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Ergastolo ostativo, dite a Meloni che per la Consulta è già incostituzionale

Meloni
Per La Corte costituzionale la sentenza è inevitabile se non verrà modificata la legge entro maggio 2022 e in commissione Giustizia della Camera è in corso l’esame di tre proposte
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«Abbiamo presentato due diverse proposte di legge, una costituzionale a prima mia firma e una ordinaria, per scongiurare lo smantellamento del carcere ostativo per i boss mafiosi». Lo ha detto la leader di Fratelli D’Italia, Giorgia Meloni, nel corso di una conferenza stampa sulla giustizia. Poi ha aggiunto: «Bisogna intervenire entro maggio 2022, perché in assenza di una legge rischiamo che la Corte Costituzionale dichiari incostituzionale il carcere ostativo».

A farle eco è il Movimento 5Stelle: «Non c’è più tempo da perdere, agiamo subito!». Il problema, però, non è scongiurare l’incostituzionalità della preclusione assoluta ai benefici a chi decide di non collaborare con la giustizia. Quello, di fatto, è stato dichiarato incostituzionale. La Consulta ha indicato una questione ben precisa: la sentenza è inevitabile se non viene modificata la legge sull’ergastolo ostativo. Quindi, non si tratta di “scongiurare lo smantellamento”, ma di fare una legge che sia dentro il perimetro costituzionale.

La commissione Giustizia presieduta dal grillino Mario Perantoni, infatti, ha sentito nel corso delle sedute, vari addetti ai lavori, dai magistrati di sorveglianza (gli unici che conoscono in maniera approfondita la materia visto che sono loro a concedere i benefici o meno) a quelli antimafia, fino ai vari rappresentati di organismi che si occupano delle questioni penitenziarie. In commissione si era creato un problema.

Si è cercato di imporre la votazione partendo dal testo base grillino che ha come primo firmatario Vittorio Ferraresi. Ciò aveva suscitato la forte critica della deputata del Partito democratico Enza Bruno Bossio, prima firmataria di un’altra proposta di legge sul tema. Tale situazione è stata scongiurata dall’opposizione del centrodestra e Italia Viva, tranne ovviamente dal Movimento 5Stelle e da L’Alternativa c’è, gruppo misto creato dai fuoriusciti del movimento stellato.

C’è, come detto, in campo anche la proposta di Fratelli D’Italia che non è molto dissimile da quello del Movimento 5Stelle: entrambi chiedono una restaurazione dell’ergastolo ostativo. Eppure, a parte taluni magistrati antimafia come Roberto Scarpinato che appoggiano il testo grillino, i magistrati di sorveglianza e anche giudici come Guido Salvini, hanno valutato positivamente la proposta di legge della democratica Enza Bruno Bossio. Sono coloro, infatti, che durante le audizioni sono entrati nel merito, avanzando piccolo, ma cruciali, accorgimenti per scongiurare futuri ricorsi alla Corte Costituzionale.

«C’è il rischio che, in assenza di un pronunciamento del Parlamento italiano, a maggio 2022, mafiosi conclamati e assassini, invece di rimanere in galera, possano tornare in libertà e fare i loro comodi, perché hanno avuto una buona condotta in carcere. Se sei stato un mafioso, devi avere rescisso i rapporti con la mafia e lo devi dimostrare tu», ha incalzato la Meloni durante la conferenza stampa. Ma non è così.

Le indicazioni della Corte Costituzionale sono chiare, ma anche quelle espresse dai Magistrati di sorveglianza che lavorano sul campo. La buona condotta in carcere, attualmente non è l’unico parametro che i magistrati valutano. È una bufala dire che basterebbe quello per farli uscire. Se fosse così, ad oggi avremmo centinaia di ergastolani ostativi non collaboranti con la giustizia, in permesso premio. Da quando la Consulta ha dichiarato illegittimo precludere i permessi agli ostativi, a oggi sono otto i permessi concessi agli ergastolani, e tra l’altro nessuno di loro è al 41 bis dove, di fatto, è quasi impossibile concederli per via della normativa sul carcere duro.

«Questo è un chiaro indice che i parametri attuali stabiliti dalle sentenze costituiscono già uno strumento importante per la magistratura di sorveglianza per valutare seriamente le richieste di benefici!», aveva detto il magistrato Fabio Gianfilippi in commissione Giustizia. Non solo. Non spetta al detenuto di provare l’assenza di una attualità di collegamenti: è l’abc del diritto.

Fatta chiarezza sui fatti e non sulla propaganda, ricordiamo il contesto storico. Giovanni Falcone, che aveva ideato il 4 bis, prevedeva la non preclusione assoluta. Lo sapeva bene, da fine giurista, che sarebbe stato incostituzionale il contrario. Poi arrivano le stragi del ’92 che hanno esacerbato la situazione e lo Stato, e quindi il governo, ha reagito varando una legge emergenziale che ha visto la realizzazione dell’attuale ergastolo ostativo. Parliamo di una legge, appunto emergenziale, che dura da quasi 30 anni: ovvero da quando l’emergenza è finita da un pezzo e la mafia si è organizzata, fin da subito, scegliendo la via della “sommersione”.

Forse, la commissione Giustizia, visto che evoca i giudici uccisi dalla mafia, dovrebbe partire da un unico testo base possibile: quello presentato dalla Fondazione Falcone, elaborato da Antonio Balsamo, giurista e presidente del tribunale di Palermo e da Fabio Fiorentin, magistrato esperto in materia di ordinamento penitenziario.

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