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Via libera al ddl civile, Cartabia: «Ora subito i decreti attuativi»

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Le critiche dei civilisti: «I processi non sono generi alimentari, da smaltire quando diventano troppo vecchi, sono la vita e la storia di esseri umani. I diritti sono il fondamento del patto sociale che garantisce la pace»
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La riforma del processo civile incassa l’ok definitivo alla Camera, con 364 voti favorevoli, 32 contrari e sette astenuti. Si tratta dell’intervento più importante nell’ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza: l’Europa ha infatti più volte ribadito che la riduzione dei tempi del contenzioso civile rappresenta non solo una priorità nell’ambito della giustizia, per la quale è previsto un impegno di spesa pari a 2,3 miliardi di euro, ma anche per l’erogazione dei fondi dell’intero piano. Lo scopo finale è, dunque, quello di ridurre i tempi dei processi del 40%.

«Desidero ringraziare il Parlamento per l’alto senso di responsabilità dimostrato anche in quest’ultima occasione – ha commentato la ministra della Giustizia Marta Cartabia -. Per il capitolo Giustizia, ora tutte le riforme vincolanti per il Pnrr sono state approvate, nell’interesse del Paese. Come già avvenuto per la riforma del processo penale, anche per quella civile il ministero si metterà subito all’opera per una pronta attuazione della legge delega». Il governo ha ora 12 mesi di tempo per preparare i decreti legislativi di attuazione della delega.

L’ok alla riforma del civile arriva dopo il voto definitivo a quella penale, che ha incassato il via libera del Senato lo scorso 23 settembre. Le tensioni, in quel caso, sono state ben più accentuate, dati i diversi punti di vista sulle norme che riguardano l’improcedibilità. Per completare il quadro, ora, manca all’appello la riforma del Csm, la cui urgenza è stata ribadita mercoledì dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Una riforma «non più rinviabile», ha affermato, anche tenendo conto «dell’appuntamento ineludibile del prossimo rinnovo del Consiglio».

Ddl civile, i commenti

Secondo la sottosegretaria alla Giustizia Anna Macina, «i tempi dei processi civili in Italia torneranno in media europea, il nostro Paese tornerà ad essere un ambiente attrattivo per imprese ed investimenti». Un punto di visto che non trova d’accordo, invece, l’Unione delle Camere civili. «La riforma della giustizia civile – ha sottolineato il presidente Antonio de Notaristefani – non ha convinto nessuno: si sono espressi contro, in ordine sparso e tra i tanti, il Cnf, la Associazione tra gli studiosi del processo civile, le Camere civili, l’Anm, e il Csm ha definito “ben più sensata” la proposta elaborata dalla Commissione Luiso rispetto a questa tardiva riesumazione del non compianto processo societario. Forse per questo, un governo che può contare su di una maggioranza senza precedenti ha dovuto far ricorso al voto di fiducia per farla passare: tra l’autorevolezza che convince, e l’autoritarismo che costringe, si è scelto quest’ultimo».

Riforma del processo civile, le critiche degli avvocati

L’errore sarebbe quello di intendere i tribunali come «aziende», i cui risultati si misurano in termini di efficienza: «I processi non sono generi alimentari, da smaltire quando diventano troppo vecchi – ha evidenziato -, sono la vita e la storia di esseri umani. I diritti e le tutele non sono un freno agli investimenti esteri: sono il fondamento del patto sociale che garantisce la pace». Critica anche l’Associazione nazionale forense: «È mancato forse il coraggio di voler attaccare i veri nodi irrisolti, a partire da quello del personale, delle strutture e dell’impegno a coniugare rapidità e digitalizzazione mediante l’introduzione delle risorse economiche necessarie», ha sottolineato il Segretario generale Giampaolo Di Marco.

Si pensa anche alla giustizia minorile

L’unica riforma a convincere l’avvocatura istituzionale è quella che ha istituito il Tribunale della Famiglia. Ma sul punto il Pd preferisce schierarsi con i magistrati minorili, intimoriti, nelle scorse settimane, dalla presunta perdita della collegialità. Tant’è che il deputato Paolo Lattanzio, capogruppo in Commissione Infanzia e adolescenza, ha presentato un ordine del giorno sul punto. «Una delle caratteristiche dell’attuale sistema della giustizia minorile consiste nella partecipazione al procedimento di esperti (ad esempio psicologi e pedagoghi), con l’obiettivo di tenere conto della specifica condizione del minore come persona in via di sviluppo – ha evidenziato -. La bozza in discussione disegna invece un ipotetico vantaggio dato da una maggiore celerità di un procedimento affidato ad un giudice monocratico ma non vale, a nostro avviso, alla rinuncia all’approccio multidisciplinare a tutela del minore stesso».

Soddisfazione è stata espressa, invece, dagli Avvocati giuslavoristi, che nonostante le criticità evidenziano «due importanti interventi: l’estensione della negoziazione assistita sul lavoro alle avvocate e agli avvocati e il superamento del rito Fornero». Per la presidente Tatiana Biagioni, «la negoziazione stragiudiziale delle controversie di lavoro è strategica non solo in chiave deflattiva, ma proprio nel comune interesse delle parti di conseguire certezze in tempi brevi».

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