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Fine vita, slitta ancora l’esame alla Camera. Cappato: «Il governo chiarisca»

L'esecutivo non ha fornito i pareri attesi al testo sull'eutanasia. L'Associazione Coscioni: «Il governo dica se intende rispettare la sentenza della Consulta sul suicidio assistito»
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Slitta a data da definirsi l’approdo in Aula alla Camera della proposta di legge sul fine vita. Lo ha annunciato in Assemblea il presidente di turno Andrea Mandelli, spiegando che la richiesta di rinvio del testo unificato sull’eutanasia è arrivata dalle commissioni Giustizia e Affari sociali, dopo che il governo – che ieri non aveva fornito gli attesi pareri – ha chiesto di far slittare alla prossima settimana l’avvio dell’esame degli emendamenti. Il provvedimento era atteso in Aula lunedì prossimo 25 ottobre, ora toccherà alla conferenza dei capigruppo ristabilire il nuovo calendario.

«Il governo Draghi si rifiuta di fornire i pareri sugli emendamenti al testo base sul suicidio assistito. Dopo tre anni di inazione, il ritardo che si protrae di settimana in settimana è un chiaro segnale politico di contrarietà al tema», commenta in una nota l’Associazione Coscioni, promotrice del referendum sull’eutanasia legale. «Non possiamo non interpretare il comportamento omissivo e dilatorio dell’esecutivo e in particolare dei ministri responsabili Cartabia e Speranza, come una precisa scelta politica di contrarietà a che finalmente, a tre anni dal primo richiamo da parte della Corte costituzionale in occasione del processo Cappato, la sentenza della Consulta sia rispettata e la legge sia adottata dalle Camere. Come Associazione Luca Coscioni auspichiamo che le parlamentari e i parlamentari decidano di reagire in difesa delle prerogative del Parlamento pretendendo un termine certo per l’esame degli emendamenti e del passaggio del provvedimento in Aula», spiega Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione.

«L’infinito e ingiustificato ostruzionismo trova riscontro anche nell’atteggiamento di governo e Parlamento nei confronti di Mario (e ora anche di Antonio) in attesa dell’avvio dell’iter presso l’Asl per la verifica delle condizioni per poter accedere al suicidio assistito. Il ministro Speranza giustifica la sua inazione con la necessità di trovare un accordo con le Regioni. La sentenza di incostituzionalità della Corte sull’art. 580 del codice penale è chiarissima, direttamente applicabile dal 28 novembre 2019. Non prevede atti successivi, ha valore di legge in sè», aggiunge Filomena Gallo, segretario dell’Associazione Luca Coscioni. «Non ci sono più scuse né alibi per la mancata assunzione di responsabilità. Le istituzioni devono garantire l’esercizio del diritto di libertà di scelta delle persone. Non fornendo un parere su di un testo di legge sul suicidio assistito il governo lascia intatte discriminazioni inaccettabili per la persona malata in base alla gravità dello stato della sua malattia. Il legislatore non può adottare norme che mantengono discriminazioni tra malati. Sembra ormai chiaro che governo e Parlamento vogliono vietare in ogni modo che si possa decidere sulla propria vita», conclude.

 

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