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«Non solo regole e leggi, il diritto si fonda anche sul patto tra i cittadini»

Parla Tommaso Greco, ordinario di Filosofia del diritto nel Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Pisa
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Il diritto mette in correlazione le persone in un rapporto di fiducia reciproca. Concepire il diritto solo come uno strumento coercitivo, che trova la massima espressione nella sanzione, significherebbe attribuirgli soltanto una dimensione verticale. Secondo il professor Tommaso Greco, ordinario di Filosofia del diritto nel Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Pisa, occorre dare rilevanza anche alla cosiddetta dimensione orizzontale, relazionale, fondamentale per la convivenza civile. Le dimensioni verticale ed orizzontale del diritto sono il filo conduttore dell’ultimo libro di Greco, “La legge della fiducia. Alle radici del diritto” ( Laterza, pp. 192, Euro 14).

Professor Greco, la pandemia ed il vaccino stanno cambiando la società con posizioni contrapposte. Come interviene il diritto per cercare ordine e pace?

Il diritto interviene in questa fase come è sempre intervenuto. Solo che, in questo particolare momento, si è reso più evidente che esso non può intervenire solo attraverso il suo lato sanzionatorio, quello che io chiamo il lato “verticale”. Il diritto conta sempre, innanzitutto, sulla collaborazione e cooperazione dei cittadini; quando non può farlo, e deve inasprire il suo aspetto coercitivo, vuol dire che c’è qualcosa che non va, o in termini di giustizia delle norme o in termini di mancata corrispondenza tra il precetto e i valori sociali. Quel che è parso più evidente in questo periodo è che i cittadini, quando sono chiamati a rispettare le regole, sono sempre chiamati a fare ( o non fare) qualcosa a qualcun altro. Ancora prima del rapporto con lo Stato, è importante quello che facciamo agli altri, ai nostri simili, a coloro con cui siamo in relazione. Il diritto in questo caso ha mostrato in maniera più evidente tale caratteristica “orizzontale” e relazionale, un lato che è sempre presente, ma che spesso tendiamo a trascurare perché ci concentriamo sul lato sanzionatorio e coercitivo.

Perché la dimensione orizzontale del diritto, alla quale lei dedica la sua attenzione, viene spesso tralasciata?

In effetti, l’aspetto relazionale nel diritto è stato piuttosto trascurato sia sul piano della teoria e della scienza giuridica sia sul piano dell’opinione diffusa. Siamo cresciuti con l’idea che il diritto sia sostanzialmente un comando dotato di sanzione e io rintraccio le origini di questo paradigma nel pensiero di Machiavelli e nel suo suggerimento ai legislatori di trattare sempre gli uomini come se fossero rei. È prevalsa un’idea del diritto che fa perno sull’immagine dei Tribunali, dei giudici, degli avvocati, delle forze di polizia, delle carceri e degli agenti di polizia penitenziaria. Credo, invece, che vada evidenziato l’aspetto primario della norma e cioè il comportamento che ne è oggetto, e che ci mette in relazione con gli altri: coloro che ci devono qualcosa e ai quali noi dobbiamo qualche cosa. È un invito a realizzare una rotazione del nostro sguardo, passando da uno sguardo verso l’alto ( lo Stato che ci sovrasta) ad uno sguardo verso l’altro. Questo non vuol dire togliere importanza al lato verticale, che è assolutamente essenziale per la garanzia ultima dei diritti. Quando ci sono gravi e ingiustificati inadempimenti, o addirittura soprusi e violenze, il diritto non può non intervenire con la sua forza coercitiva. Però, questo è un momento secondario da un punto di vista logico e cronologico. Prima di tutto ci sono gli obblighi che ognuno ha nei confronti delle altre persone.

Le questioni legate al vaccino hanno rafforzato l’idea della natura intimidatoria della legge?

C’è il rischio che l’obbligo vaccinale esalti di nuovo un’idea coercitiva del diritto. Come se esso servisse solo per costringere le persone a fare ciò che esse non vogliono fare spontaneamente, e non invece a indirizzare i comportamenti stabilendo diritti e doveri reciproci. Ma proprio qui emerge un paradosso: persino in questo caso, il diritto non può fare a meno della cooperazione dei cittadini. Anche l’obbligo vaccinale, nel momento in cui il diritto mostra il suo lato coercitivo, conta innanzitutto sul fatto che adesso le persone sentano in maniera più cogente quell’obbligo che prima non sentivano come tale. In altre parole, se è vero che la minaccia della sanzione verticalizza il rapporto con la norma, è altrettanto vero che l’obbligo ora stabilito è pur sempre un qualcosa che dobbiamo a noi stessi e agli altri. Dico questo, senza entrare nel merito della giustificazione o meno dell’obbligo stesso.

In questo contesto prende corpo il tema della fiducia. La fiducia verso la medicina e la scienza. La fiducia verso il diritto per regolare una serie di situazioni. Cosa ne pensa?

Il momento è stato ed è delicato per il diritto, perché gli si è rimproverata talora mancanza di elasticità, talora troppa incertezza, vaghezza, produzione di norme complicate. Questa è certamente una delle considerazioni che si possono fare. Va aggiunto però che proprio il modo in cui sono state concepite ha fatto sì che le norme riuscissero a regolare in maniera adeguata i nostri comportamenti in una situazione di emergenza. Vedo, in questo, un atteggiamento fiduciario nei confronti dei cittadini e anche di coloro che sono stati chiamati a vigilare sull’applicazione delle norme. Tutti siamo stati chiamati a mettere in gioco la nostra responsabilità, e penso che ciò abbia pagato anche in termini di fiducia dei cittadini verso le istituzioni. Una fiducia che, nella maggioranza dei casi, è possibile constatare pure nei confronti dei medici e della scienza. Anche se fanno più notizia i casi di contestazione, nella maggioranza dei casi c’è stato un grande affidamento nei confronti di chi si prendeva cura della nostra salute. Forse qualche errore lo si è fatto sul piano della comunicazione. Se c’è un’altra cosa che abbiamo imparato in questi anni è che anche la scienza ha le sue incertezze e procede per tentativi. Non mi pare però che questo sia un motivo per negarle la nostra fiducia.

 

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