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Condannato all’ergastolo il presunto killer dell’avvocato Francesco Pagliuso

Marco Gallo avrebbe assassinato il penalista nel 2016 a Lamezia Terme su ordine della ’ndrangheta
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Massimo della pena per Marco Gallo, considerato l’esecutore materiale dell’omicidio dell’avvocato Francesco Pagliuso, ucciso a Lamezia Terme il 9 agosto del 2016. La Corte d’Assise di Catanzaro ha accolto la richiesta del sostituto procuratore della Dda, Pasquale Mandolfino, e condannato all’ergastolo il killer del legale lametino.

Si è trattato, in base alle ricostruzioni dell’accusa, di un omicidio su commissione. Nella vicenda, infatti, sono stati coinvolti Pino e Luciano Scalise, a capo dell’omonima cosca di Decollatura, in provincia di Catanzaro. I due boss ordinarono l’uccisione del legale, considerato «colpevole di aver favorito Domenico Mezzatesta», capo della cosca rivale, sotto processo a sua volta per l’omicidio di due persone affiliate alla famiglia Scalise. Durante un periodo di latitanza di Mezzatesta, venne assassinato Daniele Scalise, figlio di Pino Scalise. I due Scalise sono stati condannati a loro volta nello scorso mese di giugno, nel processo denominato «Reventinum» e celebrato con il rito abbreviato. In quel caso il Gup di Catanzaro, Pietro Carè, ha inflitto l’ergastolo ai due boss della ‘ndrangheta perché considerati i mandanti dell’omicidio dell’avvocato Pagliuso.

La sentenza di due giorni fa dimostra la caratura criminale di Gallo, condannato al terzo ergastolo, dopo quello per l’omicidio di Gregorio Mezzatesta del giugno 2017, a Catanzaro, e di Francesco Berlingieri del gennaio dello stesso anno, avvenuto in un paesino della provincia del capoluogo calabrese.

L’avvocato Pagliuso fu ucciso con tre colpi al collo nel cortile di casa, mentre stava scendendo dalla sua auto. Aveva 43 anni ed una carriera già ben avviata. Il penalista aveva difeso diversi imputati nei più delicati processi di ‘ndrangheta della provincia di Catanzaro. Tra questi “Andromeda”, passando per “Black Money”, fino ad arrivare a “Perseo”.

L’omicidio venne ripreso dalle telecamere di sorveglianza. Le immagini immortalarono un uomo uscire da un cespuglio, avvicinarsi all’auto del professionista e sparare tre colpi nella sua direzione. L’avvocato morì sul colpo. Qualche anno prima di essere ucciso, Pagliuso fu vittima di un rapimento. In quella occasione emerse con chiarezza la «capacità criminale» e la «tracotanza della cosca Scalise».

La scomparsa di Pagliuso, già segretario della Camera penale di Lamezia, è collocata nello scontro tra le famiglie Scalise di Decollatura- Soveria Mannelli e Mezzatesta. Nei confronti di Gallo è stata contestata, come rilevato già nell’ordinanza di custodia cautelare, l’aggravante di «aver agito con premeditazione concretizzatasi nello studio delle abitudini della vittima, nel monitoraggio degli spostamenti e nella effettuazione di vari sopralluoghi compiuti nelle giornate antecedenti all’omicidio». Un insospettabile, Gallo: un killer professionista che si nascondeva sotto gli abiti del consulente.

La presidente del Coa di Lamezia Terme, Pina Marasco, all’indomani della condanna nei confronti del killer di Pagliuso ricorda che «si può eliminare fisicamente un uomo, ma non si può uccidere ciò che egli rappresenta: la libertà della missione forense». «Questa nuova pagina – afferma – nella ricostruzione processuale dell’efferato crimine che ha riguardato l’avvocato Pagliuso e che ha macchiato di sangue non solo la toga di un collega valoroso, ma l’intero Foro lametino, costituisce l’occasione per ricordarlo e per riaffermare con fermezza la sacralità della funzione difensiva e la preminenza della civiltà sulla barbarie» .

Giuseppe Zofrea, presidente della Camera penale di Lametia Terme, si sofferma sulle qualità umane e professionali di Francesco Pagliuso. «Abbiamo perso – commenta – un validissimo professionista, oltre che un ragazzo magnifico. Francesco era un avvocato serio e preparato, che amava la professione e nell’indossare la toga non si è mai sottratto ai suoi obblighi professionali. Nello svolgere con passione la professione forense era altresì conscio della sua delicatezza. Lo ricorderemo sempre con affetto e ci stringiamo ancora una volta alla famiglia, a partire dalla sorella, avvocata civilista» .

 

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