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La “partita” del Colle rischia di congelare pensioni, Csm e fisco

Colle
Sulla scrivania di Draghi c'è tanta carne al fuoco. Ma la corsa per il Colle rischia di rimandare decisioni importanti, come la riforma del Csm
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Le concessioni per le spiagge, la riforma del Csm. Ma anche il fisco, con il dibattito pronto a incendiarsi sul catasto, e le pensioni, con i sindacati che aspettano di riprendere la discussione per superare la legge Fornero: sono diversi e tutti spinosi i dossier che aspettano la larga maggioranza del governo Draghi con la ripresa delle attività. E che rischiano di essere congelati dalla corsa al Colle, che partirà tra appena due settimane.

In Aula ci sarà giusto il tempo di approvare il decreto di fine novembre che ha introdotto il Super green pass: le norme nel frattempo sono già profondamente cambiate, con gli ultimi tre decreti Covid, varati tra Natale e la Befana, che estendono il cosiddetto 2G a quasi tutte le attività e introducono l’obbligo vaccinale. Alcuni potrebbero essere unificati anche perché a stretto giro dovrebbe arrivare l’ulteriore decreto con i ristori e ci sarà da esaminare, dopo la decisione sul successore di Sergio Mattarella, anche il decreto Milleproroghe. Ma ancora non ci sono decisioni su come comporre il puzzle.

In settimana si dovrebbe capire qualcosa di più, anche alla luce del contagio che via via sta coinvolgendo pure gli uffici legislativi dei partiti. Sarebbe questa, peraltro, una delle cause dello slittamento della delega fiscale: i partiti hanno chiesto più tempo per preparare gli emendamenti, spostati da lunedì a venerdì 14 gennaio, ma questo rallenterà anche l’avvio del voto in commissione Finanze alla Camera, inizialmente previsto dal 18. Certo, il rischio di spaccature nella maggioranza è altissimo perché, soprattutto sul catasto, centrodestra e centrosinistra sono agli antipodi. Ma i partiti sono distanti anche sui regimi sostitutivi, come la flat tax o la cedolare secca, che pure sono menzionati nella delega, o sulla revisione dell’Iva. Sembra difficile, quindi, che si possa davvero iniziare a votare su una materia così complessa proprio a ridosso della partita del Quirinale, che richiederà ogni sforzo di mediazione per trovare una soluzione condivisa.

Una prima prova di convergenze, a livello parlamentare, si tenterà intanto mercoledì quando le due commissioni Bilancio hanno in programma il voto per selezionare i 10 candidati al rinnovo dell’Upb, in stand by da due anni non solo causa Covid. Nel frattempo i partiti potrebbero essere chiamati a esprimersi sul Consiglio superiore della magistratura: il disegno di legge di riforma è fermo al Senato in attesa degli emendamenti preparati da Marta Cartabia. Il pacchetto è pronto, la ministra lo avrebbe detto anche in Cdm, ma non è detto che servirà un passaggio formale in Consiglio dei ministri così come accaduto per sbloccare le riforma della giustizia civile e penale. Il tempo stringe, però, perché una volta approvata la riforma dal Parlamento anche il Csm dovrà fare delle modifiche regolamentari, prima del rinnovo previsto a fine giugno.

Ancora da definire anche la riforma delle concessioni balneari: la partita è in mano al ministro del Turismo, Massimo Garavaglia, che insieme al ministro Giancarlo Giorgetti ha aperto a inizio gennaio il tavolo con le categorie che dovrà produrre «in tempi brevi» un testo «condiviso», che vada in direzione dell’apertura a gare e concorrenza in linea con la direttiva Bolkestein salvaguardando però le imprese del settore e gli investimenti. L’idea era quella di arrivare a una intesa entro metà gennaio. Difficile però che si traduca in norme prima della scelta del nuovo presidente della Repubblica.

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