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Caso Morisi: bugie, contraddizioni e forse una trappola per incastrare la “Bestia”?

Luca Morisi
Il procuratore di Verona, Angela Barbaglio: «Ho sentito dire dalla stampa che c'era stata una chiamata al 112. Può benissimo essere che sia stato così»
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Ogni giorno che passa, la vicenda giudiziaria di Luca Morisi si fa più complicata. Sono più le domande che le risposte al momento. Ma non potrebbe essere diversamente visto che c’è una indagine in corso. Ad alimentare la confusione ci pensa tutta una serie di indiscrezioni, spesso discordanti, emerse su varie testate. L’ennesimo pezzo del puzzle a cui occorre però ancora trovare una collocazione nel quadro generale lo ha offerto il procuratore di Verona, Angela Barbaglio, intervistata da Radio24, a proposito delle modalità che hanno portato i carabinieri il 14 agosto scorso alla verifica nell’alloggio di Belfiore di Luca Morisi: «Ho sentito dire dalla stampa che c’era stata una chiamata al 112. Può benissimo essere che sia stato così, questa circostanza è individuata eventualmente nelle carte processuali».

Rispondendo all’ipotesi che sia stato uno dei due ragazzi romeni, contattati da Morisi, a far intervenire gli investigatori, con due chiamate al 112, il magistrato ha chiarito: «Quando ho parlato di controllo occasionale, rifacendomi alla memoria del colloquio avuto con i Carabinieri, intendevo dire che si trattava di una cosa appunto ”occasionale”, non originata da pregresse investigazioni. Può essere stato suscitato dalla chiamata di qualcuno, o da controllo di tipo stradale, dato che quelli erano i giorni di Ferragosto». Quindi ha confermato la ricostruzione fornita dagli uffici giudiziari di Verona su quel giorno: «I carabinieri intervennero in maniera del tutto occasionale su una autovettura, individuando una boccetta di sostanza liquida, e gli occupanti sostennero che si trattava di droga, e che fosse stata ricevuta da loro dal signor Morisi. Una volta giunti al domicilio rinvennero dell’altra sostanza stupefacente, della polvere bianca, che alla prova del narco-test risultò essere cocaina, in modica quantità».

La domande allora è: perché il ragazzo romeno ha chiamato i carabinieri? In una intervista ha detto perché stava male, in stato confusionale. Ma allora perché non chiamare una ambulanza? A Repubblica ha detto che uscito da casa Morisi lo ha visto una donna con un cane e poi lui ha chiamato i carabinieri, sul Corriere invece ha dato un’altra versione, ossia che appena uscito da casa ha chiesto aiuto ad un signore ma che poi ha chiamato lui stesso la polizia. Versioni poco chiare anche su come la boccetta, con all’interno la presunta “droga dello stupro” sia finita, in una prima versione nel cruscotto dell’auto e nella seconda nel suo zaino, custodito sempre nell’auto con cui erano arrivati da Morisi, e non in casa. Lui dice che è di Morisi quella droga, ma si è teletrasportata nel suo zaino? Ora sembrerebbe anche che abbia chiamato le forze dell’ordine perché Morisi non avrebbe loro dato tutti i 4000 euro pattuiti.

Secondo quanto riferito da Repubblica i due avrebbero un preciso modus operandi: ad un certo punto della serata da sballo chiedono più soldi e se il malcapitato non li accontenta minacciano di chiamare la polizia o di svergognarlo. «Questa vicenda di Morisi mi sembra molto sospetta, ma non ho letto le dichiarazioni dei ragazzi», ha detto ieri il leader della Lega, Matteo Salvini. Ma la domanda cruciale resta sempre questa: chi ha passato la notizia dell’inchiesta su Luca Morisi ai giornali? Chi l’ha fatta uscire a pochi giorni dal voto amministrativo nonostante si tratti di una vicenda risalente ad agosto? Sempre la Procuratrice Barbaglio ha aggiunto: «La circostanza, come pare potersi dedurre dalle affermazioni di qualcuno, che questa notizia sia stata da noi, o dalle forze dell’ordine, tenuta artatamente nascosta per essere utilizzata in periodo pre-elettorale francamente mi pare del tutto ridicola». E conclude: «Gli organi di stampa sono adusi al loro lavoro, alle loro fonti, sanno quali sono i meccanismi attraverso i quali si può venire a conoscenza di determinate cose, come dimostra del resto il fatto che in questi giorni siano venuti a conoscenza di molte altre cose». Se non è la stata la Procura né le forze dell’ordine, chi resta? Gli avvocati degli indagati? Di certo non quello di Morisi. Le cancellerie del Tribunale? E perché proprio adesso, se non a fine politici? Al momento non ci sarebbero atti coperti da segreto istruttorio che sono stati pubblicati ma se così sarà, la Procura sarà chiamata ad indagare in base all’obbligatorietà dell’azione penale.

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