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Rinascita Scott, il no dei giudici: «Pittelli resti in carcere»

Pittelli
Respinto il ricorso contro la decisione del Tribunale di Vibo Valentia di rispedire in carcere l’ex deputato di Forza Italia dopo la lettera-appello a Mara Carfagna
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Il Tribunale del Riesame di Catanzaro ha respinto il ricorso degli avvocati Guido Contestabile e Salvatore Staiano contro la decisione del Tribunale collegiale di Vibo Valentia di rispedire in carcere l’ex deputato di Forza Italia, Giancarlo Pittelli, imputato nel maxiprocesso Rinascita Scott.

Pittelli resta quindi in carcere per aver violato gli arresti domiciliari, per aver spedito, l’8 ottobre scorso, una lettera alla ministra e compagna di partito Mara Carfagna chiedendole di aiutarlo e, consapevole di violare le disposizioni degli arresti domiciliari che impediscono ogni comunicazione con l’esterno, nella lettera aveva invitato il ministro a telefonargli sul numero della moglie.

Quanto è bastato al tribunale di Vibo – venuto a conoscenza della missiva dalla Dda di Catanzaro che l’ha ricevuta dall’Ispettorato di pubblica sicurezza di Palazzo Chigi – per aggravare la misura nei confronti di Pittelli che anche per il tribunale del Riesame deve restare in carcere al fine di non influire sul regolare svolgimento del processo in corso. «Le comunicazioni verso l’esterno – si legge nella decisione – sono naturalmente tracciabili», quelle dai domiciliari, «non precedute da autorizzazione, sfuggono a qualsiasi possibilità, anche astratta, di controllo».

Sul caso si era sollevato un polverone mediatico, con la dura presa di posizione di alcuni esponenti politici – tra cui Vittorio Sgarbi, che ha parlato di «tortura» – e di parte dell’avvocatura. Con i penalisti in prima fila, e il leader dell’Ucpi Gian Domenico Caiazza che denunciava l’accanimento giudiziario nei confronti di Pittelli: «Difficile pensare che questa durezza così sproporzionata e reiterata, questa tempesta perfetta che sembra voler annientare e distruggere un uomo prima ancora dell’accertamento delle sue ipotizzate responsabilità, sia indifferente al ruolo simbolico che, sventuratamente, egli si trova ad interpretare. E quando la giustizia penale abbandona il terreno suo naturale del giudizio sui fatti e sulle responsabilità, per lasciare spazio al valore simbolico ed esemplare dei suoi atti, essa apre la strada alle ingiustizie più feroci».

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