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La sfida della Polonia all’Ue: «Non può imporre agli Stati membri leggi contrarie alla loro storia»

Così il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki, in un videomessaggio trasmesso durante la convention nazionale degli ultranazionalisti spagnoli di Vox
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«Il ruolo dell’Unione Europea è sostenere lo sviluppo dei Paesi, senza imporre loro idee contrarie alla loro storia e identità e senza imporre loro soluzioni legali che siano incompatibili con il loro ordinamento giuridico»: così il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki (in foto), in un videomessaggio trasmesso durante la convention nazionale degli ultranazionalisti spagnoli di Vox. «Non possiamo lasciare questo aspetto nelle mani di chi non comprende che l’unità non è omologazione. Dobbiamo proteggere le differenze delle comunità nazionali, perché da queste diversità dipende la forza del nostro continente», ha aggiunto il premier polacco. «L’Europa è la nostra casa comune, dove vivono nazioni differenti e ognuna deve avere garantito uno sviluppo sovrano», è un altro dei passaggi del videomessaggio del premier polacco alla convention di Vox.
Il riferimento è alla decisione, presa nei giorni scorsi, dal Tribunale costituzionale polacco, che ha stabilito una sorta di controlimite verso la Corte di giustizia, sancendo il principio della primazia della Costituzione nazionale sul diritto dell’Unione.
Secondo una nota del ministero degli Esteri polacco, trasmessa dall’ambasciata di Polonia a Roma, «le Costituzioni nazionali degli Stati membri dell’ Ue sono sempre al primo posto nella gerarchia del diritto. La sentenza della Corte costituzionale della Polonia del 7 ottobre 2021 ha confermato la gerarchia vigente delle fonti del diritto in Polonia e nell’Unione europea. Le costituzioni nazionali degli Stati membri dell’Ue sono sempre al primo posto in questa gerarchia. I trattati dell’Ue, in quanto atti di diritto internazionale, hanno la precedenza sul diritto nazionale di rango statutario, ma non possono avere il primato sulla Costituzione – continua la nota -. Questo principio non suscita alcun dubbio nella giurisprudenza dei tribunali e delle Corti costituzionali di molti Stati membri dell’Ue. Questi tribunali hanno ripetutamente affermato che alcuni degli atti delle istituzioni dell’Unione europea, in particolare della Corte di giustizia dell’Ue, sono ultra vires, cioè eccedono i poteri conferiti a tali istituzioni dai Trattati. Tali giudizi sono stati espressi, tra l’altro, in Francia, Danimarca, Italia, Repubblica Ceca, Spagna e Romania. La linea giurisprudenziale più consolidata in questo settore viene portata avanti fin dagli anni ’70 dalla Corte costituzionale federale tedesca», si legge nella nota.
«Sentenze simili sono state adottate in passato anche dalla Corte costituzionale polacca, composta da membri scelti dal Parlamento polacco in tutte le configurazioni politiche sin dal momento dell’adesione della Polonia all’Ue. Nel 2005, la Corte costituzionale presieduta dal giudice Marek Safjan ha stabilito il principio secondo cui “la Costituzione è la legge suprema della Repubblica di Polonia rispetto a tutti gli accordi internazionali che la vincolano, compresi gli accordi sull’attribuzione delle competenze in determinati casi. La Costituzione gode della priorità di validità e di applicazione sul territorio della Polonia” (sentenza dell’11 maggio 2005, causa K 18/04)», prosegue la nota, che cita altre successive sentenze, tra cui quella del 19 dicembre 2006 (causa P 37/05), secondo cui «la Corte costituzionale è tenuta a intendere la propria posizione in modo tale che nelle questioni fondamentali, di portata sistemica, mantenga la posizione di “giudizio di ultima istanza! in relazione alla Costituzione polacca».
Viene menzionata poi la sentenza del 24 novembre 2010 (causa K 32/09), con la quale si è affermato che «l’attribuzione delle competenze all’Ue non può violare il principio della supremazia della Costituzione e non può violare nessuna norma della Costituzione». Secondo il comunicato del ministero polacco, «la sentenza del 7 ottobre conferma questa linea di giurisprudenza ben consolidata. La Corte non ha contestato integralmente le disposizioni del Trattato sull’Unione europea. Tuttavia, ha indicato che l’interpretazione secondo cui esse porterebbero al primato delle norme di diritto internazionale sul diritto nazionale di rango costituzionale sarebbe incompatibile con la gerarchia delle fonti di diritto vigente nella Repubblica di Polonia. L’interpretazione del diritto dell’ Ue, risultante dalla recente giurisprudenza della Corte di giustizia dell’ Ue e messa in discussione dalla Corte costituzionale polacca, porterebbe infatti a una situazione in cui i giudici polacchi sarebbero costretti (dal diritto dell’Ue, cioè da una norma giuridica di ordine inferiore), nel pronunciarsi, a prescindere dalle norme della Costituzione polacca (ossia da una norma giuridica di grado superiore)».
Inoltre, tale interpretazione «stabilirebbe per i cittadini polacchi uno standard di tutela giurisdizionale inferiore rispetto a quello cui hanno diritto ai sensi della Costituzione. Ai sensi della Costituzione, i giudici nominati dal Presidente della Repubblica di Polonia sono inamovibili e nell’esercizio del loro ufficio sono soggetti solo alla Costituzione e agli atti di legge. L’interpretazione del diritto dell’Unione europea messa in discussione dalla Corte costituzionale mirava a ledere tale principio, consentendo l’impugnazione delle sentenze dei giudici della Corte e di fatto privandoli del potere giurisdizionale – cosa che, di conseguenza, priva i cittadini della certezza del diritto e della fiducia nella magistratura. L’accoglimento di tale interpretazione abbasserebbe, quindi, lo standard di tutela giuridica, portandolo al di sotto del livello garantito dalla Costituzione polacca: anche per questo motivo non potrebbe essere riconosciuto dalla Corte costituzionale come conforme alla Costituzione polacca». Ai sensi dell’art. 9 della Costituzione della Repubblica di Polonia, Varsavia «rispetta il diritto internazionale che la vincola».
«Ciò significa che tutti gli obblighi derivanti dal diritto dell’Unione europea, sia primario che secondario, restano in vigore e saranno rispettati dalla Polonia. Restano ferme le disposizioni del Trattato sull’Unione europea indicate nella sentenza della Corte costituzionale del 7 ottobre. È inaccettabile solamente una tale loro interpretazione o applicazione che violi la Costituzione polacca», si conclude la nota.

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