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«Roma ha perso il miglior sindaco: Calenda. In Italia serve un centro riformista»

Calenda
Rosato (Italia viva): «Calenda ha fatto una campagna elettorale generosa e competente. Roma comunque vada ha perso il miglior sindaco che poteva avere».
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Onorevole Rosato, Calenda, da voi sostenuto a Roma, ha raggiunto quasi il 20 per cento, un ottimo risultato ma ha fallito l’obiettivo di arrivare al ballottaggio. Come giudica il risultato della Capitale?

Calenda ha fatto una campagna elettorale molto generosa e competente, così come ha fatto Italia viva a Roma a partire dai coordinatori, dai parlamentari e dai nostri esponenti. Non per niente i nostri candidati sono ai primi posti tra gli eletti. Dopodiché ha ragione Calenda: l’obiettivo non è stato raggiunto e mi dispiace per Roma: comunque vada ha perso il miglior sindaco che poteva avere.

Il vostro sostegno a Gualtieri nella sfida con Michetti è scontato?

Ne discuteremo nei prossimi giorni. Parleremo con tranquillità verificando l’interesse da parte di Gualtieri di avere il nostro contributo.

La lista riformista a sostegno di Beppe Sala a Milano è andata bene e il sindaco è stato rieletto al primo turno. Sommando la partita di Roma e Milano c’è di nuovo futuro per quella componente politica?

Credo sia opportuno sommare non solo i risultati di Roma e Milano, ma anche quello di Napoli, dove c’è stato l’ottimo exploit di tante liste civiche moderate. Italia viva ha fatto un buon lavoro in molti comuni importanti, magari anche andando assieme al centrodestra: penso a Melfi, dove siamo stati determinanti per la vittoria al primo turno. Così come a Sesto Fiorentino. C’è grande bisogno di un centro riformista moderato nei toni che non guardi al passato ma che sappia interpretare la necessità di una politica che si identifica nello stile di Draghi e non in quello di Conte, della Meloni o del Salvini che la insegue.

A proposito di Napoli, la coalizione a sostegno di Manfredi era molto larga, andava da voi al Movimento. Potrebbe riproporsi anche in futuro, visto il successo dell’ex ministro?

Il Movimento 5 Stelle più il Pd a Napoli fanno un terzo dei voti della coalizione. Direi non marginali ma tutt’altro che determinanti. Il Movimento poi a Napoli, la città di Fico e Di Maio e dove Conte è andato due volte a settimana, dimostra tutta la sua debolezza. Aveva vinto tutti i collegi, oggi ha fatto peggio delle Regionali non arrivando nemmeno al dieci per cento. Direi proprio che a Napoli ha vinto un candidato di grande qualità e dentro una coalizione in cui molte liste moderate hanno saputo raccogliere il consenso in maniera intelligente.

Coalizione larga anche a Bologna, dove Lepore aveva sconfitto la “vostra” Isabella Conti alle primarie per poi ottenere il suo sostegno. Prove generali in vista di un riavvicinamento con il Pd?

A Bologna era veramente difficile perdere. Lepore ha fatto un ottimo risultato ma che questo possa essere un laboratorio politico mi sembra difficile. Direi che in questo caso Isabella Conti ha fatto un bel lavoro ma non riuscirei a vedere in Bologna una sorta di esperimento per il futuro. Anche per il modo in cui il Pd ha trattato tutti i suoi dirigenti che si sono permessi di sostenere la Conti alle primarie invece che lo stesso Lepore.

A Torino invece ci sarà il ballottaggio tra Lorusso, dem ostile ai Cinque Stelle, e il moderato Damilano. Da che parte state?

Dipende molto da come i candidati si porranno nella fase degli apparentamenti ma anche nella chiarezza del messaggio che vorranno trasmettere. Penso che Torino e Trieste siano due partite aperte. Continuo a pensare che le elezioni amministrative non rappresentino laboratori nazionali. A Torino ho visto una bella polemica oggettivamente onesta della candidata sindaca Valentina Sganga contro Conte in cui gli ricorda che un leader mette la faccia dove perde, non dove vince, ma non so cosa farà il Movimento 5 Stelle torinese. Di certo tra tutti i candidati del centrodestra Damilano non porta pistole in corsia e non parla solo di bighe dell’antica Roma.

In Calabria ha vinto Occhiuto, doppiando la candidata di centrosinistra mentre Italia Viva non si è presentata. Perché?

Abbiamo scelto di non schierarci in Calabria con un doppio motivo molto chiaro. Il primo riguarda il centrosinistra, che si era presentato frammentato e peraltro con il Pd che non ci aveva mai voluto coinvolgere nella scelta dei tre candidati che, uno dopo l’altro, ha cambiato nella sfida con Occhiuto. Il secondo motivo è perché Occhiuto è un candidato con un profilo moderato al quale auguriamo possa fare bene per la Calabria, la regione che più soffre nel nostro Paese.

La Lega ieri ha disertato il Consiglio dei ministri sul fisco. Prime conseguenze del voto sul governo?

Salvini proprio non lo capisco. Le sta sbagliando tutte per correre dietro alla Meloni. Peraltro è una corsa che non lo premia. Credo che queste Amministrative rendono solo il governo Draghi più forte perché è lui a guidarlo, a prescindere dalla coalizione che lo sostiene.

Eppure Meloni ha chiesto di eleggere Draghi al Quirinale e poi andare a elezioni anticipate. Pensa che Salvini possa seguirla?

Del presidente della Repubblica è bene parlarne a fine gennaio. Adesso gli italiani si aspettano che la politica dimostri come spendere bene i milioni di euro che da qui al 2026 ogni giorno dobbiamo impegnare per le risorse del Pnrr. Il resto sono forzature e anche attività non tanto utili al dibattito quotidiano.

Tornando al centro, pensa che il risultato di Calenda possa far pensare a un contenitore guidato dallo stesso ex ministro?

Intanto non credo nelle operazioni troppe romanocentriche sulla riorganizzazione del quadro politico, che secondo me subirà un terremoto molto più ampio di quello che riguarda solo il cosiddetto “centro”. Dopodiché invito a osservare i risultati di Azione non soltanto a Roma.

Cosa serve dal punto di vista politico per unire i moderati, a prescindere da chi li guiderà?

Sono i cittadini che spingono per questa proposta politica. Cercano una rappresentanza riformista, liberale, cattolica, moderata nei toni. La sfida è riuscirla a rappresentare e sicuramente noi ci candidiamo a essere di questa partita. Lo spazio deve formarsi sia tra coloro che si collocano nel centrosinistra sia tra coloro che si collocano nel centrodestra.

L’obiettivo è formare una coalizione centrista da qui alle Politiche del 2023?

Questo lo vedremo nei prossimi mesi. Ci sono ancora tante incognite e ora dobbiamo concentrarci su una buona azione di governo a sostegno di Draghi. L’orizzonte è comunque quello del 2023 e sono molto ottimista su un quadro politico che ci vedrà protagonisti. Del resto con Renzi, simpatico o no, abbiamo determinato la fine del governo Salvini e la nascita del governo Draghi.

Nascita del governo Draghi che ha implicato la fine del Conte bis, dove eravate anche voi.

Esatto. Cosa di cui sono sempre molto orgoglioso.

 

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