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Lupacchini: «Gratteri sbaglia: il Maxi processo non sarebbe morto con la riforma Cartabia»

Lo sfogo dell’ex procuratore generale di Catanzaro Otello Lupacchini contro il procuratore di Catanzaro che cita Falcone e Borsellino per polemizzare con la riforma penale: «Gratteri ignora la storia se paragona il Maxi processo al suo Rinascita Scott»
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Trasferito d’ufficio in via d’urgenza e poi finito sotto processo per un’intervista in cui, secondo l’accusa, denigrò il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri all’indomani dell’operazione “Rinascita Scott”, l’ex procuratore generale di Catanzaro Otello Lupacchini scrive nella notte sul proprio profilo facebook: «Nicola Gratteri, ancora una volta l’altro giorno, ha tuonato che Borsellino e Falcone, se fossero ancora vivi, farebbero il diavolo a quattro contro la riforma Cartabia (o quel poco che ne resta). Perché, se la Cartabia fosse stata guardasigilli, quando loro facevano il maxiprocesso alla mafia, negli anni 80, il maxiprocesso sarebbe morto per via dell’improcedibilità. Nulla di più falso: il processo di appello, a Palermo, durò meno di tre anni. Oltretutto per molti dei reati allora contestati sono previste ampie proroghe e per tutti gli altri c’è la non prescrittibilità».

Il post, pubblicato quando era ancora buio pesto, intorno alle 3 o poco prima, prosegue: «Certamente il procuratore capo di Catanzaro, ignora la storia del maxi processo istruito dai due grandi magistrati, altrimenti non gli sarebbe mai venuto in mente, per rispetto di se stesso, di paragonare il suo “Rinascita Scott” con quella grandiosa impresa giudiziaria, clamorosa in ogni caso sul piano dei risultati – aggiunge Lupacchini – il maxi processo di Falcone e Borsellino, e del giudice Giordano, diede un colpo micidiale a Cosa nostra, la quale reagì con atroci colpi di coda, ma non è riuscita mai a riprendere la sua forza, il suo ruolo, e ora parrebbe ridotta a poca cosa».

«La storia della ’ndrangheta è un pò diversa. Gratteri strombazza di conoscere meglio di chiunque altro la storia della ’Ndrangheta – scrive il magistrato – È dal 1986, continua ad affermare Gratteri, e lo ha fatto anche l’altro giorno, che si impegna usque ad sanguinem per conseguire l’obiettivo di sgominarla. Ma se nel 1986 la ’Ndrangheta era una tanto efferata quanto modesta organizzazione criminale, oggi parrebbe invece, a sentire lo stesso Gratteri, la più potente organizzazione malavitosa del mondo. Direi che non vada proprio benissimo, se non sul piano della promozione editoriale, la lotta ingaggiata da Gratteri, se il risultato è l’inarrestabile, oserei dire pressoché incessante, rafforzamento inarginato della ’Ndrangheta stessa».

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