Il Dubbio di oggi

Il Dubbio del lunedì

Riforma del Csm, il gelo delle toghe: «Non intacca il potere delle correnti. Anzi…»

Palamara
Il nuovo sistema di voto del piano Cartabia è il bersaglio più colpito dai magistrati: non garantisce pluralità nel Consiglio
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

Le correnti dell’Anm, fatta eccezione per Magistratura Indipendente, bocciano quella che è la bozza di riforma del Csm e dell’ordinamento giudiziario trapelata due giorni fa dopo l’incontro della Ministra Cartabia con i partiti di maggioranza. Il nuovo sistema di legge elettorale è il bersaglio più colpito: non garantisce pluralità nel Consiglio.

In generale, esclusa la stretta sulle porte girevoli, i gruppi ritengono che non si stia andando nella giusta direzione per sradicare quegli elementi che hanno generato il sistema Palamara, il quale ieri ha detto all’Adnkronos: «Siamo di fronte ad una riforma del Csm che lascia inalterato il predominio delle correnti». Se lo dice lui! E poi alcuni gruppi si domandano: a che servono le commissioni ministeriali se poi si decide diversamente? Comunque per Stefano Musolino, Segretario di Magistratura Democratica, questa proposta di legge elettorale «non tiene conto della realtà della magistratura, che è molto più sfaccettata di due grandi blocchi. Si rischia di non consentire al Csm di essere un luogo dove si confrontano tutte le differenti sensibilità culturali della magistratura. E non prende in considerazione, per porvi rimedio, le ragioni storiche e giustificative del cosiddetto scandalo Palamara che ha colpito tutta la magistratura. Se la legge elettorale sarà quella di cui abbiamo letto in questi giorni non si farà altro che premiare i potentati regionali che hanno questa grande capacità di raccolta del voto, e che tocca tutti i gruppi. Invece di emendare quel sistema che ha condotto al clientelismo e al correntismo sfrenato, garantendo una rappresentanza plurale grazie alla quale è più difficile fare accordi, si struttura una magistratura bipolare per cui alla fine chi comanderà sarà la componente laica del Csm.

In merito agli incarichi semidirettivi e direttivi credo che si sia persa una occasione per rompere quello schema che divide una magistratura di seria A, che insegue ruoli ed incarichi di prestigio, da quella di serie B, che invece fa veramente andare avanti gli uffici. Questa bozza di riforma non va nella direzione di recuperare quella prospettiva culturale della magistratura orizzontale, per cui, come dice la Costituzione, ci distinguiamo solo per funzioni. In conclusione, per l’ennesima volta è accaduto un qualcosa che andrebbe capito: prima ci si rivolge ad una Commissione di esperti e poi si ribaltano le scelte a cui giunge, come già successo per la riforma del processo penale».

Critico pure il consigliere del Csm Giuseppe Marra, di Autonomia e Indipendenza: «Se l’obiettivo era quello di ridurre il potere e l’influenza delle correnti per le elezioni dei consiglieri del Csm, questa bozza di nuova legge elettorale certamente non lo raggiungerà. Anzi, per certi versi, peggiorerà la situazione perché si creerà di fatto un bipolarismo all’interno della magistratura con connotazioni perniciose: da una parte le toghe progressiste e dall’altra quelle moderate. Quindi il potere dei gruppi associativi più forti si rafforzerà notevolmente mentre i magistrati non appartenenti a nessuna corrente non avranno nessuno spazio. Per quanto riguarda le porte girevoli, noi siamo assolutamente favorevoli ad una normativa più stringente. La nostra proposta è proprio quella di non far rientrare nelle funzioni giudiziarie qualsiasi magistrato svolga una attività politica a qualsiasi livello. In merito agli incarichi semidirettivi e direttivi, attendiamo di conoscere i criteri che verranno scelti dal legislatore; per quello che abbiamo letto, al momento, comunque, non c’è alcuna vera riforma che poteva prevedere, ad esempio, per gli incarichi semidirettivi la rotazione. La montagna ha partorito un topolino, in sostanza».

Insoddisfatto anche Eugenio Albamonte, Segretario di AreaDg: «Purtroppo questa legge non può che rafforzare la tendenza al bipolarismo all’interno della magistratura. Il Csm non deve rappresentare solo le anime culturali prevalenti ma deve essere il posto dove tutti i magistrati possono trovare un momento di riconoscimento. L’altro aspetto negativo è che con un consiglio bipolare l’ago della bilancia sarà la politica. La pattuglia dei consiglieri laici, appoggiando ora questo ora l’altro gruppo, governerà effettivamente il Consiglio. Nella bozza non si dice nulla sulla selezione della componente laica: negli ultimi anni abbiamo assistito ad una involuzione nella scelta che il Parlamento ha fatto: professori universitari e avvocati di chiara fama hanno lasciato il posto a persone che avevano una esperienza politica da poco conclusa o addirittura in corso. Ciò rafforzerà la centralità della politica che arriverà a condizionare pesantemente le nomine per gli incarichi semidirettivi e direttivi. Non scordiamoci che al tavolo dell’Hotel Champagne c’erano dei politici interessati alle sorti di alcuni procedimenti che riguardavano persone politiche a loro vicine. Sulle porte girevoli, se il divieto di esercitare in contemporanea funzioni giurisdizionali e ricoprire incarichi elettivi e politici varrà anche per gli amministratori locali è sicuramente un passo avanti. Quello che mi meraviglia è che oggi, tra i contrari a quello che è successo a Maresca, ci sono persino quelli che lo hanno candidato. Ci preoccupa invece il voto segreto in plenum per la nomina dei direttivi, una pratica che in politica è sempre caratterizzata da poca trasparenza. E lo sarebbe anche nel Consiglio». E conclude: «È diventato un rito un po’ assurdo quello che viene celebrato in riferimento al rapporto tra il Ministero e le sue commissioni sulle riforme che vengono istituite per poi optare per proposte completamente differenti. In quali luoghi vengono prese queste decisioni?».

Leggermente più tiepida Rossella Marro, Presidente di Unicost: «Già in diverse occasioni abbiamo espresso la necessità che si addivenisse ad un sistema elettorale di tipo proporzionale, in quanto il Csm, che è organo di garanzia, non ha una esigenza di governabilità ma di piena rappresentanza di tutto il corpo elettorale. Invece un maggioritario binominale, che risulta inedito, potrebbe avere l’effetto di polarizzare il confronto ed alterare il fisiologico rapporto con la componente laica. Se il Governo confermerà la linea del maggioritario, occorrerà prevedere un consistente correttivo proporzionale, non potendosi ritenere quello attualmente prospettato idoneo a superare le criticità espresse. Però su un aspetto bisogna essere chiari: nessun sistema elettorale può essere la panacea alle distorsioni che si sono verificate. Per quanto riguarda gli incarichi semidirettivi e direttivi va accolta con favore la decisione di selezionare in base ai curriculum a cui far seguire le audizioni dei candidati selezionati. Infine per quanto concerne le porte girevoli, la magistratura, non solo tramite l’Anm ma anche con il Csm, sono anni che chiede al legislatore di intervenire nella materia e disciplinarla. Occorre chiaramente contemperare due interessi, entrambi meritevoli: il diritto a candidarsi, riconosciuto dall’articolo 51 della Costituzione, con l’esigenza di evitare distorsioni e quindi bisogna normare sia il momento elettorale che quello del rientro dopo lo svolgimento di incarichi politici. Noi quindi come gruppo siamo assolutamente favorevoli che questa materia venga disciplinata».

Positiva, con riserva, invece la valutazione di Angelo Piraino, Segretario di Magistratura Indipendente: «Apprezziamo molto il metodo della Ministra Cartabia, che si è lealmente confrontata con le componenti della magistratura e con la politica, consentendo uno scambio di idee costruttivo e manifestando un sincero interesse alle varie sensibilità. Non abbiamo ancora un testo da analizzare, ma le linee guida divulgate ci consentono di esprimere delle prime valutazioni. Del nuovo sistema elettorale del Csm possiamo valutare solo le linee fondamentali, che prevedono meccanismi di voto che non si prestano ad accordi opachi tra correnti, accorciano la distanza tra l’elettore e l’eletto e garantiscono un adeguato numero di candidati e una adeguata rappresentanza di genere. Prima di dare una valutazione attendiamo, però, di conoscere le norme, perché i dettagli possono fare la differenza. Il fenomeno delle c.d. “porte girevoli” tocca il cuore dei rapporti tra magistratura e politica, è un problema che da tempo attendeva una risposta chiara. Ben venga il divieto di svolgere incarichi elettivi e politici in contemporanea con le funzioni giurisdizionali, e apprezziamo il coraggio delle scelte nette e chiare adottate per trovare il difficile punto di equilibrio tra diritto all’elettorato passivo e tutela dell’indipendenza e dell’autonomia dell’ordine giudiziario».

Ultime News

Articoli Correlati