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Nessun pericolo no-vax: il “Paese reale” è già in fila per la terza dose

Coronavirus, allo studio un vaccino contro la pandemia
Il racconto farlocco di un’Italia in mano ai “terrapiattisti” si scontra con una realtà fatta di persone che crede nei vaccini. Piena fiducia nella scienza, ma non costruiamo il mostro che non c'è
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Abbassiamo, almeno per un attimo, il rumore di fondo e concentriamoci sui numeri. L’Italia, dato aggiornato al 10 settembre, ha una percentuale di vaccinati con almeno una dose pari al 72% della popolazione. A dire il vero il generale Figliuolo dice l’80%, ma noi preferiamo prendere la stima più bassa. Grosso modo siamo al livello della Francia, appena sotto la Spagna, e sopra la Germania e l’Inghilterra. Il numero di vaccinati con doppia dose è invece pari al 64% della popolazione, ma il delta tra i due dati è formato da persone in attesa della seconda dose. Dunque, non c’è da preoccuparsi.

Cosa ci racconta questo quadro? Ci dice che il famoso Paese reale sta facendo tutto il necessario per salvaguardare la propria e l’altrui salute. E tutto ciò che ne consegue in termini di economia, lavoro, socialità. Non solo: se disaggreghiamo i dati scopriamo che la fascia d’età “più” provax è quella dei giovani che, guarda un po’, non sono quegli scapestrati del rave di Mezzano, ma sono cittadini che si mettono in fila negli hub vaccinali e porgono il braccio senza neanche un fiato. Meglio, i nostri giovani sono entrambe le cose: quelli dei rave ma anche quelli del vaccino. Ed è questo il bello della complessità: spazza via pregiudizi e sciocche semplificazioni. Ma questa è un’altra storia.

Ora riattiviamo l’audio, il rumore di fondo: riecco gli strepiti di Salvini e Meloni contro il green pass e le repliche minacciose di Speranza e Letta. E d’improvviso il paesaggio si trasforma: quello che appariva come un paese immerso nel nuovo millennio e consapevole di dover sconfiggere una pandemia insidiosissima, ora sembra un paese finito nelle mani dei novax (che nella realtà sono meno del 3% della popolazione, il dato più basso d’Europa) ai quali si deve necessariamente contrapporre la mano dura dello Stato autoritario, evocando scenari del tutto improbabili, come la storiella del trattamento sanitario obbligatorio per chi decide di non vaccinarsi. Che facciamo? Gli mandiamo i carabinieri a casa e con la camicia di contenimento gli inoculiamo a forza la doppia dose? Ci pare poco praticabile e decisamente “poco” costituzionale. La verità è che non c’è bisogno né di carabinieri né di obblighi, ma di uno Stato che organizzi con efficienza le strutture vaccinali (e nella gran parte dei casi è stato fatto) e che tratti le persone da cittadini e non da sudditi immersi in una sorta di medioevo della ragione.

Chi governa – e la maggioranza è assai composita – deve capire che si trova di fronte a un paese che ha accettato un lockdown durissimo in attesa di un vaccino considerato come miracolo della scienza (e forse lo è davvero) che ci avrebbe riconsegnato la nostra vita, la nostra libertà. Insomma, al netto delle sparate di Salvini e delle repliche di qualche virologo da passerella – a proposito che diamine ci faceva Burioni sul red carpet di Venezia? – ecco, al netto di tutto questo, rimane un paese di cittadini maturi, consapevoli, ben più di quello che potessimo immaginare. Per questo la boutade dell’obbligo vaccinale è bene che rimanga tale: inquinerebbe ancora di più l’aria aumentando il rumore di fondo.

P.s. Per prevenire eventuali recriminazioni di ferventi provax, tengo a precisare che il sottoscritto e la redazione tutta del Dubbio è vaccinata con doppia dose e crede con fede illuministica nella scienza. Ciò non toglie che la costruzione del nemico non ci piace, soprattutto quando tocca persone che non la pensano come noi.

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