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La diaspora Radicale finisce a “insulti” in pubblica piazza

Radicale
Perduca, dell’associazione Coscioni, scrive un articolo contro Turco, segretario del partito che fu di Pannella. Il pomo della discordia è il referendum sulla cannabis legale
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A leggere l’articolo di Marco Perduca di oggi sul Manifesto, dal titolo “Cannabis e non solo. Le ambiguità referendarie del Partito Radicale”, verrebbe  subito da dire “la solita polemica tra i radicali”, considerato che di tal diatribe, portate avanti con toni e contenuti simili, già ne abbiamo avuto ampi assaggi anni fa in ogni sede: fisica, social e mediatica. Adesso succede che il presidente del comitato promotore del referendum, nonché membro dell’Associazione Luca Coscioni, ha preso di mira il Segretario del PRNTT, Maurizio Turco, per evidenziare l’«assenza dell’unico partito antiproibizionista tra i promotori» dell’iniziativa referendaria.

Lo accusa anche di non aver sostenuto quello sull’eutanasia, cercando di far emergere la contraddizione di Turco: prima dice di ‘no’ al nostro, perché servirebbero troppe risorse, e poi un mese dopo fa quelli sulla giustizia con Salvini. E poi  un altro attacco perché Turco, commentando la rivoluzione delle firme digitali, ha detto «sono favorevolissimo all’impiego della firma digitale ma c’è da mettere mano alle regole, si è inserita una rivoluzione su un impianto democratico del ‘900».

Discussione politica o rancore personale nei confronti di un Partito che è stato per lungo tempo una casa per Marco Perduca, in qualità di suo rappresentante all’Onu, o entrambi? Non possiamo indagare le coscienze, ma pare comunque essere un articolo di cui non avevamo bisogno: l’imbarazzo si è colto persino nella povera Roberta Iannuzzi incaricata ieri di condurre Stampa e Regime su Radio Radicale, e  accusata poi da Perduca su Facebook di aver omesso le parti salienti del pezzo.

Turco non vuole parlare, noi abbiamo provato un po’ a ricostruire, grazie a qualcuno che però vuole restare anonimo, come sono andati i fatti dal punto di vista di via di Torre Argentina, ma non è stata impresa facile. Sul referendum eutanasia non appena è arrivata la richiesta di aderire Turco ha inviato una mail a tutti i membri del Consiglio generale: «Non dico nulla sul fatto che si voglia imbastire in 75 ore una campagna referendaria. Per il resto, ritengo che le scarse energie del Partito non ci consentano di distrarci dalle nostre attività e una adesione meramente formale svuoterebbe di significato la stessa adesione».

Questa comunicazione non avrebbe trovato alcun obiezione tra i dirigenti del Partito. Sulla cannabis, l’invito non sarebbe arrivato. Ad ogni modo che ci fosse sul tavolo la possibilità di un impegno congiunto Lega-Partito Radicale per un referendum giustizia è notizia – ci dicono –  di febbraio, ben prima di quello lanciato sull’eutanasia. Ad ogni modo potremmo stare qui ore ed ore immaginando un ping pong a colpi di memoria tra Perduca e Turco, arrivando fino al 2013 quando a boicottare i referendum sulla giustizia lanciati dal Partito Radicale sarebbero stati quelli che ora si lamentano per la mancata adesione di Turco.

Corsi e ricorsi storici e personali in cui è difficile barcamenarsi e da cui si rischia di uscirne bastonati a tentare di riannodarli ed interpretarli. Sta di fatto che questo forse interessa poco i lettori, che la percepiscono più come una lite condominiale quando, come ci riferiscono coloro che stanno raccogliendo le firme per tutti i referendum (giustizia, eutanasia, cannabis), «dovremmo solo essere contenti che tutte le iniziative stanno andando alla grande». Ed infatti quello che abbiamo notato  è che la base dei vari comitati, eccetto quello per il referendum cannabis lanciato solo online ma con promotori simili a quello sull’eutanasia, ha organizzato tavoli comuni con le bandiere di tutti i soggetti dell’ex Galassia radicale.

Li abbiamo visti questa estate, numerosi, in tante città italiane, i volti dei militanti e dei membri dei comitati promotori – Maria Brucale, Marco Costantini, Alessandro Gerardi, Simona Giannetti, Francesca Mambro – tutti insieme preoccupati di e occupati a raggiungere gli obiettivi, invece di perdersi in queste futili (?) polemiche.  Stesso concetto ribadito qualche giorno fa dalla Tesosiera del Partito, Irene Testa, che, rispondendo ad un altro articolo dello stesso tenore di quello di Perduca ma a firma dell’ex Iena Luca Bizzarri sul Foglio dal titolo ” Fumarsi un referendum”, aveva scritto su Facebook: « Io ho firmato eutanasia legale e firmerò anche quello sulla cannabis. […] Se fossi stato attento  ti saresti accorto che sono stati fatti decine di tavoli congiunti giustizia/eutanasia. In ultimo, nessuno ha chiesto al partito radicale di essere tra i promotori. Saltare sui carri veloci, per di più in assenza di un invito, è azione vile e arrogante, oltre che pericolosa».

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