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Alemanno: «L’hanno condannato per ciò che è, non per ciò che ha fatto»

Il caso di Mimmo Lucano, ma anche quello di Morisi e l'inchiesta di Fanpage vista dall'ex sindaco di Roma Gianni Alemanno
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Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma e con una pesante vicenda giudiziaria ormai alle spalle dopo l’assoluzione in Cassazione, spiega che Mimmo Lucano è stato condannato «non per quello che ha fatto, ma per il ruolo che ha interpretato; per quello che è, non per quello che fa» e commenta: «Con questa vicenda la sinistra ha riscoperto il garantismo, ma Salvini che giustamente difende Morisi e poi improvvisamente impazzisce e parte in quarta attaccando Lucano è l’anticamera dell’autodistruzione del dibattito democratico».

A freddo, che idea si è fatto sulla condanna dell’ex sindaco di Riace?

Occorre fare due osservazioni: la prima è che bisogna aver fatto il sindaco nella vita per rendersi conto di quante difficoltà ci sono nel portare avanti questo mestiere. I sindaci devono prendere le decisioni più difficili dal punto di vista amministrativo e quindi sono i più esposti ad azioni penali, amministrative e della Corte dei Conti. Secondo, è riemersa la tendenza del garantismo a senso unico: quando viene colpito uno di sinistra protesta la gente di sinistra, quando viene colpito un personaggio di destra protesta la destra. In questo caso la sinistra ha riscoperto il garantismo ma Salvini che giustamente difende Morisi e poi improvvisamente impazzisce e parte in quarta è l’anticamera dell’autodistruzione del dibattito democratico.

Molti hanno criticato i tredici anni e due mesi di condanna, un periodo ritenuto abnorme rispetto ai reati contestati. Come la giudica?

Le sentenze siamo obbligati a rispettarle, ma possono essere criticate. Rispetto alla sentenza penso sia enorme perché tredici anni si danno per omicidio, mi sembrano davvero troppi. Ma bisogna saper leggere tra le righe per capire i meccanismi mentali che hanno animato questa sentenza. Poi leggeremo le motivazioni ma in base ai reati per i quali è stato condannato risulta fondamentale il fatto di avere un progetto politico, trasformato in associazione per delinquere, e il fatto di aver portato soldi alle cooperative per immigrati, azione trasformata in peculato.

Si spieghi meglio.

Non condivido affatto l’immigrazionismo estremo di Lucano e credo ci sia stata molta demagogia nella sua politica. Ma da qui a pensare che siano stati commessi reati significa arrivare alla criminalizzazione della politica. Io sono stato incriminato perché sollecitavo a una cooperativa un pagamento al Comune ma non si era capito che è normale che un sindaco lo faccia. Lucano voleva apparire come il campione dell’immigrazione e non lo condivido ma da qui a pensare che abbiamo commesso reati ce ne passa.

Ieri in un’intervista Lucano a chiamato in causa un magistrato e un politico di razza. Crede ci sia stato un disegno contro l’ex sindaco di Riace?

Non c’è nessun disegno contro Lucano. Anzi la tendenza del sistema è quella di favorire l’immigrazione. C’è invece una mentalità sbagliata dei giudici, anche se non so cosa li abbia spinti a condannare Lucano. Il punto è che non hanno condannato quello che ha fatto, ma il ruolo che ha interpretato. L’hanno condannato per quello che è, non per quello che fa. Un atteggiamento che si rileva ogni giorno nell’azione della magistratura. D’altronde i sindaci di tutta Italia sono continuamente colpiti da azioni penali e amministrative per atti che fanno parte della normale vita di una città.

Dunque nessun complotto di chi, magari, lo avrebbe voluto fuori dalle elezioni di domani e lunedì, nelle quali Lucano è in corsa nella lista di De Magistris?

Di fronte a un teorema si cade nella tentazione giudice di Magistratura democratica. E questo dimostra che ero stato condannato perché espressione di un modo di fare politica, non per le mie azioni.

Tornando al garantismo paragonato al caso Morisi, che differenze ci sono tra destra e sinistra nell’affrontare certe vicende?

Sicurante quando c’è di mezzo qualcuno di centrodestra l’aggressione mediatica è molto più forte e non c’è dubbio che l’attacco a Morisi è di gran lunga superiore rispetto a chi critica Lucano. Tantissime voci si sono alzate nel dire che quella contro Lucano è stata una sentenza abnorme, mentre quasi nessuno ha difeso Morisi, protagonista di una vicenda, per quanto ancora da verificare, del tutto personale.

Due giorni fa è arrivata poi l’inchiesta di Fanpage che ha provocato l’autosospensione di Fidanza da Fratelli d’Italia, «guarda caso a due giorni dal voto», ha detto Meloni. Crede anche lei sia stata fatta uscire apposta?

Certamente, e vale sia per il caso di Fidanza che per quello di Morisi. L’inchiesta di Fanpage è durata tre anni e guarda caso è stata tirata fuori a due giorni dalle elezioni, con Fratelli d’Italia che va a gonfie vele. La vicenda Morisi è ancora peggiore, perché risale ad agosto ed è venuta fuori solo ora.

Nell’inchiesta di Fanpage alcuni gesti e commenti di Fidanza sono inequivocabili.

I fatti sono che un giornalista sotto copertura ha ricavato pezzetti di video, con chissà quante ore buttate invece nel cassonetto, in cui si vedono certamente diverse cose di cattivo gusto ma sostanzialmente durante momenti di svago e “cazzeggio”. Ha fatto quindi bene Meloni a richiedere la visione dell’intero filmato.

Tornando a Lucano, in che modo si può invertire la rotta di un giustizialismo imperante sia a destra che a sinistra?

Soltanto con il dialogo. Le posizioni di Lucano non fanno che favorire l’invasione in atto nel nostro paese, che è molto pericolosa e sta creando danni sociali ed economici gravi. Le persone che arrivano sono destinate a essere sfruttate dalla malavita e quindi non condivido la santificazione di Lucano fatta in passato. Ma sono un suo avversario politico e penso che le scelte politiche non possano essere decise in un aula di tribunale. Detto questo, quella della giustizia ad esempio è la classica riforma che andrebbe fatta insieme. Con l’obiettivo di arrivare a una maggior qualità della magistratura in senso meritocratico e dal punto di vista della responsabilità dei giudici.

 

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