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Caso Regeni, gli avvocati degli 007 egiziani: «Così si è salvato il diritto»

Intervista esclusiva ai difensori degli agenti dei servizi segreti egiziani imputati per la morte di Giulio Regeni: «Solidarietà alla famiglia, ma non ci sentiamo dalla parte sbagliata...»
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Anna Lisa Ticconi, Paola Armellin, Filomena Pollastro e Tranquillino Sarno sono gli avvocati difensori degli agenti dei servizi segreti egiziani imputati per la morte di Giulio Regeni. Per gli 007 alla sbarra ( il generale Sabir Tariq, i colonnelli Usham Helmi e Athar Kamel Mohamed Ibrahim, ed il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif) il 14 ottobre scorso la Corte d’Assise di Roma ha annullato il rinvio a giudizio, disposto a maggio dal Gup, e rinviato gli atti. Si ripartirà quindi dall’udienza preliminare.

L’obiettivo è preciso e al tempo stesso garantista: rendere effettiva la conoscenza del processo agli imputati e farlo reggere da subito su solide basi con l’attivazione di un «meccanismo riparatorio pieno» in tema di conoscenza del processo. Verrà evitato, per usare le parole del professor Giorgio Spangher, il «tarlo della invalidità», preservando il diritto al «giusto processo». Il percorso si fa più tortuoso, ma non sacrificherà i diritti delle parti. Gli avvocati Ticconi, Armellin, Pollastro e Sarno non ci stanno a passare, per il delicato ruolo assunto nel processo Regeni, come coloro che stanno dalla parte sbagliata. Anzi. Ribadiscono con forza il diritto di difesa, compreso quello degli agenti dei servizi segreti egiziani, che non può e deve essere compresso per ragioni mediatiche o, peggio ancora, usato come un boomerang in una insopportabile gogna ciclicamente messa in moto in Italia. «Vogliano prima di tutto – dicono al Dubbio Armellin, Ticconi, Pollastro e Sarno esprimere la nostra vicinanza e solidarietà alla famiglia Regeni, il cui dolore immenso merita rispetto. Non ci siamo mai sentiti dalla parte sbagliata. I quattro imputati sono stati fortunati. Non hanno trovato avvocati alle prime armi, di primo pelo, ma difensori con anni di esperienza che hanno analizzato punto per punto il caso, senza mai risparmiarsi. Abbiamo anticipato le spese, abbiamo studiato migliaia di pagine. Abbiamo fatto il nostro lavoro con dedizione e passione. La nostra vittoria, occorre ribadirlo, non è la sconfitta della famiglia Regeni. Abbiamo vinto noi e si è salvato il diritto».

Il provvedimento della Corte d’Assise di qualche giorno fa ha analizzato con precisione le procedure notificatorie a garanzia di un giusto processo. Per tutti. «Riteniamo – commentano i difensori degli 007 egiziani – che sia ineccepibile e condivisibile in punto di fatto e di diritto, avendo ribadito il diritto di difesa degli imputati ed il diritto ad un giusto processo ai sensi degli articoli 24 e 111 della Costituzione e dell’articolo 6 della Cedu. La nostra difesa ha illustrato, anche in sede di udienza preliminare, che l’applicazione della dichiarazione di assenza, non potesse basarsi su mere presunzioni di conoscenza del procedimento penale, ma sulla certezza della vocatio in iudicium».I difensori degli agenti di sicurezza egiziani sulle questioni tecniche fanno delle riflessioni accurate. «La dichiarazione di assenza degli imputati – spiegano -, emessa del Gup il 25 maggio scorso, costituiva un gravissimo e pericoloso precedente e la Corte di Assise, III Sezione, con un provvedimento puntuale, ed in perfetto ossequio alla normativa vigente, ha accolto la nostra tesi, quando abbiamo ribadito che la conoscenza di un procedimento penale a proprio carico non può farsi desumere da notizie diffuse dai mass media o dai social network, non essendo possibile alcuna presunzione, poiché altrimenti il sacrosanto diritto di difesa di ciascuna persona verrebbe irrimediabilmente leso».

La Carta costituzionale, in tutti i processi, assurge a chiaro punto di riferimento. Ci sono dei processi, come quello in corso sulla morte di Giulio Regeni, che provocano un clamore mediatico ed una pressione di non facile sopportazione. «Il ruolo dell’avvocato – proseguono i legali dei militari egiziani – è proprio quello di fare in modo che ogni processo sia un giusto processo e che tutte le regole vengano sempre rispettate, affinché quanto prescritto, in primis, dalla nostra Costituzione, trovi sempre una puntuale ed irrinunciabile applicazione. Questo anche quando si è in contrasto con l’opinione pubblica e la stampa. Il lavoro quotidiano degli avvocati negli studi e nelle aule di giustizia è da sempre costantemente rivolto a garantire il principio di legalità ed il rispetto dei diritti fondamentali ed insopprimibili, che fanno parte del nostro patrimonio giuridico e culturale, ancor di più in questo periodo in cui incertezza e confusione disorientano i propri assistiti. Periodo durante il quale, allorquando vengono contestati delitti particolarmente gravi, come quelli che riguardano la morte di Giulio Regeni, si rischia che vengano calpestate le più solide e garantiste norme procedurali a tutela del giusto processo».

Quali fasi si svilupperanno per fare chiarezza sulla morte di Regeni, dopo la decisione della Corte d’Assise? «Questo procedimento – concludono Ticconi, Armellin, Pollastro e Sarno – risulta assai complesso, non solo per la risonanza mediatica, ma anche in considerazione delle ulteriori tematiche giuridiche sottese, che sono state trattate durante l’udienza preliminare».Il tema della rogatoria con un nuovo tentativo di notifiche terrà banco nelle prossime settimane e nei prossimi mesi.Entro gennaio il Gup potrebbe fissare una nuova udienza per discutere proprio di notifiche e reperibilità degli imputati. Il giudice potrebbe procedere con una nuova rogatoria finalizzata a chiedere all’Egitto l’elezione di domicilio dei quattro alti ufficiali. Vista la mancanza di collaborazione da parte delle autorità egiziane, la risposta potrebbe essere il prolungamento del silenzio. Quello stesso silenzio calato nel 2017 e che ha reso impossibile ogni confronto e collaborazione costruttiva. Con la probabile conseguenza di una sospensione del processo, sperando che l’Egitto cambi approccio rispetto alla vicenda. In questa fase il lavoro diplomatico potrebbe rivelarsi prezioso per cercare di venire a capo di una situazione complicata, ma non per questo demolitrice delle garanzie processuali e dell’affermazione della giustizia per la famiglia di Giulio Regeni.

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