino torna ufficialmente al suo ruolo di aggiunto alla procura di Roma. A deciderlo, ieri, la terza e la quinta commissione del Csm, che in riunione congiunta hanno dato seguito all’emendamento alla proposta di nomina di Francesco Lo Voi – poi scelto come nuovo procuratore della Capitale – che prevedeva la trasmissione del fascicolo per la sua riassegnazione. Prestipino, dunque, affiancherà ora il nuovo procuratore di Piazzale Clodio, dopo aver retto l’ufficio giudiziario per quasi tre anni.

Una nomina, quella dell’ex numero due di Giuseppe Pignatone, giudicata illegittima dalla giustizia amministrativa e dalla Cassazione, che hanno dato ragione a Lo Voi e Marcello Viola, attuale procuratore generale di Firenze, i cui profili erano risultati ingiustamente recessivi rispetto al suo. La decisione arriva nel mentre la quinta Commissione ha deciso di proporre al plenum di dare mandato all’avvocatura dello Stato per resistere in giudizio nell’ambito dei ricorsi al Tar del Lazio presentati da Giancarlo Cirielli e Nicola Maiorano (nel cui caso si sono astenuti dal voto i togati Sebastiano Ardita e il presidente Antonio D’Amato), che hanno chiesto l’annullamento della delibera del 6 ottobre scorso, con la quale il pm Sergio Colaiocco, è stato nominato procuratore aggiunto a Roma.

Cirielli contesta, tra le altre cose, il ribaltamento della decisione con la quale il suo profilo era stato ritenuto prevalente rispetto a quello di Colaiocco in occasione della nomina del procuratore di Rieti, pur «essendo rimaste invariate le circostanze di fatto ed il quadro normativo di riferimento». Ma non solo, a tenere banco sono ancora una volta le chat con Luca Palamara: secondo Cirielli, infatti, il Consiglio non avrebbe verificato «la sussistenza delle condizioni di indipendenza, imparzialità e equilibrio in capo al dott. Colaiocco», alla luce delle conversazioni con l’ex leader dell’Anm, dalle quali sarebbe emersa «un’autopromozione dovuta alla comune militanza correntizia dei magistrati, oltre che un asservimento del dott. Colaiocco ai desiderata del sistema delle dalla corrente, tanto che, sottolinea il ricorrente, il dott. Colaiocco, ritirò la propria candidatura per il posto di Procuratore aggiunto di Roma, auspicando una futura ricompensa in altre procedure concorsuali». Argomenti respinti dalla V Commissione, secondo cui le conversazioni in questione erano già state valutate come irrilevanti.

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