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Accessi limitati negli uffici giudiziari, l’Ucpi: «Intervenga Cartabia»

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I penalisti italiani chiedono l’intervento urgente della ministra della Giustizia per “determinare il necessario coordinamento degli Uffici giudiziari nella emanazione di provvedimenti che, anche in sede regolamentare, diano uniformità alle regole di accesso per la residua fase di emergenza e salvaguardino il concreto esercizio del diritto di difesa”
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L’emergenza Covid fa sentire i suoi effetti anche nell’organizzazione degli uffici giudiziari e nella regolamentazione degli accessi alle strutture. A questo proposito i penalisti italiani chiedono l’intervento urgente della ministra della Giustizia, Marta Cartabia, per “determinare il necessario coordinamento degli Uffici giudiziari nella emanazione di provvedimenti che, anche in sede regolamentare, diano uniformità alle regole di accesso per la residua fase di emergenza e salvaguardino il concreto esercizio del diritto di difesa”.

L’Unione delle Camere penali italiane lamentano che buona parte dei provvedimenti adottati capi degli Uffici giudiziari per la individuazione delle specifiche modalità di organizzazione dell’attività giudiziaria per rendere effettivo il rispetto del distanziamento sociale e la tutela della salute “hanno individuato regole di funzionamento degli Uffici in deroga alle previsioni di legge ordinaria, tali da incidere sulla effettiva possibilità di accesso alle cancellerie dei Giudici e alle segreterie dei Pubblici Ministeri”.

L’Ucpi in una nota chiarisce che “la esperienza di questo lungo periodo di emergenza, la certa condivisione delle pratiche di utilizzo dei presidi sanitari, la circostanza che gran parte della popolazione, ed in particolare dell’Avvocatura, si è sottoposta a vaccinazione anti Covid- 19 impongono oggi una revisione delle diverse modalità di fruizione degli spazi giudiziari, al fine di consentire l’effettiva agibilità dei tribunali ed il buon funzionamento dei servizi di giustizia”.

In sostanza i penalisti italiani chiedono che “agli avvocati deve essere consentito l’accesso ai palazzi di giustizia durante l’intero arco di tempo di apertura dei diversi Uffici. I difensori che si recano nei tribunali svolgono una attività nell’interesse dei propri assistiti e non è accettabile che la stessa sia limitata da richieste di documentare specifici incombenti come se essi fossero semplici utenti dei servizi e non, al pari dei magistrati, uno dei soggetti del processo”. Nella nota l’Ucpi aggiunge che “l’accesso alle cancellerie e alle segreterie dell’Ufficio del Pubblico Ministero, se pure può essere ordinato attraverso il meccanismo degli appuntamenti, deve necessariamente prevedere una fascia oraria di libero ingresso, nel rispetto delle regole di distanziamento sociale, e la possibilità per l’avvocato di accedere a tali uffici qualora il personale non sia impegnato con altri appuntamenti”.

“Le Camere Penali territoriali, si legge nella nota, hanno richiesto in più distretti ai capi degli Uffici giudiziari la modifica delle regole per il residuo periodo emergenziale, protratto fino al 31 dicembre 2021 e, in ogni caso, la individuazione di nuove modalità per l’accesso e la fruibilità degli spazi”. L’Avvocatura penale rivendica “il rispetto della dignità della funzione del difensore, la concreta agibilità degli spazi giudiziari, ancora una volta sottolineando come il ruolo dell’avvocato non sia quello di mero utente di un servizio; egli è uno dei protagonisti di tutte le attività del procedimento penale”.

 

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