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Messa alla prova per 102 detenuti in musei, parchi archeologici e biblioteche

Il protocollo d'intesa tra i minsteri della Giustizia e della Cultura prevede la messa per la messa alla prova di detenuti in 52 siti culturali
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Per la prima volta nella storia repubblicana, la ministra della Giustizia Marta Cartabia e il ministro della Cultura Dario Franceschini hanno siglato un protocollo d’intesa per la tutela del patrimonio culturale con il coinvolgimento della amministrazione penitenziaria. L’accordo – che durerà 5 anni – consentirà a 102 imputati messi alla prova di lavorare gratuitamente in 52 sedi del ministero della Cultura: musei, parchi archeologici, biblioteche, sparsi per tutta l’Italia.

Il ministero della Cultura mette a disposizione presso le proprie sedi, almeno 102 posti per lo svolgimento del lavoro di pubblica utilità in favore della collettività. Le sedi del ministero presso le quali potrà essere svolto il lavoro di pubblica utilità non retribuito sono complessivamente 52 dislocate su tutto il territorio nazionale. Le sedi del ministero dei Beni culturali provvederanno ad aggiornare costantemente i Tribunali e gli Uffici di esecuzione penale esterna territorialmente competenti sulla situazione dei posti di lavoro non retribuito disponibili presso le proprie strutture per favorire l’attività di orientamento e avvio degli imputati al lavoro di pubblica utilità.

L’Ufficio di esecuzione penale esterna ( Uepe) territorialmente competente, che redige il programma di trattamento, si impegna a conciliare le esigenze della persona sottoposta alla messa alla prova con quelle della sede del ministero, sia nella fase di istruzione del procedimento di messa alla prova, sia durante l’esecuzione dell’attività di pubblica utilità, anche in funzione di eventuali variazioni del programma dell’attività lavorativa, da sottoporre all’approvazione del giudice competente. La convenzione avrà la durata di 5 anni a decorrere dalla data di sottoscrizione e sarà considerata tacitamente rinnovata, salvo comunicazione scritta di disdetta da una delle parti entro due mesi dalla scadenza.

«È importante che lo strumento dello svolgimento di lavori di pubblica utilità ai fini di messa alla prova – ha dichiarato il ministro della Cultura, Dario Franceschini – trovi applicazione nei luoghi della bellezza. Guardando l’elenco degli archivi, delle biblioteche e dei musei in cui sarà possibile operare, non si può che pensare che ciò farà del bene alle persone che verranno coinvolte. Partiamo da 52 siti e 102 persone, ma i luoghi della cultura sono tanti e c’è ampio margine per ampliare questa positiva collaborazione tra il ministero della Cultura e il Ministero della Giustizia, che mi fa piacere sia la prima di questo genere».

È intervenuta anche la ministra della Giustizia Cartabia: «È una forma di visione della giustizia, come riparazione del danno inflitto alla collettività, che trovo feconda». E ha aggiunto: «La Costituzione non parla di carcere, ma di valenza rieducativa della pena, che trova nell’ istituto della messa alla prova un’espressione particolarmente riuscita. E viene potenziato nella delega penale. I vantaggi sono molteplici: alleggerire il carico tribunali; dare sollievo alle strutture detentive; evitare il passaggio in carcere, quando possibile. E soprattutto stimola questa cultura della pena, come riparazione nei confronti della persona offesa e della collettività».

 

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