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«Un Mattarella bis? Non sarebbe un vulnus. Ma volendo c’è Bonino»

I possibili pretendenti al Quirinale? Da Casini a Franceschini, passando per Casellati e Pinotti. Ma c'è anche «Bonino, che ricordo è stata eletta nel centrodestra nel '94 e proposta come commissario europeo da Berlusconi»
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Gianfranco Pasquino, professore emerito di Scienza Politica a Bologna, spiega che la rielezione di Mattarella «non creerebbe nessun vulnus, perché la nostra Costituzione ha il pregio di essere “flessibile” e consentire comportamenti innovativi pur dentro le regole».

Professor Pasquino, il segretario del Pd, Enrico Letta, ha chiesto una tregua affinché la politica non parli della corsa al Colle, almeno per un po’. Ci riuscirà?

Vedo grande difficoltà e circospezione da parte di tutti i partiti. Addirittura qualcuno propone il nome di Berlusconi, con una risposta non entusiastica di Salvini e Meloni. Il Pd chiede calma, non si capisce se per non bruciare il nome di Draghi o perché sa che al suo interno ci sono almeno altri tre o quattro pretendenti. Il M5S non ha una posizione precisa. Insomma molti sperano che Mattarella ci ripensi e tolga le castagne dal fuoco ma la sua eventuale rielezione non potrà che essere a termine.

Quale sarà la mossa che potrebbe ribaltare il tavolo e sbloccare la partita?

La variabile vera è che eleggere Draghi significa produrre in potenza una crisi di governo. Il che è tecnicamente vero ma in concreto Draghi potrebbe accettare solo a patto che questa maggioranza continui il lavoro con un presidente del Consiglio scelto da lui. Di conseguenza non condivido questa sorta di concordia nel dire che Draghi al Colle significa crisi di governo e scioglimento del Parlamento.

Chi secondo lei sta lavorando per raggiungere il Quirinale? Si parla molto di Cartabia e Casini, per fare due nomi.

L’unico che si sta muovendo è Casini ma lui si muove per se stesso e certamente non è uno che se dovesse diventare presidente della Repubblica scioglierebbe il Parlamento. Dimostrerebbe anzi che ha a cuore gli interessi del paese e potrebbe far proseguire Draghi e la sua maggioranza.

Ci sono altri nomi nascosti che potrebbero emergere nei prossimi mesi?

Un nome che dovrebbe essere fatto già da ora è quello di Casellati, perché è una donna ed è la seconda carica dello Stato, un ruolo che poi spesso è arrivato alla presidenza della Repubblica. In più avrebbe il pregio di rassicurare lo schieramento di centrodestra. Poi vi sono altri candidati che sono nell’ombra relativa, come Franceschini, perché è buon ministro e rappresenta la cultura, uno dei punti di forza del paese. C’è anche Emma Bonino, che ricordo è stata eletta nel centrodestra a Padova nel ’94 e proposta come commissario europeo da Berlusconi. Anche il Pd ha tanti nomi di donne, a partire da quello di Roberta Pinotti.

A proposito di Bonino, crede che la sua forte popolarità tra i giovani potrebbe costituire una spinta per il Quirinale?

Guardi, nel 1999 facevo parte del comitato, lanciato da Giovanni Negri, che la voleva al Colle. Era un comitato trasversale e i radicali ottennero il 9 per cento dei voti a quelle elezioni europee. Ha una presenza popolare ma anche tra i parlamentari molti la apprezzano. Insomma avrebbe tutte le carte in regola.

Lei ha fatto riferimento l’eventuale rielezione di Mattarella, che sarebbe la seconda dopo quella di Napolitano nel 2013. Un vulnus costituzionale o “Re Giorgio” ha ormai creato un precedente destinato a ripetersi?

Si è creato un precedente e qualcuno di quelli che rivogliono Mattarella diranno che quel precedente ha funzionato. Non si riusciva a eleggere nessuno e la situazione potrebbe ripetersi: Mattarella potrebbe seguire la strada di Napolitano e rimanere uno o due anni per l’attuazione del Pnrr. Non c’è nessun vulnus perché la nostra Costituzione ha il pregio di essere “flessibile” e consentire comportamenti innovativi pur dentro le regole. Costituzionalmente il presidente può essere rieletto, se poi è per soli due anni va bene lo stesso.

Restando sull’attualità, come giudica l’appello firmato da centinaia di professori universitari contro il green pass?

Innanzitutto diciamo che non è vero che c’è tanta opposizione al green pass nelle università. Nel migliore dei casi parliamo dello 0,5 per cento dei docenti. Una minoranza infima. Stanno sfruttando l’occasione per farsi pubblicità e mi auguro che non sia una buona pubblicità. Si stanno presentando come paladini della libertà ma il concetto è sbagliato, perché far credere che Draghi e Speranza vogliano sottomettere gli italiani è ridicolo. E pensare che gli italiani siano disposti a seguire questi professoroni è un atto di arroganza impressionante. Mi duole tuttavia constatare che ci siano professori universitari e insegnanti di scuole di grado inferiori che portano avanti queste idee. Dovrebbero essere loro a dire che la Costituzione prevede tutto quello che il governo sta facendo. La nostra libertà deve essere esercitata, ma nei limiti della libertà degli altri.

Quindi è a favore del green pass. Anche sull’obbligatorietà dei vaccini la pensa allo stesso modo?

Sono dalla parte del green pass e anche dell’obbligatorietà. Alcuni costituzionalisti cercando di distinguersi ma questa idea che chiunque lotti contro lo Stato sia migliore di chi accetta le regole è balorda e ingiustificabile. La rimando agli articoli 1, 14 e 16 della Costituzione dove si dice che la libertà può essere limitata sulla base di esigenze che riguardano l’incolumità personale e la salute. Anche alcuni filosofi dovrebbero prendere esempio da Socrate, il quale rispettava una legge che lo condannava a morte.

Quanto può durare questo atteggiamento di lotta e di governo della Lega?

Può durare all’infinito, nel senso che uscire dal governo adesso non fa nessuna differenza. Sarebbe un atto emblematico, una specie di gestualità teatrale ma di certo non ha i numeri per mettere in difficoltà l’esecutivo. Da un lato lo fa per dimostrare di avere spazi di autonomia e di competizione con Giorgia Meloni; dall’altro tuttavia i suoi ministri votano sempre i provvedimenti. In più i governatori della Lega fanno la stessa politica del governo, quindi Salvini può esibirsi quanto vuole ma alla fine contano i fatti.

Bettini ha detto che questo non è il governo del Pd, ma Letta difende l’esecutivo. A che gioco stanno giocando i dem?

Credo che si dia troppa importanza a Bettini. Non mi pare che la linea di un partito debba darla uno che ha fatto il parlamentare e ha collaborato con Veltroni. Nessun partito si fa dettare la linea da una persona. La linea la dà il segretario che cerca ovviamente di avere la maggior parte del partito con sé. Ma le parole di Bettini mi fanno dubitare della capacità di leadership di Letta. Se da solo non riesce a tenere insieme il partito si faccia aiutare dai capicorrente Guerini, Orlando e Franceschini.

Di certo i problemi interni al Pd sono notevoli.

 

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