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Sabino Cassese: «Oggi le procure sono diventate il quarto potere»

Sabino Cassese, giudice emerito della Corte costituzionale
Sabino Cassese critica aspramente le procure che «oggi sono diventate il quarto potere dello Stato». E spiega: «La separazione delle carriere è necessaria».
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In una lunga intervista concessa al “Giornale”, l’ex giudice della Corte costituzionale, Sabino Cassese, torna a parlare della separazione delle carriere dei magistrati e di tanto altro. Di recente, il quotidiano milanese aveva pubblicato un intervento di Silvio Berlusconi sulla presunzione di innocenza ed è su questo tema che ruota la chiacchierata tra il noto professore di diritto amministrativo e la giornalista. Sul punto, Cassese si esprime così: «Il secondo comma dell’articolo 27 della Costituzione dispone che l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Paradossalmente, quindi, la presunzione di innocenza è alla base dello stesso processo e della giustizia. Solo l’ordine giudiziario e solo a mezzo di un processo può dichiarare un accusato colpevole. Questo principio è stato travolto in Italia dall’affermazione di quello che può chiamarsi un vero e proprio quarto potere, le procure».

Procure e stampa (secondo Cassese)

Secondo Cassese, quindi, i pm non si limitano a costruire l’accusa, ma giudicano prima del processo. «Basti pensare alle conferenze stampa in cui si vedono procuratori circondati da forze dell’ordine, che annunciano, con titoli altisonanti, le accuse. In inglese questo processo si chiama naming and shaming, cioè nominare e svergognare. Vi collaborano le procure perché non rispettano il principio fissato dalla Costituzione nell’articolo 111, per il quale la persona accusata è informata “riservatamente” della natura e dei motivi dell’accusa elevata a suo carico. I mezzi di formazione dell’opinione pubblica che danno risalto alle accuse divenute giudizio. I magistrati giudicanti perché, con i loro ritardi, consolidano l’accusa – giudizio (se il processo si concludesse dopo sei mesi, la situazione sarebbe diversa da quella attuale). La stessa classe politica che ha, da un lato, abbassato tutte le regole di immunità che spettavano agli amministratori pubblici, dall’altro creato complessi normativi (ad esempio, antimafia) affidandone la cura ad una magistratura divenuta il guardiano della virtù».

Carcerazione preventiva

Sulla carcerazione preventiva, Sabino Cassese ritiene che se ne fa un uso «eccessivo e che questo è un sintomo di un possibile uso abusivo o distorto», mentre sulla terzietà dei giudici non ha dubbi su come si debba affrontare la questione. «Assicurando una piena indipendenza e imparzialità di quella parte del corpo dei magistrati che fa parte degli organi giudicanti. Questo vuol dire completa impermeabilità, nei due sensi, sia dall’esterno verso l’interno, sia dall’interno verso l’esterno. E questo comporta una separazione tra componenti degli organi di accusa e componenti degli organi giudicanti. In applicazione di quella norma costituzionale che dispone che il pubblico ministero gode delle garanzie stabilite nei suoi riguardi dall’ordinamento giudiziario. Quindi, rinvia alla legge il compito di stabilire la misura delle garanzie di cui i pubblici ministeri godono, mentre per gli altri magistrati, quelli giudicanti, tali garanzie sono definite direttamente dalla Costituzione».

Le correnti

Poi un accenno ai giovani magistrati nelle varie correnti togate. «Il reclutamento dei giovani magistrati In Italia presenta alcuni aspetti positivi. In primo luogo, è avvenuto con una certa continuità e regolarità, a differenza del reclutamento degli altri pubblici dipendenti. In secondo luogo, la diversità di trattamento economico, i privilegi di status e di indipendenza dei magistrati, la stessa severità delle prove, hanno certamente attirato alcuni dei migliori laureati in giurisprudenza verso la magistratura. Tuttavia, il sistema di reclutamento soffre di alcuni difetti. In primo luogo, si misurano le conoscenze giuridiche, non la capacità di ponderazione, la maturità, la riflessività dei candidati. In secondo luogo, c’è un alto grado di familismo: si pub stimare che poco meno del 20% degli attuali magistrati sia figlio o parente di magistrati. Questo segnala un fenomeno che potrebbe chiamarsi di endogamia, che dovrebbe essere ulteriormente approfondito e valutato».

«Autogoverno»

Infine, Cassese ha le idee chiare su cosa significhi indipendenza della magistratura, ma oggi ravvede invece forme di «autogoverno». E spiega: «Segnalai già questo singolare abuso della parola indipendenza cinquant’anni fa a un convegno di magistrati. Aggiungo altre distorsioni tollerate: perché sono magistrati i funzionari del ministero della giustizia, se questo è parte dell’ordine esecutivo? Perché tanti magistrati fuori ruolo, con compiti diversi da quelli giudicanti? Perché magistrati i funzionari del Csm?».

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