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Montenegro in fiamme per le proteste antiserbe: tensione alle stelle

Montenegro
Negli incidenti si sono registrati decine di feriti e numerosi arresti, con la tensione fra Montenegro e Serbia salita alle stelle.
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Un’ondata di proteste antiserbe, con violenti scontri tra manifestanti e polizia, ha scosso nel fine settimana il Montenegro, dove il nuovo metropolita ortodosso Joanikije si è dovuto recare ieri in elicottero e scortato da agenti armati alla cerimonia di insediamento a Cetinje, cittadina storica e antica capitale reale nel sud del Paese, assediata dai dimostranti e isolata da barricate e blocchi stradali. Negli incidenti si sono registrati decine di feriti e numerosi arresti, con la tensione fra Montenegro e Serbia salita alle stelle.

Proteste in Montenegro: la scintilla

A scatenare le proteste di piazza la decisione della Chiesa ortodossa serba, appoggiata dalla dirigenza di Belgrado, di tenere la cerimonia di intronizzazione del metropolita nel monastero di Cetinje, che è sede della Chiesa ortodossa serba in Montenegro, ma che buona parte della popolazione montenegrina considera un luogo simbolo della sovranità e indipendenza del Paese. Attualmente Cetinje ospita la residenza ufficiale della presidenza della Repubblica montenegrina, e il capo di Stato in carica Milo Djukanovic, ritenuto da più parti l’ispiratore delle ultime proteste, da tempo è in rotta di collisione con la dirigenza di Belgrado accusata di portare avanti una politica egemonica e espansionistica, sul modello della ‘Grande Serbià all’origine dei sanguinosi conflitti armati che negli anni Novanta portarono alla dissoluzione della vecchia Jugoslavia.

Ecco da quando è indipendente il Montenegro

Il Montenegro, indipendente dal 2006 quando con un referendum si separò da un’Unione con la Serbia, non ha una propria Chiesa autonoma e dipende in campo religioso dalla Chiesa ortodossa serba, rappresentata da un metropolita eletto dal Sinodo di Belgrado, sede del patriarcato serbo. Esiste in realtà in Montenegro una Chiesa ortodossa locale che è però estremamente minoritaria e non è riconosciuta dalle gerarchie ortodosse. Per questo la Chiesa ortodossa serba è molto popolare e largamente dominante in Montenegro, dove circa il 30% della popolazione (appena 620 mila abitanti) è di etnia serba.

Negli ultimi tempi il presidente Djukanovic, il cui partito Dps ha perso le elezioni di un anno fa dopo un trentennio di potere ininterrotto, ha accentuato gli attacchi alla dirigenza serba e in particolare al presidente Aleksandar Vucic, definendo la Chiesa ortodossa serba uno strumento di occupazione nelle mani di Belgrado. Accuse estese al nuovo governo di Podgorica guidato dal premier Zdravko Krivokapic, le cui posizioni sono molto più concilianti e moderate nei confronti di Belgrado e della Chiesa serba.

Cerimonia breve

Sin da l’altro ieri sera i manifestanti nazionalisti antiserbi avevano bloccato con barricate di ruspe e pneumatici tutte le strade di accesso a Cetinje, e in tanti hanno passato la notte coi fuochi a presidio delle loro postazioni. Nelle prime ore di stamane i primi scontri con la polizia in assetto antisommossa, che ha fatto largo uso di gas lacrimogeni e manganelli. È stato così deciso di far arrivare da Podgorica in elicottero il metropolita Joanikije, accompagnato dal patriarca serbo Porfirije. Entrambi hanno raggiunto il monastero scortati da uomini armati dei servizi di sicurezza montenegrini. E la cerimonia di intronizzazione, non più solenne come si prevedeva ma in un’atmosfera di assedio e alta tensione, è stata molto breve, alla presenza di pochi fedeli e del personale del monastero.

Al termine i due alti prelati sono tornati in elicottero a Podgorica, nella cui cattedrale ortodossa si era tenuta una cerimonia parallela, presenti tutti i dignitari religiosi e gli ospiti ufficiali impossibilitati a raggiungere Cetinje. Un fine settimana, quello del Montenegro, che ha certamente segnato una radicalizzazione dello scontro con la Serbia, ma anche un acuirsi preoccupante della contrapposizione interna fra governo e presidenza a Podgorica. (Franco Quintano – ANSA)

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