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Carcere malato: il 70% dei detenuti ha delle patologie

La maggior parte dei detenuti ha almeno una malattia
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Il 70% fuma, quasi il 45% è obeso o sovrappeso, oltre il 40% è affetto da una patologia psichiatrica, il 14,5% da malattie dell’apparato gastrointestinale, l’ 11,5% da malattie infettive e parassitarie, circa il 53% dei nuovi detenuti è stato valutato a rischio suicidio. Sono i dati allarmanti denunciati da Alessio Scandurra, Osservatorio diritti e garanzie associazione Antigone, durante il corso dell’evento ‘ L’ecosistema integrato della digital health nei diversi istituti’ «Il carcere è un luogo malsano e le persone detenute hanno spesso bisogno, anche a causa dei contesti di provenienza, di interventi di cura rilevanti e urgenti. Ma ancora oggi ci sono troppi ostacoli per un dignitoso diritto alla cura», spiega di Alessio Scandurra, nel suo intervento in occasione dell’evento phigital sul tema: “L’ecosistema integrato della Digital Health nei diversi istituti” – La telemedicina e il teleconsulto come miglioramento dell’accesso alle cure in regime di restrizione”, che si è svolto giovedì nella sala Capranichetta dell’Hotel Nazionale di Roma.

Scandurra di Antigone ha evidenziato che: «nelle strutture penitenziarie manca il personale e le risorse adeguate a garantire all’interno tutti i servizi necessari e non è facile organizzare scorte e traduzioni per portare fuori i detenuti. Inoltre non tutte le carceri sono vicine a un ospedale e molti grandi istituti, come Gorgona, sono piuttosto isolati. In un quadro simile la telemedicina, e in generale un rafforzamento di tutti i servizi digitali, dovrebbe essere scontato, ma nella realtà il carcere vive ancora una anacronistica arretratezza informatica».

La convention – con la partecipazione, tra gli altri, di Giuseppe Emanuele Cangemi (vicepresidente Consiglio Regionale Lazio), Sergio Pillon (coordinatore della trasformazione digitale Asl di Frosinone) e la senatrice Maria Rizzotti – ha avuto l’obiettivo di avviare un dibattito su un tema importante come quello della telemedicina e del teleconsulto all’interno delle carceri italiane, ma anche nelle Rsa, e sul contributo che questi nuovi strumenti possono apportare per migliorare la qualità di cura e della salute dei detenuti e degli anziani.

Ad oggi lo Stato spende oltre 8 miliardi per l’amministrazione della giustizia e il 35% di queste risorse sono destinate al carcere che, attualmente, ospita circa 53.000 persone, un anno fa erano oltre 61.000. Tra il 2017 e il 2021, il bilancio del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap) è cresciuto del 18,2% passando da 2,6 a 3,1 miliardi, una cifra che batte ogni record negli ultimi 14 anni e rappresenta il 35% del bilancio del ministero della Giustizia. Alcune delle criticità più evidenti del Sistema sanitario penitenziario sono la disomogeneità delle prestazioni di prevenzione, diagnosi, cura, riabilitazione; la farraginosità, obsolescenza e lentezza delle procedure per l’erogazione delle prestazioni sanitarie; l’inefficiente programmazione della spesa sanitaria e assenza di dati statistici sul “fabbisogno di salute”.

Dal confronto è emerso che l’uso della telemedicina e del teleconsulto può contribuire in maniera determinante ad abbattere le barriere geografiche e temporali, facilitare la comunicazione e l’interazione tra il medico e il paziente, e più in generale per raggiungere un maggior numero di persone, comprese quelle che vivono in zone non dotate di adeguate strutture sanitarie, assistere i malati cronici o anziani direttamente a casa, eliminare le lunghe liste di attesa riducendo l’accesso a strutture già affollate e risparmiando quindi sui costi. L’iniziativa è stata Patrocinata, inoltre, dalla Sifeit, Aims, ( Accademia Italiana Medici specializzandi), dalla School of Management Lum, e realizzata con il contributo di Merck.

 

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