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Open, Renzi annuncia battaglia: “Reagiremo a questo massacro mediatico”

Cinque azioni legali contro diversi giornali e una serie di richieste formali al Garante per la Privacy e a Banca d’Italia "per comprendere chi ha violato la Costituzione e la Legge acquisendo senza titolo e poi pubblicando il mio conto corrente": è il "menù" annunciato dall'ex premier
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Nel «menù» preparato da Matteo Renzi in risposta al «massacro mediatico» sul caso Open non manca nulla. Dopo la pubblicazione del suo conto corrente sulle pagine del Fatto Quotidiano, l’ex premier vuole vederci chiaro: come è finito quel documento nelle mani dei giornali? E ancora: rientra nel diritto di cronaca pubblicare quei dati sensibili? Due domande che Renzi rivolge direttamente a Banca d’Italia e Autorità della Privacy attraverso due richieste formali finalizzate a «comprendere chi ha violato la Costituzione e la Legge acquisendo senza titolo e poi pubblicando il mio conto corrente».

Il fatto è noto: si tratta delle informazioni contenute negli atti di indagine della procura di Firenze sui conti della Fondazione Open e finite inesorabilmente nelle mani dei cronisti. I quali, dopo la pubblicazione, fanno sapere che il documento non è stato «trafugato chissà dove. Bensì è oggetto di una informativa della Guardia di Finanza depositata dalla procura». E quindi, spiegano, non più riservata. Ma il menù annunciato da Renzi nella sua e-news non si esaurisce con la prima portata. Completano il pasto una «discussione nella giunta del Senato per le autorizzazioni a procedere sulle intercettazioni acquisite illegalmente» e un’interrogazione parlamentare «per sapere quanto sono costate al contribuente le operazioni di sequestro – giudicate peraltro illegittime dalla Corte di Cassazione – ai danni di cittadini non indagati nel novembre 2019». Più cinque azioni legali già avviate nei confronti di diversi giornali per la pubblicazione a mezzo stampa di informazioni riservate che lo riguardano. Insomma, il leader di Italia Viva ha intenzione di andare fino in fondo per mettere a nudo, spiega, un «un processo politico alla politica, che inizierà nelle aule solo nel 2022 ma che è da anni sulle pagine dei giornali».

Per il senatore di Rignano «lo schema» applicato nell’inchiesta sulla Fondazione Open «è semplice». «Fanno una pesca a strascico di centinaia di telefonini, computer, movimenti bancari – scrive -. Prendono le mie conversazioni degli ultimi dieci anni con gli amici più stretti (ho trovato negli atti giudiziari persino gli sms in cui fisso di andare a messa da un sacerdote amico o domando a degli amici che stanno venendo a cena quali pizze vogliono: raffinata tecnica investigativa, insomma!). E poi rovesciano tutto in 92.000 pagine che vengono consegnate agli indagati a pagamento (io ho speso più di 4.000euro solo per avere il dischetto) e gratis a qualche giornalista amico». Ed ecco il risultato: «I giornalisti pubblicano la vita delle persone presa dal buco della serratura per dieci anni. Ho letto nelle carte i miei sms – illegittimamente captati: ero senatore e non ero peraltro nemmeno indagato – mentre cerco di capire insieme a Marco Carrai come aiutare un comune amico che stava morendo di tumore: dove è la rilevanza penale di tutto ciò? Davvero si può violare la Costituzione e la Legge solo per attaccare un avversario politico?», incalza Renzi.

«Sono entrati nel mio telefonino – prosegue – nel mio conto corrente, con le foto dentro casa mia, nei miei viaggi in aereo, nelle mie soste all’Autogrill: l’obiettivo non è l’indagine giudiziaria ma il massacro mediatico. Che, non a caso, sta avvenendo. Perché si parla solo di me e non dei problemi del Paese». Ma «questa vicenda di Open è solo all’inizio. Da due anni parlano solo le veline degli investigatori. Due anni di processo mediatico senza contraddittorio. Due anni di comunicazione a senso unico. Quando finalmente inizierà il processo, inizieremo a parlare anche noi. E mostreremo come sia politico il processo di chi chiama a testimoniare Pierluigi Bersani e Rosy Bindi», conclude l’ex premier. Che poi chiosa: «Vogliono processarci perché abbiamo fatto politica? Bene, faremo politica ancora di più. A cominciare dalla Leopolda. E andremo in tribunale per chiedere giustizia».

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