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«La ricerca del Cira per lo sviluppo della Space Economy»

Giuseppe Morsillo, presidente del CIRA (Centro Italiano di Ricerche Aerospaziali), illustra i programmi in ambito nazionale, europeo e mondiale
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«Il mondo politico e non solo, ha finalmente preso consapevolezza dei benefici che può apportare la Space Economy, come la transizione digitale e il controllo del cambiamento climatico», dichiara Giuseppe Morsillo, presidente del Centro Italiano di Ricerca Aerospaziale (CIRA) di Capua.

Approvata dalla Corte dei Conti la gestione finanziaria

Proprio in questi giorni la Sezione di controllo sugli enti della Corte dei conti ha approvato la gestione finanziaria 2019 del Cira). L’esercizio finanziario 2019 del Cira si è chiuso con un utile pari a 5,23 mln euro (a fronte della perdita di 3,15 mln euro nel 2018) dovuto al fattore, sostanzialmente una tantum, rappresentato dai positivi riscontri delle azioni di recupero dei crediti intraprese già dai precedenti esercizi. Il patrimonio netto della Società a fine esercizio 2019, con un valore di 111,33 mln euro, mostra un incremento rispetto al 2018 (+4,9 %). Per attuare il Programma nazionale di ricerche aerospaziali (Pro.R.A.), affidato al Cira sono stati spesi – alla data del 31 dicembre 2019 – 429,3 mln euro su un totale di 428,7 mln euro stanziati.

Lo spazio avrà un ruolo fondamentale al prossimo G20

Il Vertice dei Capi di Stato e di Governo dei Paesi appartenenti al G20, che si terrà a Roma dal 30 al 31 ottobre, è un incontro fondamentale: «I pilastri del prossimo G20 saranno “People, Planet e Prosperity” e proprio per questo lo spazio avrà grande rilevanza nella discussione: l’idea è quella di inserire la Space economy stabilmente in agenda».

Temi ai quali guarda con attenzione anche il governo e Vittorio Colao, il ministro per l’Innovazione Tecnologica e la Transizione Digitale, che ha una delega allo Spazio e all’Aerospazio e il presidente del CIRA sottolinea l’attenzione dell’osservatorio del ministro alla Space Economy è «in termini di capacità di contribuire all’innovazione e, in particolare, di quella digitale. Il pianeta presenta gravi difformità a livello economico e spaziale, un dato evidente anche in Italia e in Europa. Basti pensare alla possibilità di connettersi a Internet, che penalizza dal punto di vista lavorativo alcune zone. Queste disparità determinano inevitabilmente concentrazioni massicce nei grandi centri urbani e un utilizzo non appropriato del territorio e delle sue potenzialità».

Un ente di ricerca che studia comunicazioni innovative

In questo scenario il CIRA rappresenta una realtà pienamente in linea con la Space Economy, come evidenzia l’ingegner Morsillo: «Siamo un ente di ricerca, che studia comunicazioni innovative e lavora in un contesto che possa garantire una mobilità più pulita, ricercando soluzioni per motori propulsivi con diverse tecnologie che vanno dal tradizionale ibrido, all’elettrico, fino al puro idrogeno. Siamo inoltre impegnati nello studio di sistemi automatizzati per il trasporto di persone e merci. Naturalmente lavoriamo anche nel campo dei piccoli satelliti, svolgendo un’attività di supporto alla ricerca della piccola e media impresa, affinché possano entrare nel mercato senza costi eccessivi, organizzando le proprie linee di produzione con la certezza di prodotto qualificato».

Un ruolo propulsivo nel turismo spaziale

Per il presidente del CIRA la formula giusta è quella di «un sistema misto nel quale i privati, che rappresentano una leva importante, abbiano un ruolo propulsivo, come sta accadendo nel turismo spaziale. Il governo rimane istituzionalmente responsabile per la ricerca ed essenziale per regolare e impedire situazioni nelle quali il sistema possa essere utilizzato in maniera non appropriata, sia dalle distorsioni di mercato, sia dalle posizioni eccessivamente dominanti, sia dall’utilizzo militare sconsiderato. A tutto questo va aggiunta la necessità di pianificare, in uno spazio sempre più popolato, le attività di fine vita dei satelliti. Le istituzioni, oltre a queste due funzioni fondamentali, sono chiamate sempre di più a essere utilizzatori».

I sistemi per la gestione di qualsiasi forma di emergenza

E il modello CIRA si basa proprio sul rapporto pubblico-privato, come ci spiega l’ingegner Morsillo: «Nel panorama europeo la nostra è una forma atipica rispetto agli omologhi, che sono interamente pubblici. La ritengo una buona soluzione perché assicura che la ricerca del CIRA possa essere adeguatamente finalizzata, seguita e capitalizzata dall’industria. Senza dimenticare che il nostro procedimento di aggiornamento del programma di ricerca aerospaziale è stato organizzato dal ministero vigilante, il Mur, con un’ampia consultazione della filiera utilizzatrice, interessata a tutte le applicazioni di osservazioni della terra. Il nostro compito è quello di fornire sempre di più strumenti idonei al trattamento dei dati. In particolare mi riferisco all’integrazione di sistemi che forniscono dati in maniera diversa, ma che devono essere processati per un obiettivo comune. Si va dall’applicazione di protezione civile a quella militare, ma anche a quelle di rilievo catastale, di mappatura e di gestione di qualsiasi forma di emergenza. È chiaro che questo sistema, utilizzando i dati più disparati, provenienti da aerei, droni e satelliti, darebbe la possibilità di conoscere in tempo reale, attraverso i terminali mobili, la situazione nelle operazioni di emergenza. Tutto questo conferma l’enorme interesse di tutti i paesi per la Space Economy».

Nel Pnrr attenzione all’aerospazio e alla ricerca

All’interno del Pnrr, il settore aerospaziale e della ricerca hanno uno posto rilevante: «Nei vari filoni di azione del Pnrr si pone attenzione alle comunicazioni, all’osservazione, alla sicurezza della terra e allo studio dei problemi climatici. La nostra attività di ricerca ha l’obiettivo di alimentare le piccole e le grandi imprese. Anche la bioingegneria e il biospace studiano come rendere l’esplorazione spaziale un’attività di vero e proprio sfruttamento di risorse al di fuori dalla terra. Ecco perché lo space main oggi è oggetto di attenzione e di investimenti».

Nel 2022 il 40% dei ricavi Cira da parte terza

«Per quanto riguarda il quadro economico, nel 2020 è stato approvato un nuovo ciclo Prora fino al 2031, che dovrà essere integrato da risorse aggiuntive e abbiamo ricevuto l’autorizzazione a investire parte degli utili. Prevediamo nel 2022 di poter avere sul nostro fatturato un 40% di ricavi da parte terza, percentuale che nel 2018 era del 24%.  Abbiamo nuovi programmi internazionali per lo sviluppo di soluzioni di rientro, per le quali chiave è un brevetto del CIRA. Con altri enti nazionali stiamo studiando il rimpiego delle piattaforme stratosferiche, utilizzate dai vecchi dirigibili, e sistemi di lancio per missili e droni. Infine stiamo assumendo nuovi ricercatori».

Il Cira è diventato un centro di eccellenza mondiale

Tutto questo fa sì che il CIRA occupi una posizione nell’ambito dell’aerospazio e della ricerca «sempre più riconosciuta e strumentale – conclude il presidente Morsillo – grazie al nostro rapporto sinergico con l’Asi e con altre realtà come il Cnr, l’Ingv e l’Enea, che punta ad affermare queste aree di eccellenza in ambito europeo e mondiale. Il CIRA è inoltre ben posizionato nell’Esre (Association of European Space Research Establishments), di cui sono vicepresidente, con la prospettiva della presidenza da metà del prossimo anno per creare un’area comune di ricerca. Anche in ambito aeronautico il CIRA rappresenta l’Italia nell’Isar, nel quale ci sono 26 Paesi a livello mondiale ed è protagonista nell’Erea (la rete di associazioni aereonautica europea). Vorrei infine sottolineare come il CIRA sia diventato un centro di eccellenza mondiale: gli americani vengono a testare i loro sistemi spaziali di rientro, così come cinesi e indiani utilizzano la galleria del vento per le loro componenti aeronautiche».

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