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Lockdown e obbligo vaccinale: la via austriaca interroga l’Europa

E' il primo paese dell'Unione Europea ad imporre l'obbligo. Da lunedì lockdown nazionale per tutti, poi si tornerà alle restrizioni per i soli no vax
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Non si ferma, anzi prende maggiore vigore, la violenta ondata, la quarta, di Covid che sta colpendo l’Europa, in particolare nelle sue regioni settentrionali ed orientali dove sono più basse le percentuali di vaccinati rispetto ai Paesi mediterranei come l’Italia e la Spagna. E se altri Paesi, come Grecia e Slovacchia, stanno seguendo l’esempio dell’ Austria adottando restrizioni e lockdown per i non vaccinati, il governo di Vienna oggi ha annunciato che sarà costretto a chiudere di nuovo per tutti. E la misura di lockdown non viene neanche esclusa dal governo tedesco, che anche  ha varato restrizioni specifiche per i non vaccinati.

Dopo il lockdown solo per i non vaccinati, l’Austria ha annunciato che da lunedì prossimo, e per un minimo di 10 giorni ed un massimo di 20, scatterà un nuovo lockdown per tutti. «Non è stato facile prendere questa decisione, a nessuno piace adottare misure che limitano la libertà», ha dichiarato oggi in una conferenza stampa il cancelliere austriaco Alexander Schallenberg aggiungendo che questa decisione è necessaria perché «troppi tra di noi si sono comportati senza solidarietà».

Di fronte alla violenza della quarta ondata di Covid, che ieri ha registrato il record di oltre 15mila contagi quotidiani, con un tasso di incidenza arrivato a mille casi ogni 100mila abitanti, il governo ha anche deciso di rendere obbligatorio il vaccino dal prossimo febbraio, diventando così il primo Paese dell’Unione Europea ad imporre la somministrazione. In Austria meno di due terzi della popolazione è vaccinata (in Italia la percentuale sfiora il 77 per cento) mentre i nuovi casi sono più di 15mila, con un’incidenza di 989 casi ogni centomila abitanti (in Italia è di 98 casi ogni 100mila abitanti). È sulla base di questi che anche nel nostro paese si parla non di obbligo vaccinale ma di aumentare le restrizioni per i non vaccinati, così da prevenire un eventuale aumento di contagi che, pur essendoci, è ancora contenuto, e impedire la chiusura anche parziale di una parte del paese.

I presidenti delle Regioni ne hanno parlato ieri nella consueta conferenza, in cui tuttavia il presidente del Veneto, Luca Zaia, ha specificato che «non si è parlato di un modello Austria». Cioè di un lockdown per soli non vaccinati, che secondo l’esponente leghista «in Italia non è praticabile dal punto di vista giuridico». Parere tuttavia già smentito dal Consiglio di Stato, che nella sentenza che ha stabilito la correttezza giuridica dello strumento green pass ha spiegato come, per adottare una misura del genere, siano fondamentali i presupposti tecnico scientifici. Che con ogni probabilità sarebbero evidenti anche caso di ricorso alla vaccinazione obbligatoria. «La conseguenza dell’obbligo vaccinale è che dovremmo licenziare gli italiani che non si vaccinano? – Si è chiesto invece Massimiliano Fedriga, presidente della Conferenza delle Regioni, rispondendo alle domande di Un giorno da pecora – Cerchiamo piuttosto di accompagnare il Paese magari con un’informazione più puntuale: il grande nemico da sconfiggere non sono i no vax incalliti, ma la paura, da sconfessare attraverso appunto l’informazione».

Lancia un ponte verso il governo il presidente della Liguria, Giovanni Toti, secondo il quale «il Governo sta evitando di acuire la tensione sociale, ma ha ben chiaro che non possiamo richiudere il Paese quando il 90 per cento delle persone corre una porzione di rischio molto inferiore all’anno scorso», anche perché, continua, «la percentuale di vaccinati in ospedale è minima». E se da palazzo Chigi si sceglie al momento la linea del basso profilo, a parlare è il sottosegretario alla Salute, Andrea Costa, il quale spiega che «siamo stati i primi a introdurre l’obbligo vaccinale per i sanitari» e «bisogna riflettere se farlo con altre categorie, quella che sono a contatto con il pubblico, tipo le forze dell’ordine o chi lavora nella grande distribuzione». Un dibattito insomma ormai aperto che procede verso un duplice obiettivo: tenere aperto il paese e impedire una forte ripresa della circolazione del virus.

Sul primo punto, un appello è stato lanciato ieri dal presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, dal palco dell’assemblea di Firenze. «Purtroppo abbiamo una recrudescenza dei numeri che non ci fa stare tranquilli – ha detto – L’unica cosa che ci può mettere al sicuro è l’obbligo vaccinale, quindi quello è un percorso su cui dobbiamo avere il coraggio di fare una riflessione seria». Sul secondo punto, il monitoraggio settimanale Iss-ministero della Salute ha evidenziato che la crescita di contagi più forte è nella fascia 30-50 anni e che la provincia autonomia di Bolzano e il Friuli Venezia Giulia sono i territorio che rischiano maggiormente di passare in zona gialla. «È necessario anticipare la terza dose e rispettare le regole che ormai conosciamo», ha detto Silvio Brusaferro, presidente dell’Iss. Ieri si sono registrati 10.544 nuovi casi, con un’incidenza prossima al 2 per cento e 48 decessi.

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