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Caso Becciu, crollo di un processo mediatico

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Il cardinale Becciu è stato rinviato a giudizio per una storia di compravendita di immobili. Ma ora le accuse crollano. Ecco la ricostruzione della vicenda.
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Nei processi celebrati in Vaticano vengono rispettare le garanzie processuali? Sulla giustizia italiana ci poniamo ogni giorno questa domanda e le risposte sono le più varie. Tuttavia in territorio straniero, è impresa ancora più ardua, soprattutto perché non siamo abituati alle regole e alle procedure della Santa Sede. Ma vediamo cosa è successo, ricostruendo prima brevemente il contesto, ossia  il processo iniziato lo scorso 25 luglio e che vede tra gli imputati il cardinale Angelo Becciu, ex Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi ed ex Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato.

La storia è nota: tutto gira intorno alla compravendita del palazzo a Sloane Avenue a Londra, pagato dalla Segreteria di Stato vaticana, negli anni in cui Becciu era Sostituto, molto di più del suo effettivo valore, ossia  circa 160 milioni di euro. Nell’inchiesta si fa riferimento anche altri investimenti sospetti, che secondo l’accusa sarebbero stati effettuati o coperti da Becciu utilizzando soldi provenienti dall’Obolo di San Pietro, che raccoglie le piccole e grandi donazioni che i fedeli affidano al Papa per le opere di carità.

Con Becciu sono a processo altre nove persone, personale ecclesiastico e laico, oltre a personaggi del mondo della finanza internazionale. La Segreteria di Stato vaticana si è costituita parte civile ed è rappresentata dall’ex ministro della Giustizia, l’avvocata Paola Severino. Ora cosa è accaduto di importante? In sintesi uno duro scontro tra accusa e difesa.  Con una ordinanza letta in aula due giorni fa, il presidente del Tribunale vaticano, l’ex procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone, ha disposto la parziale restituzione degli atti, limitatamente a una parte degli imputati e dei reati loro contestati , all’Ufficio del promotore di giustizia, Alessandro Diddi  e Gian Piero Milano. In questo modo sono stati annullati i rinvii a giudizio del Cardinale Angelo Becciu e dei principali imputati (Raffaele Mincione, Fabrizio Tirabassi, Mauro Carlino e Nicola Squillace). In particolare, per quanto concerne Becciu,  tornano all’Ufficio del Pg quelli relativi ai reati di subornazione di testimone e peculato, mentre restano in piedi quattro ipotesi di peculato e due di abuso d’ufficio.

Per l’avvocato Cataldo Intrieri, legale, insieme a Massimo Bassi, di Fabrizio Tirabassi, commercialista che aveva acceso alle casse del Papa: « quanto successo deriva dal fatto che i rappresentanti dell’accusa vaticani, tutti autorevoli giuristi e avvocati, prima del rinvio a giudizio hanno omesso di contestare agli imputati i reati di cui li ritengono responsabili con un formale atto di accusa regolarmente notificato. Senza questo atto formale gli imputati sono stati privati della possibilità di potersi difendere in un contraddittorio che avrebbe potuto sfociare in una archiviazione.

Inoltre in questa vicenda lamentiamo violazioni di principi basilari del diritto internazionale quale il varo di norme che danno pieni poteri ai pm vaticani di arrestare ed intercettare solo ed esclusivamente per questo processo e questi imputati, nonché il rifiuto reiterato di produrre prove decisive come le registrazioni di dichiarazioni di un monsignore pentito e sentito senza il difensore. Sono rilievi che i promotori di giustizia, che sono avvocati, qualcuno anche penalista, dovrebbero avere chiaro».

La questione, secondo Intrieri, assume i contorni simili di quello che accade anche nella giustizia italiana: «Come avviene quotidianamente in ogni palazzo di giustizia, un’indagine governata dal pregiudizio colpevolista di inquirenti e stampa al seguito, quando arriva al vaglio di un giudice mostra la corda delle criticità e dei vizi da cui è afflitta e che emergono per la elementare ragione che viene sottoposta finalmente al contraddittorio con gli avvocati della difesa».

In conclusione, ci dice Intrieri, «il clamoroso processo sulla vendita dell’immobile di Sloane Square è di fatto azzerato e limitato ad ipotesi di reato secondarie».  Abbiamo anche raccolto il parere del promotore di giustizia, avvocato Diddi: «resto davvero basito dal fatto che ci sono avvocati che sostengono che ci sia stata la violazione del diritto di difesa. Appena c’è stato un problema sollevato da un difensore su una questione  controversa relativa alla necessità o meno di tenere gli interrogatori, come promotore di giustizia ho richiesto io la trasmissione degli atti al mio ufficio per riprendere in mano il fascicolo e ricominciare da capo.

Il Tribunale me li ha restituiti, accogliendo la mia richiesta: a chi ha dato ragione, a me o alla difesa? Credo che un tale mio gesto non si sia mai visto in Italia. Io sono innanzitutto un avvocato e proprio per questo ho avuto la sensibilità di richiedere gli atti indietro. Quindi tutti queste polemiche che vengono da miei colleghi mi lasciano davvero senza parole».

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