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Addio bollettini e tamponi, la svolta spagnola sul Covid che piace ai virologi

Prostituzione
Bassetti e Gismondo invitano l'Italia a seguire il modello della Spagna, dove il premier ha annunciato di voler trattare il Covid come una normale influenza per tornare a una vita "normale"
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La Spagna si sta preparando a gestire il Covid come una normale influenza «e non vedo grosse differenze tra quel paese e l’Italia. Dobbiamo cercare di cambiare la testa dichi ci governa soprattutto nell’ambito della ministero della Salute con meno teoria e più pratica. Anche l’Italia è pronta a svoltare da pandemia a endemia. Ci sono però troppe leggi, leggine, lacci e lacciuoli, che ci stanno complicando la vita in maniera impressionate. L’Italia con un cambio di passo segua il modello spagnolo». A dirlo è Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive all’ospedale San Martino di Genova, dopo l’annuncio del premier spagnolo Pedro Sanchez, il quale propone la questione a livello europeo: basta tracciare e confinare chiunque risulti positivo al tampone.

Secondo Sanchez infatti, sulla base dello scarto tra numero di contagi e decessi, si stanno creando le condizioni per passare da un quadro di «pandemia» a uno di «malattia endemica» come è appunto l’influenza stagionale. «Abbiamo quasi il 90% degli italiani che sono vaccinati (82%) o guariti dall’infezione, e in questi giorni con l’aumento imponente dei contagi più e più persone si stanno proteggendo anche in maniera naturale dall’infezione – ricorda Bassetti – Siamo quindi vicino all’immunità di gregge. Dobbiamo finire di fare alcune cose che andavano bene un anno fa ma oggi non vanno bene più: il report giornaliero dei contagi che francamente non fa altro che mettere ansia a chi lo legge; non ha più senso tamponare gli asintomatici, concentriamoci su chi ha i sintomi come si fa con l’influenza; classifichiamo come casi Covid solo chi ha una polmonite, ascoltando i medici; corriamo con le terze dosi; mettiamo l’obbligo vaccinale – suggerisce l’infettivologo – per chi ancora non si è immunizzato perché sono queste le persone che affollano gli ospedali; ma poi occorre avere una visione diversa, avvantaggiare i vaccinati rispetto ai non immunizzati intervenendo sulla durata delle quarantene».

D’accordo anche la microbiologa Maria Rita Gismondo, che invita a guardare al piano della Spagna. «Un modello di convivenza con il virus che, come dico da tempo, avremmo dovuto cominciare a pianificare anche noi», sottolinea all’Adnkronos la direttrice del Laboratorio di microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell’ospedale Sacco di Milano. Mentre in Italia «purtroppo viviamo ancora in un isterismo che deve finire. E soprattutto deve finire questo “tamponificio” che non serve a nulla e ci sta facendo sprecare tante risorse economiche e umane che potrebbero essere investite diversamente». Se l’intenzione della Spagna è di «proporre un progetto da discutere a livello Ue per una condivisione almeno nell’area europea – dice l’esperta – credo che sia davvero arrivato il tempo di metterlo in atto, perché abbiamo capito che questo virus resterà con noi per tanti anni o forse per sempre, e perché oggi abbiamo i mezzi per convivere con Sars-CoV-2 minimizzandone il più possibile i danni: armi come ivaccini, soprattutto, ma anche come i nuovi farmaci antivirali». Considerando inoltre che «la tendenza è verso una sostituzione della variante Delta con la Omicron, molto contagiosa ma con una patogenicità inferiore ormai acclarata», secondo Gismondo «abbiamo tutti gli elementi per poter pensare di gestire Covid-19, così come ha spiegato il premier spagnolo, come un’influenza stagionale. Malattia che certamente non è da sottovalutare, specie per le persone fragili – tiene a precisare – ma che non è un’emergenza».

Intanto Donato Greco, infettivologo e membro del Cts, fa sapere che «sarebbe un’ottima idea far diventare settimanale il bollettino dei contagi Covid, mi sembrerebbe naturale farlo. Noi del Cts stiamo discutendo del parlarne col governo».  Mentre il sottosegretario al ministero della Salute, Andrea Costa, dice: «Sicuramente l’obiettivo è convivere con il virus, ma una convivenza che non produca più decessi e ricoveri, soprattutto in terapia intensiva. E per arrivare a questa convivenza bisogna aumentare la platea di vaccinati». Nel 2022 ci libereremo del virus? «Penso di sì, dobbiamo mettere in evidenza che la scienza sta continuando a studiare ogni giorno quindi in futuro potremmo avere a disposizione nuovi strumenti per combattere la pandemia».

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