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Abusi sui minori in Francia, il governo: “I preti rinuncino al segreto della confessione”

L'annuncio del ministro dell’Interno francese, Gerald Darmanin, dopo lo scandalo sui presunti abusi sessuali. Il presidente della Conferenza episcopale francese: "Il segreto della confessione è più forte delle leggi della Repubblica"
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I preti che vengono a conoscenza di abusi sessuali contro «adolescenti e bambini con meno di 15anni di età» devono riferire questi fatti di pedocriminalità alla Giustizia e non opporre il segreto della confessione: lo ha detto il ministro dell’Interno francese, Gerald Darmanin, intervenendo all’Assemblea Nazionale dopo un incontro con il presidente della Conferenza episcopale francese, Eric de Moulins-Beaufort. Pochi giorni fa quest’ultimo, nel pieno dello scandalo scoppiato con il rapporto di una commissione indipendente sui presunti abusi sessuali commessi dai preti in Francia, aveva affermato che il segreto della confessione è «più forte delle leggi della Repubblica», che non può essere violato e che occorre «trovare un modo diverso» per perseguire penalmente chi ha commesso abusi sessuali senza infrangere il segreto.

«Il segreto della confessione – ha aggiunto Darmanin – è da quasi 200 anni nel nostro diritto ed è conosciuto come un segreto professionale alla stregua di quello dei medici e di quello degli avvocati. Vi sono però delle eccezioni, soprattutto per quanto riguarda i reati commessi a danno di minori di 15 anni». Il ministro ha quindi aggiunto che «è inoltre evidente che non può esserci alcuna sanzione contro i religiosi o chiunque altro sia a conoscenza di abusi sessuali contro bambini ma bisogna riferire i fatti alla Giustizia del nostro Paese».

Secondo il rapporto, redatto da una commissione indipendente presieduta da Jean-Marc Sauvè, dal 1950 al 2020 in Francia 216mila persone di età superiore ai 18 anni sono state vittime di violenze o aggressioni sessuali da parte di preti o religiosi cattolici. Ma il numero delle vittime, ha precisato Sauvè, «sale a 330 mila se si aggiungono gli aggressori laici che operano nelle istituzioni della Chiesa cattolica».

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