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Presunzione d’innocenza, le regole le decidono i magistrati. E l’avvocatura?

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Le istituzioni forensi sono lasciate fuori dal dibattito a Montecitorio sul testo che recepisce la direttiva europea. Tra i convocati c'è anche il procuratore Nicola Gratteri
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Archiviate senza troppi intoppi le riforme del processo civile e penale, sarà poi la volta dell’infuocata discussione per la riforma del Csm e dell’ordinamento giudiziario. Ma prima ancora, le commissioni Giustizia dei due rami del Parlamento dovranno fornire al Governo i loro pareri non vincolanti per l’elaborazione dei decreti attuativi dell’atto che recepisce la direttiva europea per il “Rafforzamento di alcuni aspetti della presunzione di innocenza e del diritto di presenziare al processo nei procedimenti penali”.

A tal proposito, mentre a Palazzo Madama ancora nulla si muove, alla Camera esiste già l’elenco dei prossimi auditi. Indovinate chi non mancherà? Il procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro, Nicola Gratteri, indicato dall’onorevole e avvocato Andrea Colletti, transitato dal Movimento Cinque Stelle al gruppo più ortodosso de L’Alternativa c’è. Era stato già audito per la riforma del processo penale: a causa dei suoi allarmi sui processi di mafia, il Governo ha apportato delle modifiche all’istituto dell’improcedibilità che per diversi giuristi pongono profili di incostituzionalità. Quello che ci pare singolare è che venga ascoltata propria una figura tra le più in vista mediaticamente della magistratura requirente.

Gratteri è quello che ha esordito così alla conferenza stampa dell’operazione Rinascita Scott: «Silenziate tutti i telefonini – disse ai giornalisti – Sarete voi i testimoni e i divulgatori di una giornata storica non solo per la Calabria. Non è una frase fatta, ma è il mio modesto pensiero di un uomo di 61 anni che ha dedicato più di 30 anni del suo lavoro a questa terra. Questa indagine è nata il 16 maggio del 2016, il giorno in cui mi sono insediato perché per me era importante avere una idea, una strategia, un progetto, un disegno, un sogno, una rivoluzione: smontare la Calabria come un trenino Lego e poi rimontarla. Abbiamo arrestato 334 persone, guardate come siamo bravi». E da lì poi la descrizione delle azioni delittuose: tutti colpevoli già, ovviamente.

Gratteri è sempre quello che al Corsera fece allusioni circa pericolose complicità tra malavita e giudici, quando quest’ultimi non avallano le sue richieste. «È un magistrato individualista che non fa bene al sistema giustizia», ci dicono spesso i suoi colleghi off the record. Chissà se Luigi Ferrajoli al Congresso di Magistratura Democratica si riferiva a lui quando ha detto: «C’è poi un aspetto ancor più grave che di solito ha accompagnato le cadute di garanzie: il protagonismo di molti magistrati, soprattutto pubblici ministeri e il conseguente populismo giudiziario, cioè la ricerca della notorietà per effetto dell’azione o del giudizio penale, che per di più ha alimentato l’anti-politica che da anni sta avvelenando la nostra vita politica. Con un’aggravante rispetto al populismo politico. Quanto meno il populismo politico punta al rafforzamento, sia pure demagogico, del consenso, cioè della fonte di legittimazione che è propria dei poteri politici. Ben più grave è il populismo giudiziario, che contraddice radicalmente le fonti di legittimazione della giurisdizione».

E allora perché dovrebbe essere audito, se la direttiva sulla presunzione di innocenza serve proprio a limitare esternazioni pubbliche come le sue e quelle di altri suoi colleghi? Ci farà piacere ascoltarlo, se accetterà l’invito in Commissione. Anche perché talvolta dice cose giuste: come quella sui magistrati fuori ruolo che dovrebbero essere richiamati ai loro posti per smaltire gli arretrati. Ma il vero problema di queste audizioni è che manca una rappresentanza istituzionale dell’avvocatura. Abbiamo riscontrato questo problema anche nelle Commissioni istituite presso il ministero di via Arenula per la riforma delle diverse direttrici della giustizia: alcuni avvocati c’erano, ma in qualità di professori universitari, tuttavia è mancata una rappresentanza dell’avvocatura tout court.

Adesso, il presidente della Commissione Giustizia della Camera, il grillino Mario Perantoni, ha invitato l’Anm e l’Ordine nazionale dei giornalisti per discutere di presunzione di innocenza. Perché lo stesso invito non è stato rivolto al Cnf e/o all’Unione Camere Penali italiane? Gli unici avvocati presenti saranno il professor avvocato Oliviero Mazza, richiesto dall’onorevole di Azione Enrico Costa, il professor avvocato Vittorio Manes, indicato da FI, il civilista Mario Tocci, per la Lega. Poi sempre dalla magistratura: Nello Rossi, voluto dal pentastellato Ferraresi, e Alfredo Mantovano, su input di FdI. Il Pd ha fatto richiesta di sentire un rappresentante della Federazione nazionale della stampa, invece Italia Viva il costituzionalista Alfonso Celotto.

«Sarà stata una omissione freudiana quella del presidente Perantoni che sceglie di audire i due principali attori del processo mediatico e dimentica l’avvocatura, che effettivamente in quella fase non tocca palla. Noi ascolteremo le osservazioni di tutti, ma sono convinto che non possiamo perdere questa occasione per rendere davvero coerente il nostro ordinamento con la presunzione di innocenza», ci dice l’onorevole Costa. Non sarà una partita facile, e il risultato non è scontato se questi sono i presupposti metodologici: Repubblica due giorni fa lo descriveva come “dibattito che ancora una volta divide le toghe dalla politica”. Noi abbiamo un’altra impressione: come sempre toghe e politica a braccetto contro i principi professati dall’avvocatura.

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