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Riforma del Csm, l’Anm si spacca

Dalla Anm già arrivano bocciature sul mini sorteggio previsto nella riforma del Csm
Nessun documento raggiunge la maggioranza. Si ritenterà comunque alla prossima riunione, che dovrebbe essere convocata per il 18 e il 19 dicembre.
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L’Anm di spacca sulla riforma elettorale del Csm, che dovrà arrivare in dirittura d’arrivo entro maggio, affinché l’elezione del nuovo Consiglio, prevista a luglio 2022, possa avvenire con la nuova legge elettorale. Il sindacato delle toghe, ha riunito il suo Comitato direttivo centrale, ma non è riuscita a trovare una posizione comune sulla riforma: nessuno dei documenti proposti ha raggiunto la maggioranza. Solo uno dei testi proposti ha sfiorato ha incassato la metà dei voti favorevoli, 18 contro 18. Si tratta dl testo presentato dalla corrente di centro Unità per la Costituzione e si esprimeva a favore della proposta della Commissione ministeriale presieduta da Massimo Luciani, che indica il sistema proporzionale con voto singolo trasferibile.
Poco prima era stato bocciato un documento di segno opposto, presentato da Magistratura Indipendente e la proposta di convocare un referendum. Gli eletti di Articolo 101 volevano che gli iscritti si pronunciassero sul sorteggio dei componenti del Csm, che loro ritengono l’ unica strada possibile per un reale rinnovamento dopo lo scandalo delle nomine emerso con le intercettazioni di Luca Palamara. Avevano chiesto il referendum anche sulla rotazione dei magistrati negli incarichi direttivi. Ma sono rimasti isolati.
Nessun documento è stato invece presentato da Area, che in questo momento ha la presidenza dell’Anm con Giuseppe Santalucia. Difficile che le diverse posizioni possano trovare a breve una composizione. Si ritenterà comunque alla prossima riunione, che dovrebbe essere convocata per il 18 e il 19 dicembre. L’unico atto approvato dal Comitato direttivo centrale è un richiamo ai gruppi a non usare il logo dell’Anm nei loro documenti, visto che spetta soltanto agli organi a cui è affidata la rappresentanza esterna del sindacato delle toghe.
Secondo l’Anm, quel che è certo è che il carrierismo in magistratura va fermato ma non con la rotazione negli incarichi semidirettivi. La strada da seguire, per «combattere la diffusa opinione» che i ruoli di vertice «siano ormai appannaggio di una cerchia ristretta di colleghi, in vario modo collegati» alle correnti, è un’altra: rendere «più oggettivi e prevedibili» i criteri di nomina da parte del Csm, con «una seria rivisitazione» delle norme regolamentari in vigore. Un’affermazione contenuta in un documento approvato a larga maggioranza (26 favorevoli, 5 contrari e 4 astenuti) dal Comitato direttivo centrale dell’Anm.

«La rotazione svilisce le professionalità acquisite, deresponsabilizza chi ricopre l’incarico e contrasta con l’obiettivo primario da perseguire, ossia quello di assicurare una ottimale funzionalità degli uffici, che necessita di continuità nelle funzioni di coordinamento e di ausilio alla dirigenza, nonché della valorizzazione delle esperienze maturate nella giurisdizione», sottolinea il documento che perciò propone al legislatore una via alternativa in vista della riforma dell’ordinamento giudiziario e del Csm. In sostanza nuove regole che portino il Csm anche a una più rigorosa valutazione sui risultati raggiunti prima di confermare il magistrato nel suo ruolo, con il vincolo per i semidirettivi di non poter presentare nuove domande sino alla scadenza dell’incarico ricoperto.

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