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Carceri, il 2022 inizia con un suicidio e un’evasione

Antigone
Il primo suicidio del 2022 nella Casa Circondariale di Salerno e un'evasione in quella di Vercelli. Lo ha reso noto Gennarino De Fazio segretario della Uilpa Polizia Penitenziaria
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Il 2022 è iniziato in modo drammatico per il mondo delle carceri italiane. Dopo gli oltre 50 suicidi del 2021 c’è stato un primo suicidio nella Casa Circondariale di Salerno e un’evasione in quella di Vercelli. Le notizie sono state diffuse da Gennarino De Fazio, Segretario Generale della Uilpa Polizia Penitenziaria. «Se chi ben incomincia è a metà dell’opera, avremmo davvero voluto iniziare in altro modo questo 2022 che non commentando un’ennesima evasione e un nuovo suicidio nelle nostre carceri. E invece il nuovo anno inizia così come si è chiuso il precedente, non dissimile da quello ancora antecedente e così via», dichiara De Fazio. Il segretario della Uilpa Polizia Penitenziaria punta l’indice sul sistema penitenziario: «L’evasione di un detenuto dal carcere di Vercelli della scorsa notte, avvenuta per quanto si apprende nel più classico dei modi, con il taglio delle sbarre della finestra della cella (perché di celle e non di altro si tratta), unitamente al suicidio di Salerno, segna l’ulteriore conferma del totale fallimento nel perseguimento della sua mission del sistema penitenziario, ma anche – riteniamo – dell’intero apparato d’esecuzione penale».

De Fazio poi rincara: «Due evasioni si potrebbe dire, una dal penitenziario e un’altra, molto più tragica, dalla stessa vita di chi evidentemente non ha retto alle brutture di un carcere che non solo non assolve alle funzioni dettate dalla Carta costituzionale, ma che – al di là di quello che è ormai molto vicino a mostrarsi come becero chiacchiericcio di politici e governanti – non è neanche lontanamente nelle condizioni di poterlo fare. Come si possono immaginare e conciliare trattamento, rieducazione e sicurezza in assenza di provveditori regionali, di direttori di carcere, di comandanti della Polizia penitenziaria, con carenze organiche di migliaia di unità in tutte le figure professionali e che raggiungono le 18mila nel Corpo di polizia penitenziaria? Noi pensiamo che non sia neppure utopia, perché a quest’ultima comunque si può credere (serve a far camminare l’uomo, sosteneva Eduardo Galeano). In verità, abbiamo il forte sospetto che nessuno o quasi possa realmente pensare che l’attuale sistema carcerario sia in grado di puntare a realizzare ciò che la Costituzione vorrebbe».

La disamina della situazione fatta dal segretario della Uilpa Polizia penitenziaria è molto dura: «E, se possibile, ciò che ancor di più preoccupa in un quadro già di per sé desolante, è la circostanza che non si intravedono reali prospettive evolutive, se non improbabili palliativi. Non riforme complessive e unitarie, ma al massimo qualche toppa destinata probabilmente ad aprire nuove falle, come per esempio quelle ipotizzate dalla Commissione per l’innovazione del sistema penitenziario presieduta dal professor Ruotolo e voluta dalla Ministra Cartabia; non assunzioni straordinarie, se si pensa che la legge di bilancio appena varata dal Parlamento, a fronte di 18mila carenze nella Polizia penitenziaria, ha previsto un fondo utile per circa 44 (dicesi quarantaquattro!) assunzioni aggiuntive nel 2022 da ripartire fra tutte le forze di polizia e i vigili del fuoco  e, complessivamente, circa 2.300 in undici anni: in media 42 all’anno fino al 2032 per ogni Corpo».

E Gennarino Di Fazio continua: «Anche noi, pertanto, e ce ne rendiamo conto, apriamo questo 2022 come avevamo chiuso il 2021 e chiediamo nuovamente alla Ministra della Giustizia Cartabia e al Presidente del Consiglio Draghi di dare un senso di coerenza alle loro rispettive dichiarazioni concernenti la necessità di migliorare le condizioni del sistema carcerario e di aprire immediatamente un confronto organico che consenta da un lato di adottare misure immediate ed emergenziali, dall’altro di attuare riforme strutturali non più rinviabili. Non sarebbero più credibili se, magari a breve, qualcuno di loro ripetesse le stesse parole da altri e più importanti scranni».

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