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Trattativa Stato-mafia e quei problemi Travaglio nell’interpretare la sentenza

Marco Travaglio
Il dispositivo della sentenza d'appello del processo trattativa Stato-mafia smonta i fatti narrati in questi ultimi 10 anni e c’è chi travisa, di nuovo, l’episodio del “Subranni punciutu” riferito da Paolo Borsellino alla moglie
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Il dispositivo della sentenza trattativa Stato-mafia è così semplice e lineare che pure un bambino riuscirebbe a comprenderlo. Ma Marco Travaglio no, si ostina a dire che la sentenza conferma i fatti narrati dal suo giornale, da trasmissioni e improbabili inchieste tv replicate fino allo sfinimento. Ma quali sono i fatti che non sarebbero stati sconfessati? In estrema sintesi, ripercorriamo il teorema propagandato.

Subranni era così amico di Mannino che lo arrestò

Dopo l’esito del maxiprocesso, Totò Riina decide di ammazzare i politici che non sarebbero intervenuti per evitare la condanna alla cupola mafiosa. Nel mirino c’era anche l’ex ministro dc Calogero Mannino che, impaurito, ha chiamato l’allora capo dei Ros Antonio Subranni (così amico, ma talmente intimo che poi sarà lui ad arrestarlo – da innocente – per concorso esterno in associazione mafiosa) e gli ha detto di trattare con la mafia, scendere a patti per evitare di essere ucciso.

A quel punto Subranni ha chiamato Mario Mori e gli ha ordinato di trovare qualche referente mafioso per intavolare una trattativa. Con l’allora capitano Giuseppe De Donno hanno individuato l’ex sindaco di Palermo Ciancimino. I fatti narrati ci dicono che i Ros, tramite don Vito, in concorso con la mafia hanno veicolato la minaccia al governo: fai leggi a favore dei mafiosi, o continuiamo con le stragi.

Poi, sempre secondo i fatti raccontati da Travaglio (un copia incolla della pubblica accusa), a partire dal 1994, quando fa il suo ingresso sulla scena politica Silvio Berlusconi nella veste di Presidente del Consiglio, il ruolo di “cinghia di trasmissione” delle minacce mafiose cambia interprete e viene assolto non più dai Ros e, per i quali, quindi, il reato si è consumato nel 1993, bensì dall’ex senatore Marcello Dell’Utri che, grazie ai rapporti con Vittorio Mangano, esponente di spicco della mafia trapiantato in Lombardia, alimenta la trattativa e veicola, in concorso con la mafia, la minaccia al governo.

Calogero Mannino è stato assolto definitivamente per non aver commesso il fatto

Bene, questi sono i fatti che secondo Travaglio non sarebbero stati sconfessati. Ora, passiamo alla verità emersa processualmente che comprenderebbe, appunto, anche un bambino. Mannino è assolto definitivamente dall’altra sentenza per non aver commesso il fatto.

Mori e De Donno assolti dall’accusa di aver minacciato il governo

Quindi è già crollato la genesi raccontata dal teorema: Mori e De Donno hanno agito autonomamente, sotto impulso di nessun uomo delle istituzioni. Ora l’attuale sentenza li assolve perché il loro colloquio con Ciancimino non era volto, in concorso con la mafia, a minacciare il governo. Fuori un altro pezzo del teorema.

Marcello Dell’Utri assolto per non aver commesso il fatto

Rimane Dell’Utri. Il dispositivo ci dice che non ha nemmeno trattato tramite Mangano e quindi non ha commesso il fatto. Via un altro importante pezzo del teorema. Quindi che cosa ne rimane dei fatti narrati per 10 anni da Travaglio? Solo che i Ros hanno “trattato” con Vito Ciancimino. E questa, come si suol dire, è la scoperta dell’acqua calda visto che nessuno lo ha mai negato o tenuto nascosto: dei contatti intrapresi con Ciancimino, la Procura di Palermo ne è venuta a conoscenza appena si è insediato Caselli nel ‘93.

Travaglio attacca anche Fiammetta Borsellino

Nessun illecito, e ora lo conferma pure la Corte D’Appello presieduta dal giudice Angelo Pellino. Nel suo editoriale dove si divertirebbe a smontare presunte bufale, Travaglio se la prende pure con Fiammetta Borsellino. In un’intervista su Libero, fatta da Giovanni Jacobazzi, la figlia di Borsellino dice: «Sotto accusa chi aiutò mio padre».

Ed ecco la puntuale battuta di Travaglio: «Suo padre è per caso lo stesso che disse a sua madre prima di morire: “Ho visto la mafia in diretta, mi han detto che Subranni è punciutu”, cioè associato alla mafia?». Ed ecco che anche qui, così come per il dispositivo, Travaglio presenta evidenti problemi di comprensione del testo.

Borsellino aveva chiaramente capito l’intenzione di infangare i Ros

Nella frase “ho visto la mafia in diretta” Borsellino si riferiva al suo interlocutore, avendo chiaramente capito la sua intenzione di infangare i Ros. Non a caso, come ha testimoniato la signora Agnese, ha avuto conati di vomito. Con chi si era visto? Non è dato sapere. Dalla sua agenda personale sappiamo però che Borsellino, quel giorno, è stato in Procura dalle 17 in poi, dopodiché è rientrato a casa per l’ora di cena; poi l’angosciosa chiacchierata con la moglie.

Sicuramente è pura coincidenza che questo evento sia capitato il giorno dopo la riunione in procura, dove Borsellino ha riportato le lamentele dei Ros per la conduzione del procedimento di mafia-appalti. Esiste un precedente. Borsellino, il 25 giugno 1992, si incontrò riservatamente con i Ros e la prima cosa che disse a De Donno fu: «Attenzione che qualcuno sta parlando male di te». Ci credo che ha avuto i conati di vomito quando, ancora una volta, qualcuno ha tentato di infangare i Ros, coloro che hanno messo mano all’inquietante connubio mafia, politica e grandi imprese nazionali.

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