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Tornare al proporzionale è necessario per restituire rappresentanza e identità alla vita politica italiana

In Parlamento è già coprifuoco
Come è possibile che non ci si renda conto, a distanza di trent’anni, che l’introduzione della legge elettorale denominata mattarellum, è stata negli anni 90 la causa principale della crisi dei partiti?
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Ritorna frequentemente sulla stampa il dibattito sul sistema elettorale da adottare per le elezioni politiche, ma soprattutto alla fine di ogni legislatura perché le occasionali maggioranze del momento pensano di cambiare a loro favore il sistema della raccolta del voto anche se poi fa seguito un risultato diverso e una sonora delusione.

Per ultimo nei giorni scorsi è intervenuta l’on. Giorgia Meloni la quale polemicamente si è allineata alle posizioni ahimè! Incomprensibili dell’on. Enrico Letta, e Paolo Mieli che ha criticato le motivazioni di chi auspica a una legge proporzionale pur riconoscendo le buone ragioni di chi “è animato dalla preoccupazione che un assetto governativo diverso da quello attuale precipiti l’Italia nel caos”.

Mi sento di affermare che il sistema proporzionale sia necessario proprio per determinare un assetto diverso del Parlamento da quello attuale essendo esso il frutto del peggior sistema, ibrido ed equivoco, cioè il cosiddetto “rosatellum”. Vediamo perché.

La mia domanda insistente negli ultimi anni, ma molto più attuale in questo periodo è che cosa deve ancora capitare per convincere tutti a reintrodurre il sistema proporzionale per ristabilire un minimo di equilibrio che consenta di vedere rappresentati in Parlamento le posizioni politiche identitarie che esistono nel paese. Come è possibile che non ci si renda conto, a distanza di trent’anni, con la constatazione del fallimento politico e partitico, che l’introduzione della legge elettorale denominata mattarellum, un sistema ibrido, mezzo maggioritario e mezza proporzionale, è stata negli anni 90 la causa principale della crisi dei partiti, della mancata partecipazione degli elettori alla vita politica e al voto.

La preoccupazione di alcuni “esperti” in materia (che possiamo senz’altro catalogare negli “idola tribus“di baconiana memoria), della necessità di far eleggere il governo dal popolo ci ha perseguitato in tutti questi anni, con la conseguenza che abolito il sistema elettorale proporzionale gli elettori non hanno votato né i parlamentari non potendo esprimere la preferenza, né i governi!.

Si cambiò il sistema elettorale negli anni 90 perché il proporzionale premiava la “rappresentanza” ma penalizzava la governabilità! Tutti i sistemi che sono seguiti hanno avvilito la rappresentanza e non hanno premiato assolutamente la governabilità. Per la semplice ragione che il “bipolarismo” non può essere stabilito con una legge ma deve maturare nella dinamica dei partiti e tra i partiti.

Eravamo e siamo, nonostante il tentativo maldestro di Matteo Renzi con il suo referendum istituzionale del 2016, in una Repubblica parlamentare nella quale i governi si formano in Parlamento e sono stabili e forti non per il sistema elettorale adottato ma per la solidità politica e la solidità delle coalizioni che si mettono in piedi. Ci siamo giustamente scandalizzati per chi ha detto che si potrebbe determinare con la elezione del Presidente della Repubblica un “semipresidenzialismo di fatto”, invece si chiama “inciucio”, senza scandalizzarci, il rapporto tra i partiti che avveniva in Parlamento per la formazione dei governi, solo per deprezzare la “rappresentanza” dei gruppi parlamentari. Quel rapporto tra i gruppi politici ha consentito dal dopo guerra la stabilità della Repubblica perché è la Repubblica che deve essere stabile e non i governi se non sono finalizzati a quello scopo. È il percorso che si è intrapreso dalla prima Repubblica fino agli anni 90 che con tanta fatica ha trovato punti di equilibrio e ha governato il paese nella continuità dei governi anche se temporanei!

Chi ritiene, con affermazione in verità molto stupida, che “la sera delle elezioni bisogna sapere chi ha vinto“ vuol dire che non rispetta questa Costituzione e auspica una Repubblica presidenziale?! che l’elettore italiano non avrà mai come sua preferenza tant’è che è refrattario finanche al “secondo turno”: se il candidato non è coerente con le sue idee e le identità a cui è affezionato non va a votare. Non c’è dubbio, è appena il caso di precisarlo, che il sistema elettorale di per sé non garantisce la politica, ma la legge elettorale, di tipo proporzionale, come è stato detto con grande chiarezza “costringe tutti ad avvicinarsi alla nuova stagione, rifuggendo dalla nostalgia del passato ed entrando in una logica decisiva: per la costruzione di una nuova identità”.

Lo stravolgimento dell’identità dato dalla legge mattarellum del 1992 ha determinato la crisi della rappresentanza che è la caratteristica più sacra della Repubblica parlamentare. La identità dei partiti o dei movimenti da trent’anni è oscurata dalle alleanze che non sono omogenee o convergenti ma pasticciate e occasionali. I sistemi inventati in questi anni non hanno incentivato il confronto ma hanno alimentato lo scontro e la distruzione dell’avversario.

Chi ha esperienza istituzionale sa che le coalizioni sono credibili e possibili se in Parlamento e solo in Parlamento si confrontano i gruppi politici per trovare punti di intesa. Lo spazio di questo articolo non consente di esaminare i risultati elettorali dagli anni 90, ma diciamo con assoluta veridicità che i governi non sono stati mai espressione del corpo elettorale e quando lo sono stati come quello di Berlusconi e di Prodi) hanno avuto durata minima.

Mi limito ad indicare l’esempio dell’ultima legislatura ancora in corso per la quale ancora non sappiamo chi ha vinto! Abbiamo avuto tre governi completamente diversi da quello che gli elettori immaginavano e oggi la coalizione del cosiddetto centro destra, che si è presentato unito agli elettori, partecipa al governo in maniera alternativa, ora uno ora l’altro. Quale possibile credibilità per gli elettori? La legislatura è nata senza una maggioranza politica ma con tre diverse, che hanno poi determinato, sia pure per l’emergenza della pandemia un presidente del consiglio fuori da qualunque programmazione elettorale. Se dagli anni 90 la necessità di ricercare le alleanze ha fatto venir meno l’identità e ha privilegiato l’indistinto” di ogni movimento politico, possiamo senz’altro affermare che i sistemi proposti negli anni non hanno funzionato e quindi bisogna privilegiare l’identità che solo può determinare governabilità.

 

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