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Suicidi in carcere, sono 3 nell’ultima settimana: tra loro un internato

ergastolo ostativo
Il 25 ottobre un detenuto di 36 anni si è tolto la vita a Pavia, il 30 ottobre è stata la volta di un internato nella Casa di Reclusione di Isili e il 31 ottobre un recluso nella Casa Circondariale di Monza. Sono 47 dall’inizio dell’anno
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Nel giro di una settimana si sono verificati tre suicidi nelle carceri, tra loro un internato. Salgono così a 47 i detenuti suicidati dall’inizio dell’anno. A lanciare l’allarme è la redazione di Ristretti Orizzonti, denunciando il silenzio sugli ultimi suicidi.Il 25 ottobre scorso un detenuto italiano di 36 anni si è tolto la vita nella Casa Circondariale di Pavia. Mentre il 30 ottobre si è suicidato un internato nella Casa di Reclusione di Isili e il 31 ottobre un detenuto nella Casa Circondariale di Monza.

L’anno scorso i suicidi sono stati 62

A confermare gli ultimi due suicidi è il garante nazionale delle persone private della libertà Mauro Palma. Siamo, com’è detto, arrivati a 47 suicidi, per un totale di 109 detenuti morti. L’anno scorso, periodo dove i contagi erano allarmanti e quindi le inevitabili chiusure e forti restrizioni all’interno delle carceri italiane, abbiamo raggiunto un totale di 62 detenuti. Numero altissimo, ma non come l’anno 2009 con 72 suicidi, il numero più alto nella storia della Repubblica. Ma se il 2020 era terribile per via della pandemia, che non pochi problemi ha creato anche nel mondo di fuori, figuriamoci “dentro” dove i problemi sono amplificati, ciò non dovrebbe trovare “giustificazione” in questo anno ancora non avviato alla conclusione.

La Uilpa denuncia l’esclusione di risorse per le carceri e il Corpo di polizia penitenziaria

Da una parte cresce il numero del sovraffollamento, dall’altra manca un decreto carcere più volte reclamato anche dai sindacati di polizia penitenziaria. Non solo. Gennarino De Fazio, Segretario Generale della Uilpa Polizia Penitenziaria, a proposito della manovra di bilancio approvata dal governo e che sta per approdare alle Camere, denuncia l’esclusione di risorse per le carceri e il Corpo di polizia penitenziaria.

In particolare, niente è previsto per i detenuti affetti da patologie psichiatriche, nessuna risorsa viene stanziata per le infrastrutture e il lavoro carcerario, nulla di nulla viene appostato per l’ordinamento, gli organici e gli equipaggiamenti della Polizia penitenziaria. «Quanto si sta perpetrando sembra davvero inverosimile – sottolinea il Segretario della Uilpa –, non solo in relazione all’emergenza carceraria tuttora in atto e dopo i ripetuti ed eclatanti episodi di cronaca, giunti sino alla sparatoria di Frosinone, ma anche in relazione alle parole pronunciate dallo stesso presidente del Consiglio, Mario Draghi, durante la replica alla discussione generale sulla fiducia alla Camera dei Deputati, laddove ha tra l’altro sottolineato che non deve essere trascurata la condizione di tutti coloro che lavorano e vivono nelle carceri. Parole, però, che sembrano destinate a rimanere clamorosamente tali».

Incalza De Fazio: «Peraltro, tutto ciò sembra anche in assoluta antitesi con quanto riferitoci dalla ministra della Giustizia Marta Cartabia e dal sottosegretario delegato Francesco Paolo Sisto nella riunione che abbiamo tenuto in Via Arenula meno di due settimane fa. In quella occasione, difatti, si è parlato di medici del Corpo, di assunzioni straordinarie, di stanziamenti per moderne tecnologie ed equipaggiamenti. Invece niente di niente». E infine conclude: «Considerato lo stato comatoso delle carceri e l’inadeguatezza degli organici del Corpo di polizia penitenziaria quantificata dallo stesso Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria in 17mila donne e uomini mancanti, auspichiamo che nei passaggi parlamentari si ponga efficace rimedio a omissioni che condurrebbero il sistema penitenziario al totale disfacimento, sulla pelle di operatori e detenuti. Non escludiamo, peraltro, nessuna forma di mobilitazione al fine di sensibilizzare sul tema l’opinione pubblica e, soprattutto, quella politica che, evidentemente, finge di accendere i riflettori sulle carceri solo in occasione di fatti eclatanti, per spegnerli e voltarsi dall’altra parte immediatamente dopo».

Il suicidio di un internato fa riflettere su chi ha scontato la pena ma resta in carcere

Il carcere senza suicidi non esiste né esisterà mai, ma se si supera una certa soglia, sicuramente bisogna intervenire per ridurre il danno. Il suicidio da parte di un internato presso la Casa di reclusione di Isili della Sardegna pone di nuovo l’attenzione anche sul discorso di questa figura che ha finito di scontare la pena, ma rimane di fatto un detenuto. Parliamo del cosiddetto doppio binario, residuo della concezione fascista della pena, ma che, a quanto pare, anche la Corte Costituzionale non l’ha messo in discussione se pensiamo alla recente pronuncia dove ha sentenziato che è legittimamente costituzionale internare una persona al 41 bis.

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