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De Vito: «Io, ex grillino, ho provato il carcere e dico: prima di sventolare le manette bisogna aver visto…»

Marcello De Vito fu il primo degli eletti dei 5Stelle a Roma, portava le arance al sindaco Marino indagato. Poi la galera e la trasformazione: "Il carcere preventivo va frenato"
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Il 20 marzo 2019 la vita dell’avvocato Marcello De Vito, allora presidente del Consiglio Comunale di Roma in quota grillina, ora invece in quella di Forza Italia, viene sconvolta: all’alba i carabinieri del Nucleo Investigativo piombano in casa sua per arrestarlo con l’accusa di corruzione in uno dei filoni dell’inchiesta sul nuovo stadio della Roma calcio. Dopo 107 giorni nel carcere romano di Regina Coeli, arriveranno i domiciliari. Ad agosto dello stesso anno la Cassazione metterà in discussione l’ordinanza di arresto: contro di lui solo “congetture” ed “enunciati contraddittori”. A novembre 2019 fine delle misure cautelari con il parere positivo del pm. Adesso si è ancora nella fase di primo grado di giudizio. Ma intanto quei mesi di reclusione hanno cambiato per sempre la sua vita e anche la sua visione del carcere e della giustizia. Non a caso, ora che è in campagna elettorale, una sua tappa importante è stata una visita presso l’istituto penale per minorenni di Casal del Marmo.

Ci vuole raccontare cosa ha significato quell’esperienza di due anni fa?

È la prima volta che faccio una intervista di questo tipo, parlando in profondità della mia esperienza in carcere. Mi risulta molto difficile farlo perché significa tornare indietro con la mente a quei terribili momenti e rivivere le emozioni di quei giorni. Mi riesce complicato essere lucido, anche perché col tempo si tende a cancellare alcune parti del racconto di quei mesi, benché ci sono aspetti che rimangono indelibili.

Proviamo per quanto possibile.

Si è trattata di una esperienza devastante, perché non ero pronto mentalmente ad affrontarla. Se tu stai subendo un processo, metti in conto che ci può essere una sentenza di condanna. Ma essere svegliato improvvisamente alle 5 di mattino con i carabinieri che ti piombano in casa è terrificante. In quel frangente hai pochissimo tempo per capire cosa sta succedendo e per prepararti, anche mentalmente, a quello che sta per accadere. Si tratta di una violenza inaudita, perpetrata anche con metodi eclatanti. È stata una violenza per me che la sera prima ero a cena con degli amici e all’alba vengo prelevato con la forza da casa mia, e anche per la mia famiglia: all’epoca mia figlia aveva solo 12 anni.

Poi arriva il carcere.

Sì, devastante. Per quindici giorni non puoi parlare con nessuno. La tua famiglia fuori soffre per quanto successo e tu non puoi fare nulla. In più mi vennero bloccati i conti correnti e mia moglie e mia figlia non sapevano come fare per vivere.  Inizia la gogna mediatica che incrina la tua immagine personale e la tua reputazione politica. Sui giornali e in televisione vieni condannato. Mentre venivo arrestato erano già uscite le agenzie che pubblicavano stralci delle sit – sommarie informazioni testimoniali -: ‘De Vito disse…..De Vito fece…’. Perché sono uscite con titoli a sette coIonne che mi avevano già dipinto come colpevole? Questo corto circuito va fermato. Poi arriva la decisione della Cassazione, che annulla con rinvio l’ordinanza del Tribunale del Riesame di Roma, smontando le accuse contro di me: però di questa notizia appare solo un trafiletto sui giornali.

Torniamo ai primi momenti in carcere.

Il punto è che non tutti riescono ad innalzare l’asticella della resistenza a livelli impensabili: io ci sono riuscito in quel particolare momento della vita ma magari non ci sarei riuscito in un altro momento. E forse tante altre persone non ci riescono e crollano.

Intende che si suicidano?

Alcuni pensieri possono ammazzarti e devi essere bravo ad azzerarli, ma intendo anche che potrebbe significare dire quello che la tua parte opposta vuol sentirsi dire, pur di uscire. La Procura conduce indagini in mesi, a volte anni ed acquisisce faldoni di documenti su un procedimento oggetto di indagine (12 terabite il volume del fascicolo), tu hai poche ore di tempo per rispondere su quei fatti: le sembra possibile? Fare subito un interrogatorio equivale anche a rovinarsi perché non hai la lucidità, la freddezza ma anche la cognizione per affrontarlo. Nel mio caso ci sono voluti tre accessi agli atti fatti dal carcere solo per ricostruire la vicenda dello stadio. Rendere l’interrogatorio nelle prime 48 ore su una procedura così complessa, su date precise, riunioni, nomi, fatti ed atti sarebbe stato impossibile. Per non averlo fatto, sono rimasto in carcere. Per non parlare della motivazione addotta per rigettare poi le richieste di scarcerazione: « il detenuto non ha assunto consapevolezza del disvalore». Avrei dovuto confessare qualcosa che non ho fatto? Non averlo fatto mi è costato anche da punto di vista economico: non ho esercitato la mia funzione per otto mesi, tra carcere e domiciliari, per una mancata entrata, tra l’altro, di 52 mila euro lordi.

Avvocato De Vito, fuori dal carcere abbiamo visto che l’avevano già condannata. Invece oltre le sbarre cosa ha trovato?

In quei primi giorni si sono verificati due episodi contrastanti. Luigi di Maio che, senza passare per i probiviri, disse che dovevo essere espulso perché le mele marce dovevano stare chilometri a distanza da loro. Poi invece non andò così perché l’espulsione fu bloccata grazie anche a quanto deciso dalla Cassazione sulla mia posizione. Insieme a lui tutti mi abbandonarono: neanche un cane si tratta così. Hanno dimostrato una totale mancanza di umanità e mi avevano già condannato. Forse davo loro già fastidio e hanno approfittato della situazione per scaricarmi. Quindi fui poi io a decidere di lasciare il Movimento perché non ero più a mio agio. In carcere, invece, ho trovato innanzitutto tanta umanità. Mi hanno aiutato molto i detenuti soprattutto nei primi giorni che sono i più difficili. Non sai quello che devi fare sotto ogni punto di vista, anche come aprire il conto corrente per farti accreditare i soldi che ti serviranno per la spesa. E poi mi hanno dato i vestiti in quanto ero entrato solo con una tuta e mi hanno fornito la macchinetta del caffè. Nella mia sezione c’erano circa cinquanta detenuti, i due terzi stranieri. Con tutti si è creato un legame e con alcuni di loro mi sento ancora oggi. Con loro in carcere ho fatto tanto sport, abbiamo giocato insieme a pallone. Questo per me è stato fondamentale per scaricare le tensioni. Appena aprivano la cosiddetta ‘Aria’ io uscivo per allenarmi. Poi tornavo in cella, studiavo le carte e leggevo libri. La terminologia che viene usata in carcere è strana, alienante: perché ‘Aria’? Sembra che ti concedano il diritto di andare a respirare.

Ora però Di Maio ha chiesto scusa all’ex sindaco Pd di Lodi Uggetti. Sono cambiati i 5 Stelle?

Secondo me no, soprattutto nella base. Di Maio forse può aver iniziato un processo di abbandono del giustizialismo sfrenato ma nel 95% degli iscritti c’è una rabbia che è sfociata in maniera sbagliata sul tema delle garanzie. Anche io, con Mafia Capitale, ho commesso un errore politico quando insieme ad altri portai delle arance in conferenza stampa per chiedere le dimissioni di Ignazio Marino.

Come è cambiato il Movimento per farlo diventare diverso da quello in cui lei aveva creduto?

Ha contraddetto tutti i suoi dogmi ed è diventato un partito in mano a poche persone. Non è più un movimento post ideologico.

Le piace Giuseppe Conte?

Conte è quello che va bene con tutto.

Lei adesso è con Forza Italia. Ha deciso di far parte di questo partito per le sue posizioni garantiste?

Nel Movimento sono stato sempre visto come un pentastellato atipico e comunque moderato. Forza Italia era la mia area di riferimento prima che entrassi in politica nel 2012. All’epoca l’Europa imponeva il Governo Monti, le amministrazioni Alemanno e Polverini qui a Roma non furono le migliori e nasceva questo Movimento che voleva portare un nuovo modo di fare politica a cui decisi di aderire. Poi il movimento con il tempo si è perso e sono tornato alle origini.

L’indagine è uno strumento della magistratura per rovinare le carriere politiche?

Non posso permettermi di toccare dei pilastri, né ipotizzare sviamenti nell’esercizio di funzioni. Poi è logico che ogni funzione è svolta da donne e uomini che comunque hanno le loro idee, i loro convincimenti e le loro appartenenze. Una indagine non è una sentenza passata in giudicato quindi ben venga anche il recepimento della direttiva europea sulla presunzione di innocenza che impedirà anche a tutte le autorità pubbliche di usare una inchiesta per attaccare sui giornali gli avversari politici.

Allora qual è la morale di tutta la  storia?

Bisognerebbe prestare più attenzione e cautela nell’esercizio della carcerazione preventiva. Se succede è perché chi la applica è completamente deresponsabilizzato.  Quando si tratta poi di un politico, si deve essere coscienti di interferire con l’esito democratico di una elezione. Io ero stato il cittadino più votato a Roma. Poi ho letto le parole della Ministra Cartabia per cui la pena non deve solo consistere nel carcere e che ‘bisogna aver visto’, ricordando Calamandrei. Ha ragione: mi sembra una Ministra molto illuminata per tante ragioni e che ha equilibrio. Per questo l’utilizzo delle misure alternative al carcere deve essere ampliato.

Lei adesso è impegnato con la campagna elettorale. Se si andrà al ballottaggio tra Gualtieri e Michetti, saranno decisivi gli elettori del Movimento Cinque Stelle.

Sulle politiche sociali, sull’ambiente, sulla disabilità, sulla riqualificazione urbana, sui progetti di smart city Forza Italia è stata sempre attenta e pragmatica. Sono temi assolutamente in comune con i Cinque Stelle. Per questo i delusi grillini possono apprezzare le iniziative di FI e votare per noi alle prossime amministrative.

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