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Intercettazioni, contratti secretati. Il Copasir ora chiede chiarezza

L’ordinamento italiano è tra i maggiori utilizzatori di tali strumenti, ma risultano registrati alla Corte dei Conti solo quattro accordi di noleggio per i sistemi “spia”
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Le Procure della Repubblica “sfuggono” al controllo preventivo di legittimità dei contratti. Nel 2020, ad esempio, risultano registrati alla Corte dei Conti solo quattro contratti di noleggio per sistemi di intercettazioni. E tutti, per altro, relativi ad un’unica sede di tribunale. Un dato che stride con la «ponderosa attività delle Procure (140, ndr) in merito all’impiego di sistemi di intercettazione che vede l’ordinamento italiano tra i maggiori utilizzatori di tali strumenti». A rilevarlo è stato il Copasir, presieduto dal senatore Adolfo Urso (Fd’I), che ha analizzato la relazione della Sezione centrale per il controllo sui contratti secretati della Corte dei conti.

«Si evidenzia una zona grigia di atti che le Amministrazioni o gli Enti non inviano alla Sezione in nessuna fase del controllo o ritirano se oggetto di osservazioni. I contratti senza visto e registrazione della Sezione non sono efficaci ma la Sezione stessa non dispone di poteri che possano far emergere ciò che non viene a sua conoscenza», affermano i relatori del documento, il senatore Francesco Castiello (M5S) e l’onorevole Elio Vito (FI), depositato questa settimana.Il codice dei contratti pubblici ha demandato alla Corte dei conti le attività di controllo preventivo sulla legittimità e sulla regolarità dei contratti secretati e un controllo successivo sulla regolarità, correttezza ed efficacia della gestione.

Sulla questione dei contratti secretati, in particolare, il Copasir nelle scorse settimane ha svolto le audizioni della ministra della Giustizia, Marta Cartabia e del presidente della Sezione centrale della Corte dei conti, Luciano Calamaro. La Guardasigilli ha ricordato che le modifiche introdotte sul punto dalla Riforma Orlando della giustizia del 2017 con la previsione che le tariffe per i servizi erogati dai fornitori privati siano determinate con decreti ministeriali. Con un decreto legislativo del 2018, poi, le spese di intercettazione sono state inserite tra le spese di giustizia disciplinate dal testo unico del 2002. Le attività di intercettazione, dunque, sono ora affidate a un soggetto privato con un conferimento d’incarico da parte del pm nell’ambito di uno specifico procedimento e il relativo costo è considerato come una spesa di giustizia. La ministra ha evidenziato come da tale impostazione deriverebbe la conseguenza che il provvedimento di affidamento dell’incarico non debba più sottostare all’obbligo di controllo della Corte dei conti. Una impostazione, però, in contrasto con le norme europee: la Commissione europea, infatti, ha messo in mora l’Italia perché non ha ottemperato «agli obblighi basati sull’assimilazione dei contratti per le intercettazioni a transazioni commerciali».

Non si esclude la richiesta di un’interpretazione ufficiale alla Corte di giustizia dell’Unione europea. La ministra, comunque, ha assicurato che sta svolgendo un’opera di monitoraggio e di interlocuzione con le Procure per giungere ad una armonizzazione delle tariffe. Il tariffario proposto è considerato troppo rigido e pone problemi nei casi in cui fissa tariffe inferiori alla media. La finalità dell’approfondimento da parte del Copasir su tale tematica era finalizzata ad «individuare gli strumenti normativi più idonei alla tutela informatica del Paese». Nel 2018 l’occasione fu offerta dal caso Hacking Team, azienda italiana che nel luglio del 2015 subì l’esfiltrazione di un’ingente quantità di dati resi pubblici tra cui mail, fatture e il codice sorgente del software. Per il Copasir serve «una valorizzazione di apposite linee guida tra le aziende coinvolte e gli uffici giudiziari competenti, sull’esempio di alcune Procure italiane, per il corretto impiego delle strumentazioni volte ad attività di intercettazione e captazione».

In questa legislatura il Copasir ha reputato opportuno avviare un approfondimento della materia, anche tenuto conto dell’impatto del caso Exodus, un software di captazione utilizzato da varie Procure per condurre investigazioni informatiche e che nel 2019 era stato oggetto di indagine da parte della Procura di Napoli. L’indagine aveva appurato che non vi erano garanzie di sicurezza circa la conservazione e la gestione dei dati sulla piattaforma Exodus e che le misure di sicurezza non erano idonee a mantenerne la segretezza e l’integrità. Castiello e Vito, in conclusione, hanno proposto alcune misure per ridurre le criticità, come il potenziamento dell’apparato sanzionatorio della Sezione centrale della Corte dei conti; la previsione che il Copasir possa fornire un parere sulla relazione della Sezione centrale della Corte dei conti; l’introduzione dell’obbligo di motivare adeguatamente la secretazione.

Il Copasir, infine, preso atto di quanto rappresentato dalla Guardasigilli, ha segnalato l’esigenza di interventi normativi per migliorare la disciplina dell’affidamento del servizio di intercettazione rafforzando la protezione dei diritti fondamentali, con particolare riguardo alla privacy, garantendo un controllo effettivo sui contratti stipulati, ed armonizzando le tariffe con le quali sono remunerati i fornitori del servizio. «Il mondo della giustizia piange miseria – commenta il consigliere del Cnf Stefano Bertollini -. Si potrebbero fare assunzioni di personale amministrativo e di magistrati. Queste spese senza controllo fanno spavento».

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