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«Senza stabilità di governo, Draghi accetti di andare al Colle»

Draghi
Intervista al professor Gianfranco Pasquino: «Draghi è già nella storia, sta cercando di salvare questo malandato Paese in condizioni non buonissime»
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Gianfranco Pasquino, professore emerito di Scienza Politica a Bologna, sulla corsa al Colle spiega che «coloro che vogliono mantenere in vita la legislatura rischiano di non essere capaci di trovare qualcuno che possa servire a questo scopo».

Professor Pasquino, vede meglio Mario Draghi ancora saldo alla presidenza del Consiglio o alla presidenza della Repubblica?

Credo che informalmente Draghi abbia già dato la disponibilità a fare il presidente della Repubblica. Ha detto di cercare assieme quale luogo sia più adatto affinché lui possa servire la Repubblica. Certamente non ha mai detto di non voler fare il capo dello Stato ma penso sia una scelta molto difficile perché non sappiamo cosa succederà nel prossimo anno e mezzo al governo. Siamo sicuri che ci sarà stabilità da qui al 2023? Se siamo sicuri che non ci sarà allora dovrebbe accettare la presidenza della Repubblica così da influenzare l’attuazione del Pnrr nei prossimi 7 anni.

Crede che lui ambisca a diventare capo dello Stato?

La scelta non si basa sulla sua ambizione perché Draghi è già nella storia. Sta cercando di salvare questo malandato paese in condizioni non buonissime, ma il problema è che se solo lui può salvare la patria significa che c’è carenza di nomi. Io proporrei di applicare la legge che consente ai calciatori di giocare in qualsiasi zona d’Europa e sceglierei Angela Merkel, che è libera, prestigiosa e ama l’Italia.

A parte gli scherzi, visto che in passato anche presidenti eletti con maggioranze risicate o tirati fuori all’ultimo come fece Renzi con Mattarella sono stati dei buoni presidenti, pensa che alla fine si riuscirà a trovare il nome giusto?

Primo: debbo negare che Mattarella sia stato tirato fuori dal cilindro da Renzi, perché fu anche Napolitano a dire «o Amato o Mattarella» e Renzi scelse Mattarella. Dopodiché ricordo che non tutti i presidenti furono brillantissimi. Segni fu imposto dalla Dc e non fu un buon presidente. Leone fu votato dal Msi a patto che sciogliesse il Parlamento. Uno scambio indicibile.

Che è quello che propone Meloni: va bene Draghi ma poi si va al voto.

Meloni non può imporre la stessa cosa a Draghi, perché lui non accetterebbe mai lo scambio. Ma può imporlo agli altri partiti dicendo che Fratelli d’Italia vota Draghi a patto che gli altri sciolgano l’alleanza, a partire da Salvini. Ma non sono sicuro che il capo della Lega voglia lo scioglimento del Parlamento, di sicuro non lo vuole Giorgetti.

Dunque si andrà verso un presidente “di parte”?

Ci sono tanti nomi sul tavolo, molti sono di parte ma ci sono anche personalità difficilmente collocabili da una parte o dall’altra. Uno di questi è Casini, che è stato presidente della Camera eletto dai berlusconiani, attualmente è senatore eletto nel Pd in centro a Bologna, è parlamentare da quarant’anni ed è poco divisivo. Ha l’inconveniente che non è molto noto nella scena europea ma se è per questo nemmeno Mattarella lo era.

A Renzi Casini non dispiacerebbe.

Se Renzi punta su Casini dovrebbe riuscire a evitare che Berlusconi venga eletto oppure che faccia il mazziere. A quel punto Renzi potrà decidere di far valere la sua opzione su Casini.

Tornando a Draghi, quanto pensa che contino i pareri internazionali che in questi giorni stanno affollando il dibattito sul Colle?

Sul comportamento dei parlamentari italiani i pareri internazionali non contano nulla. Ma contano sulla valutazione che danno coloro che leggono quei settimanali o quei quotidiani. Prima erano tutti contenti che la stampa internazionale volesse Draghi ancora presidente del Consiglio e ora si meravigliano che lo vuole presidente della Repubblica. Certo è che a Bruxelles vorrebbero vederlo nei vertici dei capi di governo, non fargli vista ogni tanto al Quirinale.

E quanto conta invece il proseguo o meno della legislatura sul voto di molti parlamentari che temono di non essere rieletti?

Capisco che molti parlamentarti vogliano completare la legislatura: è un legittimo desiderio mantenere il proprio posto di lavoro fino alla fine del contratto stipulato con gli elettori, è perfino apprezzabile. Ma il governo dipende anche dai desideri di Salvini, di Renzi o dei Cinque Stelle e ci sono una serie di valutazioni che possono spingere in una direzione o nell’altra. Il punto tuttavia è che coloro che vogliono mantenere in vita la legislatura rischiano di non essere capaci di trovare qualcuno che possa servire a questo scopo.

L’unico può essere Mattarella?

A questa domanda non so rispondere. Mattarella non vuole essere rieletto e lo ha detto in tutte le salse. Dovrebbe esserci una crisi profonda perché accetti un bis. Che tra l’altro non sarebbe a tempo come fu per Napolitano. Dovrebbe esserci un patto tra la persona che viene candidata e i dirigenti dei partiti in cui essa accetti la candidatura aa patto che la legislatura prosegua fino al 2023.

Questa volta, rispetto al solito, è il centrodestra ad avere più grandi elettori e dunque dettare le regole del gioco. Sarà un vantaggio o uno svantaggio per la coalizione?

Non posso esprimermi perché ho garantito a Goldman Sachs, che mi paga lautamente, di non dire cosa succederà. Ma essendo generoso posso anticipare qualcosa. Credo che il centrodestra abbia davvero la possibilità di contare solo se sceglie un candidato non identificabile con Berlusconi. Sono circolati vari nomi ma ad esempio Antonio Martino è un uomo accettabile. Così come lo stesso Casini, che è un conservatore e non certo un progressista. Ma devono avere il coraggio di proporre un nome al Pd, che ha quel 20 per cento di parlamentari necessari all’elezione.

Il ruolo da king maker di Salvini gli servirà per ottenere una riscossa politica dopo il fallimento del Papeete?

Che stia cercando una riscossa è evidente perché lo fa sempre. Ha una smania di protagonismo che lo spinge a fare errori clamorosi, come il famoso discorso del Papeete. Salvini può rimanere protagonista e diventarlo ancora commettendo altri errori pazzeschi, oppure se ha intelligenza politica e scopre qualche candidatura adeguata può essere decisivo, perché la Lega ha un buon pacchetto di voti. Ma per fare il king maker deve parlare con Letta. È fondamentale, perché poi Letta riuscirebbe a convincere Conte e il gioco è fatto. Questa operazione può essere utile a Salvini dal punto di vista personale ma gli creerebbe problemi con Berlusconi e Meloni. Insomma, la partita è ancora lunga.

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