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Il Garante: «Quelle strutture sono inadatte a trattenere gli stranieri espulsi»

La relazione del Garante dei detenuti sui locali utilizzati dall’Autorità di pubblica sicurezza per il trattenimento delle persone straniere in attesa di espulsione presso le Questure di Parma e Bologna
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Ambienti completamente vuoti e come unico elemento di arredo hanno una panca in muratura o metallo, lungo una delle pareti, che funge sia da seduta che da giaciglio per il riposo notturno. In alcuni casi, come a Parma, le finestre sono schermate dall’imposta esterna che rimane sempre chiusa impedendo il passaggio di luce e aria naturali.

A Bologna, addirittura, le stanze hanno una parete di vetro. Privacy, di fatto, violata. Parliamo di alcune criticità emerse dal rapporto tematico del Garante nazionale delle persone private della libertà, per quanto riguarda i locali utilizzati dall’Autorità di pubblica sicurezza per il trattenimento delle persone straniere presso le Questure di Parma e Bologna. Tecnicamente sono definite “strutture diverse e idonee” adibite per il trattenimento del cittadino straniero in fase di esecuzione dell’espulsione. Il garante nazionale, nel rapporto, fa una breve premessa a relativamente all’evoluzione normativa dell’istituto e alle aree di valutazione prese in considerazione nell’attività di monitoraggio.

La possibilità di utilizzare «strutture diverse e idonee nella disponibilità dell’Autorità di pubblica sicurezza e locali idonei presso l’ufficio di frontiera interessato» per trattenere temporaneamente lo straniero espulso destinatario di un provvedimento di accompagnamento alla frontiera è stata introdotta con il decreto- legge 4 ottobre 2018 n. 1131. Fin da subito il Garante nazionale, con il parere espresso nell’ambito dell’iter di conversione dell’atto governativo, ha rilevato che la fattispecie detentiva sollevava numerosi profili di criticità relativi, in particolare, all’assenza esplicita di una disciplina delle condizioni di trattenimento e alla formulazione eccessivamente generica della norma, che oltre a non individuare in maniera puntuale i nuovi luoghi di privazione della libertà, rinvia a una vaga nozione di ‘ idoneità’ per la loro determinazione.

Nel suo parere, il garante nazionale, pur ravvisando sotto il profilo delle condizioni materiali un’analogia con le “camere di sicurezza”, ha messo in risalto la necessità che, qualora queste ultime siano ritenute dall’Autorità di Pubblica sicurezza e dall’Autorità giudiziaria idonee al trattenimento dello straniero, trovino completa e compiuta attuazione tutti i diritti riconosciuti a chi sia sottoposto a una misura di detenzione amministrativa.

CONDIZIONI MATERIALI, IL RAPPORTO

I locali individuati dalle Questure di Parma e Bologna consistono in due ampie stanze situate al pianterreno simili tra loro e – come osserva il Garante sotto molteplici aspetti non conformi alla normativa e agli standard di settore. Entrambi sono dotati di finestre. Nel caso della Questura di Parma, tuttavia, sono schermate dall’imposta esterna che rimane sempre chiusa impedendo il passaggio di luce e aria naturali. Compensa in parte la presenza di un impianto di areazione.

Gli ambienti sono completamente vuoti e come unico elemento di arredo hanno una panca in muratura ( Parma) o metallo ( Bologna) lungo una delle pareti, che funge sia da seduta che da giaciglio per il riposo notturno. Anche solo valutando tale aspetto, il Garante osserva che appare difficile considerare tali locali come rispondenti ad «adeguati requisiti igienico- sanitari e abitativi», anche in considerazione dello stato di ammaloramento e di sporcizia delle pareti.

Fatte salve le coperte, nessun ulteriore materiale, come effetti letterecci e materasso, viene fornito per il pernottamento. Tale parametro deve, peraltro, essere considerato anche a tutela delle persone fermate a fini identificativi nei casi in cui siano costrette a trascorrere la notte in Questura. Da rapporto tematico del Garante, risultano, altresì, completamente assenti tavoli e sedute per la consumazione dei pasti; i bagni (privi di doccia) sono esterni, fruibili pertanto solo con l’intervento del personale di Polizia.

Il Garante osserva un ulteriore disallineamento dagli standard internazionali che è rappresentato dall’assenza di un pulsante di chiamata azionabile dall’interno per eventuali necessità. I locali sono, tuttavia, videosorvegliati sia attraverso telecamere interne ai locali, sia tramite una telecamera posta in corridoio. Ma c’è il rovescio della medaglia. Nei locali della Questura di Bologna, le stanze hanno infatti una parete a vetro che consente una visione completa dell’ambiente da parte di chi si trovi nella sala di controllo contigua posta tra le due stanze: secondo il Garante, una simile configurazione determina, una violazione della privacy delle persone trattenute, particolarmente grave nel caso di permanenza di cittadini stranieri di sesso diverso, che possono vedersi attraverso le pareti divisorie in vetro. Secondo quanto riferito al Garante, la capienza massima per stanza è pari a due persone, ma dalla disamina dei registri è emersa in qualche caso la presenza complessiva contemporanea, tra i due locali, di cinque persone. A questo si aggiunge un’altra grave criticità: in tutte le Questure visitate non è presente un’area esterna in cui la persona trattenuta possa trascorrere almeno un’ora al giorno all’aria aperta.

 

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