Il Dubbio di oggi

Il Dubbio del lunedì

Via D’Amelio: anomalie e zone d’ombra, ma fu strage mafiosa

Nelle motivazioni della sentenza emessa lo scorso 5 ottobre dalla Cassazione viene confermata sostanzialmente la decisione della Corte d’appello del Borsellino quater
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

Nell’inchiesta sulla strage di Via D’Amelio ci sono stati «abnormi inquinamenti delle prove che hanno condotto a plurime condanne di innocenti». Non solo: per quanto riguarda l’esecuzione della strage dove perse la vita Paolo Borsellino e la sua scorta, «i dati probatori relativi alle “zone d’ombra” possano al più condurre a ipotizzare la presenza di altri soggetti o di gruppi di potere (co)-interessati all’eliminazione di Paolo Borsellino, ma ciò non esclude il riconoscimento della paternità mafiosa». Sono alcuni passaggi delle motivazioni, appena depositate, della sentenza di Cassazione che ha confermato la condanna di appello del Borsellino quater.

Ricordiamo che la sentenza della Cassazione c’è stata il 5 ottobre scorso e dunque sono definitive le condanne all’ergastolo per i capomafia Salvatore Madonia e Vittorio Tutino e quelle per calunnia per Calogero Pulci (dieci anni) e Francesco Andriotta che ha ottenuto un piccolo sconto di pena (da 10 anni a 9 anni e 6 mesi) per la prescrizione di due calunnie ai danni del falso pentito Vincenzo Scarantino, mentre da una terza accusa di calunnia, sempre ai danni di Scarantino, è stato assolto. Le motivazioni della Cassazione confermano sostanzialmente la decisione della Corte d’appello del Borsellino quater.

Gli avvocati dei mafiosi hanno portato avanti anche la tesi sulla cosiddetta trattativa Stato Mafia. Tesi non accolta dalla Corte (e confermato dalla Cassazione), sottolineando che l’uccisione del giudice Paolo Borsellino, «inserita nell’ambito di una più articolata “strategia stragista” unitaria», rispondeva a più finalità di Cosa Nostra, una finalità di vendetta che chiama in causa la vita professionale del magistrato, una finalità preventiva, perseguita da Cosa Nostra in relazione «alla possibilità che il giudice Borsellino divenisse capo della Procura Antimafia, e una «finalità di destabilizzazione», volta a «esercitare una pressione sulla compagine politica e governativa» e «a mettere in ginocchio lo Stato».

L’avvocato Fabio Trizzino, legale della famiglia Borsellino, commentando con l’Adnkronos le motivazioni della Cassazione sul processo Borsellino quater, ha sottolineato che «in questo scenario bisogna anche collocare l’abnorme inquinamento probatorio di cui parla anche la Cassazione perché l’uccisione e il depistaggio sono legati». E aggiunge: «C’è una finalità preventiva, non bisognava, secondo noi, sviluppare il versante delle indagini “mafia e appalti”. Perché i livelli delle cointeressenze erano alti». Quali? «Le cointeressenze di Cosa nostra – ha spiegato l’avvocato Trizzino – con importanti imprenditori e società del Nord, i cui sviluppi si sarebbero potuto meglio vedere solo attraverso una giusta valorizzazione del dossier mafia e appalti. Cosa che Borsellino non ha potuto fare». In effetti, le motivazioni del Borsellino Quater di secondo grado sono chiare. Borsellino fu ucciso «per vendetta e cautela preventiva».

La vendetta è relativa all’esito del maxiprocesso, mentre la “cautela preventiva” è relativa alle sue indagini, in particolare quelle su mafia-appalti. Quest’ultima ipotesi – scrive la Corte d’assise d’appello di Caltanissetta nelle motivazioni della sentenza di secondo grado – «doveva, peraltro, essere anche collegata alla circostanza riferita dal collaboratore Antonino Giuffrè sui “sondaggi” con “personaggi importanti” effettuati da Cosa Nostra prima di decidere sull’eliminazione dei giudici Falcone e Borsellino oltre che sui sospetti per i quali lo stesso Borsellino, il giorno prima dell’attentato, aveva confidato alla moglie “che non sarebbe stata la mafia ad ucciderlo, ma sarebbero stati i suoi colleghi ed altri a permettere che ciò accadesse”».

Ultime News

Articoli Correlati