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Il passo indietro di Gratteri: Cesa non ha favorito le cosche

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Il gip di Catanzaro archivia la posizione dell'ex segretario dell'Udc, dimessosi a seguito dell'avviso di garanzia nell'operazione "Basso profilo". A chiedere la sua archiviazione la stessa procura
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Il giudice per le indagini preliminari di Catanzaro ha archiviato la posizione di Lorenzo Cesa, ex segretario nazionale dell’Udc, nell’ambito del procedimento scaturito dall’operazione “Basso Profilo”. Un’archiviazione chiesta dalla stessa procura guidata da Nicola Gratteri, che a inizio anno aveva evidenziato i rapporti tra le cosche della ’ndrangheta del Crotonese, imprenditori ed esponenti politici, ricostruendo alcuni incontri che lo stesso segretario avrebbe avuto nel 2017 con un imprenditore ritenuto legato alla cosca, nel periodo in cui era europarlamentare. Cesa, che in seguito all’avviso di garanzia rassegnò le dimissioni da segretario del partito, era accusato di associazione per delinquere aggravata dal metodo mafioso. Secondo il giudice delle indagini preliminari Valeria Isabella Valenzia, invece, non vi sono agli atti «elementi sufficienti in merito alla riconducibilità agli indagati dei reati ipotizzati e più in generale in ordine a un loro fattivo coinvolgimento nei fatti oggetto di indagine». L’inchiesta si era abbattuta sulle trattative allora in corso per salvare Giuseppe Conte. Il segretario nazionale dell’ Udc era indagato per una frequentazione con l’imprenditore Antonio Gallo e con Tommaso e Saverio Brutto, tre degli indagati. Il M5S, all’epoca, erano a caccia dei “responsabili”, tentando di fare entrare in maggioranza anche i colleghi dell’Udc. L’inchiesta, però, scombinò i piani
Durante il blitz, che fece finire agli arresti 48 persone, gli uomini della Dia eseguirono, alle prime luci dell’alba, una perquisizione a casa di Cesa. Al centro dell’indagine una vicenda di appalti in cambio di voti. All’ex segretario Udc veniva contestato anche di essere stato a pranzo con alcuni degli indagati, legati alla ’ndrangheta, al fine di discutere dell’assegnazione di appalti. Al segretario nazionale venivano contestati, assieme a quello regionale calabrese e allora assessore regionale al Bilancio Francesco Talarico (ad ottobre condannato a cinque anni in abbreviato), i reati di turbativa d’asta, corruzione e abuso d’ufficio (agendo in questo caso nella veste di istigatori). «Gli elementi indiziari, unitamente ai gravi indizi di colpevolezza dei reati (fine) – scriveva allora il Gip – integrano la gravità indiziaria del delitto associativo, intesa quale associazione per delinquere capeggiata dal Gallo (Antonio, ndr) e costituita al fine di commettere una serie indeterminata di delitti». Per il Gip, dunque, «nell’ambito della societas sceleris sono individuabili» i ruoli di Cesa e Talarico quali «partecipi», con la centralità della figura di Gallo, principale indagato. Si tratta di colui che la Dda identifica come «il jolly», in grado di rapportarsi «con i membri apicali di ciascun gruppo mafioso non in senso occasionale e intermittente ma organico e continuo». L’incontro fra Cesa, Talarico, Tommaso Brutto, consigliere comunale di Catanzaro, e suo figlio Saverio, assessore in un Comune del catanzarese, con l’imprenditore Antonio Gallo, figura considerata centrale per i suoi rapporti con «famiglie» di ’ndrangheta non solo del crotonese, sarebbe avvenuto in un ristorante di Roma il 7 luglio 2017. Il gruppo calabrese, secondo quanto emerso dalle intercettazioni, sperava di ricavare da Cesa, grazie al suo ruolo di europarlamentare, appalti da parte di enti pubblici, ma anche possibilità di investire in Albania e nell’est Europa. Talarico, in quanto segretario dell’Udc, avrebbe fatto da tramite con Cesa nella speranza di ottenere da Gallo l’appoggio elettorale per le politiche del 2018.
Secondo l’accusa, Cesa, all’epoca dei fatti eurodeputato del Udc, d’intesa con Talarico, si sarebbe impegnato ad appoggiare il gruppo per soddisfare le mire dei sodali nel campo degli appalti, condotte che avrebbero contribuito a salvaguardare gli interessi delle cosche dell’alto jonio catanzarese e del basso jonio crotonese, alle quali Gallo sarebbe stato legato. Ma oggi il ruolo di Cesa è stato riconsiderato, al punto che la stessa procura ha ammesso, con la sua richiesta, di aver sbagliato.
«L’archiviazione è un epilogo scontato per chi conosce l’uomo e il politico Lorenzo Cesa. Restano amarezza e dubbi su una vicenda che ha influito pesantemente sulla vita personale del segretario dell’Udc e in qualche maniera sulle vicende politiche nazionali», ha commentato Mimmo Turano, assessore alle Attività produttive della Regione Siciliana ed esponente dell’Udc.

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