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Crosetto: «Il suicidio di Burzi? La giustizia deve cambiare, le toghe rinuncino al potere»

GUIDO CROSETTO
Guido Crosetto replica al pg di Torino dopo il suicidio dell'ex consigliere Angelo Burzi: «Uno Stato, in ogni suo organo e quindi anche la magistratura, deve avere rispetto delle persone, anche dei colpevoli»
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Guido Crosetto, chiamato in causa dal procuratore Francesco Saluzzo dopo i fatti che hanno riguardato Angelo Burzi, spiega che «il punto è che uno Stato, in ogni suo organo e quindi anche la magistratura, deve avere rispetto delle persone, anche dei colpevoli» e che «gli unici a poter cambiare le cose sono i magistrati, ma garantismo significa guadagnare rispetto e perdere potere e non vedo molto interesse da parte loro a farlo così come non penso esista una politica con la forza e il coraggio di farlo».

Come risponde al procuratore Saluzzo che ha difeso l’operato della Procura nel caso Burzi?

Non c’era bisogno di difendere la Procura, nessuno l’ha attaccata, perché il tema, dopo un gesto così, non è capire se la procura ha sbagliato o meno, anche perché lo stesso tribunale con Burzi ha avuto due giudizi diversi, assolto in primo grado e condannato in secondo. Ma il fatto che lui si sentisse un innocente non è difficile da capire, tanto più che un tribunale lo aveva dichiarato innocente. Questo dimostra che se lo stesso tribunale sullo stesso fatto dà giudizi diversi non stiamo parlando di un reato definito.

Nel caso di Burzi parliamo del cosiddetto scandalo rimborsopoli, che dopo la condanna lo ha portato a compiere un gesto estremo per difendere la propria dignità.

Rimborsopoli, e la situazione di Burzi è esemplare, ha riguardato spese fatte dai gruppi consiliari considerate legittime sia dai regolamenti interni della regione, tanto è che i consiglieri portavano gli scontrini per farsi rimborsare, sia dai controlli della Corte dei conti. Con Burzi parliamo di scontrini per pranzi, tutti in giorni di lavoro, nemmeno una cena, considerati legittimi da tutti. E quindi lui sentiva il peso di una condanna che non capiva, anche perché non si capacitava di essere condannato e giudicato come altre persone che avevano utilizzato quei fondi per comprare oggetti o altro. Inoltre ha visto archiviate le posizioni di persone che avevano spese simili alle sue.

Il procuratore Saluzzo ha scritto che «non c’è niente di più lontano dal vero che sostenere che la procura ordinaria e quella generale avrebbero trattato situazioni identiche in modo differente a seconda del diverso colore politico». Cosa risponde?

Che la crisi di Burzi e la sua depressione derivassero da un comportamento incomprensibile della Magistratura non è un giudizio mio o di parte, ma corrisponde a quello che si è visto non in questo caso ma in molti casi, in Italia. La reazione del procuratore mi è sembrata strana per questo motivo ma non ho chiamato in causa lo stesso procuratore o la procura tutta: ho evidenziato una serie di segnali che in una persona con quella vicenda potevano avere un effetto dirompente, come purtroppo poi è stato.

Come ha giudicato le reazioni arrivate dagli addetti ai lavori?

Penso che la vicenda sia un fatto su cui riflettere, non sul quale creare vendette. Lo stesso Burzi stesso ha sempre riconosciuto a molti magistrati, serietà, senso dello Stato, uniformità di giudizio e rigore morale. Ma non mi pare che le prime reazioni siano state di riflessione, a partire da quella di Marco Travaglio. Si dice che la magistratura non sbagli mai, quando abbiamo centinaia di esempi in cui la magistratura sbaglia. Il punto è che uno Stato, in ogni suo organo e quindi anche la magistratura, deve avere rispetto delle persone, anche dei colpevoli. Ci dividiamo in squadre e dovremmo smetterla. Travaglio non è uno stupido: dire che ci sono magistrati che andrebbero portati in palmo di mano come esempio di virtù e altri che amministrano la giustizia come fosse un modo per fare una guerra politica significa semplicemente fare una fotografia di ciò che accade tutti i giorni.

Cos’è che non va nel nostro sistema giudiziario, in riferimento a questo caso?

Nessuno attacca la magistratura tout court. Ma non si può tollerare un modo di condurre le indagini e amministrare la giustizia che spesso, anche se si tratta di colpevoli, perde di vista l’umanità. Il punto è amministrare la giustizia senza che diventi una fiction o una scusa per riempire i giornali e tenendo conto che siccome ha la possibilità di privare una persona della propria libertà deve essere amministrata con umanità. Sia di fronte a colpevoli che di fronte a innocenti. Su questo un ragionamento va fatto e i primi a farlo dovrebbero essere i magistrati. Che spesso lo fanno, ma non quando sono sotto i riflettori.

Secondo il procuratore Saluzzo alcune sue frasi «potrebbero costituire anche vilipendio dell’ordine giudiziario». Che ne pensa?

Penso che abbia esagerato perché non non ho vilipeso nessuno ma solo espresso un parere. Non parlavo di nessuno nello specifico e siamo di fronte a una vicenda tristissima, cioè la morte di un uomo. Capisco poco di giustizia perché non me ne occupo se non da garantista per difendere i diritti delle persone, ma mi hanno detto che dovrei preoccuparmi. Credo tuttavia che il mio rispetto per la magistratura è tale per cui se dovessi preoccuparmi significherebbe che vivo in una democrazia finta in cui qualcuno può offendersi ed usare il proprio potere contro chi esprime opinioni diverse. E non lo penso perché rispetto laMagistratura e perché altrimenti saremmo in una dittatura.

Crede che ci siano persone disposte a sostenere questa battaglia per una giustizia più “umana”?

Lo spero ma bisogna che se ne parlino per primo i magistrati, finché ne parliamo io e lei non serve a nulla. Gli unici a poter cambiare le cose sono i magistrati, ma garantismo significa guadagnare rispetto e perdere potere. E non vedo molto interesse da parte loro a farlo così come non penso esista una politica con la forza e il coraggio di farlo. Ed è il motivo per cui la magistratura ha potuto travalicare i suoi poteri: la debolezza della politica e la connivenza, molto spesso, con la politica. La divisione in correnti inoltre non aiuta la libertà d’opinione delle persone perché alla fine il proprio destino personale dipende anche dall’amicizia con altri colleghi.

La riforma del Csm proposta dalla ministra Cartabia potrebbe aiutare in tal senso?

Cartabia ha già cambiato molte cose ed è il miglior ministro che abbiamo avuto negli ultimi anni. Ci sono molte cose da cambiare ma ha già fatto molto.

Pensa possa farne altre da capo dello Stato?

Diciamo che mi auguro venga eletto un presidente che abbia il coraggio di proseguire su questa strada.

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