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Magistrato, governatore e aspirante segretario

Il caso di Michele Emiliano: l’ex pm di Bari non si era accontentato di diventare il presidente della Regione Puglia, voleva diventare il capo del Pd
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Il testo unico degli Enti locali del 2000 prevede che il magistrato non è eleggibile a sindaco o consigliere comunale nel territorio nel quale esercita le proprie funzioni, salvo che “venga collocato in aspettativa prima del giorno fissato per la presentazione delle candidature”. Non è prevista alcun altra causa di ineleggibilità o di incompatibilità con l’attività giurisdizionale. Basta mettersi, dunque, in aspettativa ed il gioco è fatto.

Anche se appare sorprendente, il magistrato può ricoprire contemporaneamente entrambi i ruoli: la mattina pm o giudice, il pomeriggio sindaco o consigliere comunale. O viceversa. Lo stesso giorno può mandare la gente in prigione e decidere le nomine, ad esempio, dei vertici delle municipalizzate che si occupano di trasporto pubblico o di smaltimento dei rifiuti.

Il magistrato è anche agevolato nel suo duplice ruolo. Una circolare del Consiglio superiore della magistratura prevede che il magistrato che voglia continuare ad indossare la toga mentre fa il sindaco venga assegnato ad una sede vicina, precisamente in “un posto vacante in un distretto vicino a quello dove esercita il mandato”. I casi sono tanti. Lorenzo Nicastro, pm a Bari ed assessore all’Ambiente nella giunta di Nichi Vendola, Mariano Brianda, giudice a Sassari e candidato sindaco ( sconfitto) nella stessa città nel Pd nel 2019, Nicola Morrone, giudice a Torre Annunziata e sindaco di Portici, Nicola Graziano, prima assessore e poi candidato sindaco ad Aversa e giudice del Tribunale di Napoli.

Il caso certamente più celebre, comunque, è quello di Michele Emiliano. L’ex pm di Bari non si era accontentato di essere diventato il presidente della Regione Puglia ma voleva diventare il capo del Pd. Emiliano per raggiungere lo scopo aveva anche preso la tessera dei dem. Requisito base per tentare la scalata al partito alle primarie poi stravinte da Matteo Renzi. Per essersi iscritto al Pd Emiliano venne sottoposto ad un procedimento disciplinare, conclusosi però con un nulla di fatto in quanto nel frattempo aveva strappato la tessera.

 

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