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«Per il decreto Covid il carcere non è un luogo chiuso né sovraffollato»

Così il decreto festività ignora i detenuti: niente green pass per utenza e visitatori e niente mascherine Ffp2 (obbligatorie in tutti i luoghi a rischio assembramento)
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Il nuovo decreto, approvato il 23 dicembre dal Cdm per fermare la risalita dei contagi da Covid- 19 nel nostro Paese, introduce nuove norme e restrizioni. Una su tutte, l’obbligo di mascherina Ffp2 (quelle più performanti in termini di protezione dal coronavirus) per chiunque — vaccinati compresi, ovviamente — nei luoghi a rischio assembramento o dove comunque è prevista un’altra concentrazione di persone. Ebbene, tra i luoghi chiusi e sovraffollati, non compare il carcere.

«Niente green pass per utenza e visitatori, niente mascherine Ffp2 obbligatorie. Insomma, niente di niente!», denuncia Gennarino De Fazio, Segretario Generale della Uilpa Polizia Penitenziaria. Il sindacalista fa notare che dal testo pubblicato in gazzetta ufficiale, si evince che il decreto festività non considera affatto le carceri. «Tutto ciò è inaccettabile – incalza De Fazio –, la Polizia penitenziaria, per la quale neppure la legge di bilancio che sta per essere definitivamente varata dalla Camera dei Deputati prevede alcunché di significativo e specifico, non può essere considerata carne da macello. Qualcuno ci dovrebbe spiegare perché si impongono le mascherine Ffp2 obbligatorie un po’ ovunque nei luoghi chiusi, ma non nelle carceri. Mettendo da parte per una volta il politically correct, noi un’idea ce l’abbiamo: pensiamo che sia un problema di logistica e di costi economici, atteso che a quel punto il governo dovrebbe renderle disponibili gratuitamente».

Il segretario della Uilpa fa notare che l’utenza carceraria e i visitatori non hanno obbligo alcuno, neanche del green pass “semplice”. Ricorda che il sovraffollamento continua a crescere e raggiunge punte del 194% a Brescia Canton Mombello, del 187% a Brindisi e del 165% a Busto Arsizio, solo per fornire alcuni dati. «D’altro canto – sottolinea De Fazio -, è ovvio che i detenuti non possano costantemente indossare dispositivi di protezione delle vie respiratorie, non foss’altro per nutrirsi. A fare le spese di ciò, come quasi sempre accade, sono gli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria e gli altri operatori che, evidentemente, secondo il governo, se vorranno proteggersi dal contagio, dovranno acquistare in proprio le mascherine Ffp2, non solo vanificando gli effetti dei rinnovi contrattuali appena ottenuti, ma togliendo anche dell’altro all’esiguo stipendio».

Il segretario della Uilpa spera che si tratti di una distrazione o di una errata valutazione e quindi auspica che l’Esecutivo, il presidente Draghi e i ministri Speranza e Cartabia ci ripensino e corrano immediatamente ai ripari. «In caso contrario – conclude De Fazio –, nelle carceri potrebbe compiersi un ulteriore disastro, di cui dovrebbero assumersi interamente le responsabilità».

Ricordiamo che le mascherine Ffp2 fanno parte delle mascherine Ffp (“filtering face piece particles”: facciale filtrante delle particelle) e proteggono sia chi le indossa, sia gli altri. I numeri indicano la suddivisione nelle classi di protezione (Ffp2) e ( Ffp3), a seconda della loro efficacia filtrante. Come spiega l’Istituto Superiore di Sanità, le Ffp2 hanno un alto potere filtrante: non consentono la trasmissione di microrganismi (sia virus che batteri) alle persone che si trovano nei pressi di chi indossa la mascherina e all’ambiente, ma proteggono anche chi le indossa dal rischio di essere infettati. Vengono usate da medici e operatori sanitari che devono assistere in maniera diretta pazienti Covid e più in generale sono consigliate a chiunque si trovi in una situazione ad alto rischio. Quale? Uno spazio chiuso, un assembramento. È lapalissiano dire che il carcere rientra a pieno titolo.

 

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