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Papa Francesco: «Nei momenti lieti e tristi affidiamoci a Dio»

Il Papa nell'Angelus ha detto di invitare Dio «nella nostra vita, soprattutto nelle zone oscure e raccontiamogli senza paura anche i problemi sociali ed ecclesiali del nostro tempo e quelli personali più brutti»
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«Nei momenti lieti e in quelli tristi affidiamoci a Dio che è nostra forza e speranza, invitandolo a venire nella nostra realtà». Con queste parole Papa Francesco ha concluso l’Angelus, rinnovando gli auguri di buon anno «nella pace e nel bene di Dio».

«Parliamo a Gesù delle nostre vicende concrete. Invitiamolo ufficialmente nella nostra vita, soprattutto nelle zone oscure, nelle nostre “stalle interiori”». Ha detto Papa Francesco. «E raccontiamogli senza paura anche i problemi sociali ed ecclesiali delnostro tempo, perché Dio ama abitare tra di noi. La Madre di Dio, nella quale il Verbo si è fatto carne, ci aiuti a coltivare un’intimità maggiore con il Signore».

«In questi giorni natalizi ci farà bene accogliere il Signore proprio lì – ha affermato il Pontefice – Come? Ad esempio sostando davanti al presepe, perché esso mostra Gesù che viene ad abitare tutta la nostra vita concreta, ordinaria, dove non va tutto bene, ci sono tanti problemi: i pastori che lavorano duramente, Erode che minaccia gli innocenti, una grande povertà».

«Spesso ci teniamo a distanza da Dio perché pensiamo di non essere degni di Lui per altri motivi», ha detto ancora nel corso dell’ Angelus. «Ma il Natale ci invita a vedere le cose dal suo punto di vista. Dio desidera incarnarsi- Se il tuo cuore ti sembra troppo inquinato dal male, disordinato, non chiuderti, non avere paura. Pensa alla stalla di Betlemme. Gesù è nato lì, in quella povertà, per dirti che non teme certo di visitare il tuo cuore, di abitare una vita trasandata. Abitare. È il verbo usato oggi dal Vangelo: esprime una condivisione totale, una grande intimità. Questo Dio vuole».

«Di fronte alla nostra fragilità, il Signore non si tira indietro», ha aggiunto Papa Francesco. «Non rimane nella sua eternità beata e nella sua luce infinita, ma si fa vicino, si fa carne, si cala nelle tenebre, abita terre a Lui estranee. Lo fa perché non si rassegna al fatto che noi possiamo smarrirci andando lontani da Lui, lontani dall’eternità, lontani dalla luce. Ecco l’opera di Dio: venire in mezzo a noi. Se noi ci riteniamo indegni, questo non lo ferma. Se lo rifiutiamo, non si stanca di cercarci. Se non siamo pronti e ben disposti ad accoglierlo, preferisce comunque venire».

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